giovedì 15 luglio 2010

Intervista a DEVIS BELLUCCI

Ciao Devis, benvenuto nel mio blog e grazie per la tua disponibilità.


Grazie a te per l’ospitalità.                                           

Con il tuo libro “L’inverno nell’alveare” edito da A&B sei alla tua seconda pubblicazione. Ti va di parlarci di questo libro? E del modo originale che hai scelto per promuoverlo?

Si tratta di una favola piena di spunti di riflessione, pensata per adulti e ragazzi, dedicata al valore del dialogo fra diversi e dell’insegnamento. Il genere ricorda il celeberrimo “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Sepulveda. Il romanzo racconta la lotta contro il tempo di una giovane ape, di professione esploratrice, che scopre di non poter superare l’inverno, come tutte le api della sua specie. Incapace di arrendersi ad un simile destino, prospettatole come un dogma, si butta in una disperata quanto comica ricerca volta a comprendere quale sia la natura dell’inverno e come costruire una casa nuova, che l’inverno non porti via. Da questo punto di vista, è emblematico l’incontro con la cavalletta, che la mette in guardia nei confronti dell’inverno “dentro”, dell’inverno del cuore, ben più temibile di quello del mondo, che ha sempre una sua primavera.



Per far conoscere “L’inverno dell’alveare” ho iniziato a girare l’Italia come uomo sandwich. Davanti mi porto la copertina e dietro la quarta, prezzo incluso. Lo scopo? Non l’hanno fatto in molti, quindi voglio essere del gruppo. Voglio tirarci fuori un percorso fotografico. Voglio attraversare gli orizzonti del mio paese con una storia sulle spalle. Questo rispecchia l’essenza del libro: il viaggio e la scoperta al di là del sentire comune, quello dell’alveare. E poi la favola, la poesia. Attraverso come Uomo Sandwich i luoghi deserti, secondo un percorso scelto ad hoc: le stradine di campagna, le valli, le spiagge, dalla Francia alla Slovenia sino al Sud. Non mi interessa che la gente mi veda e non mi interessa che sul momento mi noti. Mi interessano solo le fotografie, un po’ come il nano del “Fantastico mondo di Amelie”. Nelle piazze delle città, dove cammina la gente, mi svesto del cartone e appoggio il sandwich a terra. Sistemo sul cartone una candela accesa mentre la gente passa, con lo sfondo di Roma, Firenze, Torino, Siena, Napoli… Qui, tra la gente che scorre e non ti guarda, la voce dello scrittore è leggera, sottile e inutile come una candela accesa di giorno.

Cosa ti ho spinto a girovagare travestito da sandwich per promuovere il tuo libro? Cosa ne hai tratto fino ad ora?

Io ho il viaggio nelle vene. Non farei altro. E poi adoro la gente. In questo modo attraverso il mio paese e incontro lo spettacolo delle persone. Ho tantissimi ricordi, molti dei quali comici. Per esempio, quello che è successo a Piazza Navona a Roma. Mentre fotografavo il sandwich disteso a terra con sopra la candela accesa, è passata una signora che ha borbottato, sdegnata: «Con tante cose bbeelle da vede’ sta a fa’ ‘na foto a ‘na candela!».

Conti di realizzare qualcosa, per esempio un libro o reportage, su questa tua esperienza?

Ne realizzerò un book fotografico. Eventualmente ci salta fuori un libro. In ogni modo, tutte le foto sono visibili e scaricabili su Facebook. Basta cercare “Uomo sandwich”. Un estratto è anche sul mio sito http://www.devisbellucci.it/.



La scrittura per te rappresenta…?

Un fatto inevitabile fin da quando ero bambino.

Da lettore, quale è il libro che ti porti nel cuore e perché?

Per me gli autori sono veri e propri incontri. Con alcuni diventiamo amici, con altri litigo. Ho alcuni testi che mi porto nel cuore, te li elenco in ordine sparso: “Memorie di Adriano” della Yourcenar, tutti i libri di Mutis, Amado, Marquez e Bukowski, “I Malavoglia” di Verga (l’ho letto almeno 10 volte), “Furore” di Steinbeck, “Chiedi alla polvere” di Fante. Poi, naturalmente, il “Piccolo Principe”. Devis, uomo di 33 anni, cosa fa
quando non si occupa dei suoi libri?


Devis, uomo di 33 anni, cosa fa quando non si occupa dei suoi libri?

Troppe cose. Leggo, curo l’altra faccia del mio parlare, cioè la fotografia, leggo ancora… E poi lavoro, ovviamente. Lavoro nel campo della ricerca sui biomateriali all’Università di Modena e Reggio Emilia.
 In pratica, nella vita sono un noioso scienziato. Infine, viaggio il più possibile.

Hai qualche progetto per il futuro di cui ti va di parlarci?

Sto scrivendo un altro libro proprio in questi giorni. Andrò a terminarlo in Sud America dove rimarrò un mese e mezzo. Speriamo che venga bene. Vorrei tanto scrivere un testo per il teatro, ma per ora non l’idea giusta. Infine, presto curerò la mia prima mostra fotografica.

Ti saluti e ti ringrazio molto per aver risposto alle mie domande. Vuoi aggiungere qualcosa?

Vi lascio con la dedica del libro: “A tutti quelli che disubbidiscono con saggezza per essere dei bravi esploratori”. Auguro a tutti di esplorare sempre, in ogni direzione

1 commento:

  1. Sarebbe molto bello poter far parte di un personaggio da elencare tra gli unici . Certamente ,una persona così vive in una galassia di gente senza tempo . Sicuramente davanti a lui non ci sono né partenze né traguardi .
    La sua vita sarà sempre in cammino ,come la sua mente che non conosce ostacoli . Sa vivere più di aria che di denaro ."-Pecunia si utis scis ancilla est si nescis domina-" -

    RispondiElimina

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