sabato 16 ottobre 2010

INTERVISTA allo scrittore Franco FORTE

Ciao Franco è un piacere poterti ospitare nel mio blog. Benvenuto e grazie per la tua disponibilità.
Grazie a te per ospitalità sul tuo bel blog.

Sei  giornalista,  direttore di Writers Magazine Italia, sceneggiatore e traduttore, oltre che scrittore di successo. Cosa rappresenta e quanto è importante per te la scrittura? E quando hai capito che scrivere sarebbe stata la tua professione?
 La scrittura (insieme alla lettura) è tutto, per me, fin da quando ero bambino. Non si tratta solo dell’esigenza di comunicare con il mondo che mi circonda, ma anche di dare sfogo all’universo multiforme di immagini, emozioni e pensieri che si agita dentro di me ogni volta che leggo un libro, che vedo un film o una serie TV. Il mio cervello è una continua fucina di idee, e si interroga senza sosta per capire se una tale storia avrebbe potuto essere scritta in un certo modo piuttosto che in un altro, se una tale scenda di un film poteva essere scritta per trasmettere emozioni diverse e così via. Una continua “critica” (a fini positivi e propedeutici per il sottoscritto) a quello che producono gli altri, che mi porta a esprimermi in autonomia, per dare vita a quello che penso non ci sia e che avrei voluto leggere o guardare al cinema o alla TV.
Tutto questo è diventato una professione quando ho capito che il lavoro per cui avevo studiato (l’ingegnere) e per cui avevo iniziato una carriera ad alto livello, non era in grado di darmi le soddisfazioni che desideravo. Così ho piantato tutto, un lavoro come direttore tecnico di una grande azienda, un lauto stipendio, una segretaria al mio servizio, la macchina aziendale e tutte queste belle cose (fin troppe per un ragazzo di 28 anni) e mi sono messo a fare il giornalista freelance per vari quotidiani locali, a 12mila lire lorde al pezzo. Mio padre è sopravvissuto a stento al colpo, ma per fortuna è una persona in gamba e presto ha capito che non sarei durato molto con giacca e cravatta, e adesso si gode la soddisfazione di vedere realizzato il sogno suo figlio: non per niente è il mio primo e più severo lettore.


Il tuo primo romanzo Gli eretici di Zlatos  è uscito nel 1990. Che ricordo hai di questo tuo esordio?
 Bellissimo, ovviamente. Ero proprio in quel travagliato periodo che ho descritto sopra (io sono nato nel 1962), e mi ha dato l’energia (e la consapevolezza delle mie capacità) sufficiente per andare avanti e non pentirmi mai di avere abbandonato la “via tradizionale” del lavoro sicuro a tempo indeterminato per tuffarmi nella giostra dei giornalisti freelance, sempre a caccia di qualcuno disposto a pubblicarti.
Quando, ancora adesso, prendo quel libro dallo scaffale, assaporo le emozioni di quei giorni, e la sensazione di meraviglia e di completezza che quel modesto romanzo di fantascienza mi ha dato. Da lì è partito tutto, e adesso sorrido all’idea che il proprietario dell’Editrice Nord di allora, il primo che mi ha dato fiducia e spronato verso il mondo della scrittura narrativa, è quello stesso Gianfranco Viviani con cui adesso condivido la casa editrice Delos Books, di cui entrambi siamo soci e direttori di collana.
A quanto pare, il destino ha sempre un suo disegno nel cassetto, pronto a essere estratto per ciascuno di noi.   

Carthago, Operazione Copernico, La compagnia della Morte sono solo alcuni dei titoli pubblicati con Mondadori. Qual è il genere che preferisci scrivere e quale leggere? Perché?
 Io leggo di tutto, come credo che dovrebbe fare chiunque aspiri a scrivere. Leggo per lavoro e per diletto, e ormai fatico a distinguere le due cose, però non mi fermo mai, perché altrimenti crollerebbe parte di quell’universo di immagini e emozioni che solletica sempre la mia fantasia e la mia voglia di esprimermi.
Per ciò che riguarda invece la scrittura, negli anni ho seguito diversi percorsi, partendo con la fantascienza e compiendo escursioni nel thriller, nel giallo e nella spy story, oltre che nel romanzo storico. Ma ho anche scritto romance, per un certo tempo, soprattutto racconti e romanzi brevi sulle riviste femminili, con lo pseudonimo di Claretta Bellisari. Adesso mi sto creando un’identità forte e ampiamente riconosciuta dal pubblico come scrittore di romanzi storici, e questa strada mi affascina molto, perché riunisce un po’ tutte le caratteristiche della narrativa che ho scritto in passato: c’è la meraviglia e il sense of wonder della letteratura fantastica, e c’è il pathos e la tensione del miglior thriller, così come ci sono le emozioni e le passioni del romance o del mainstream.
Poi coltivo una passione personale per la spy story, che si esprime con la serie di Stal per Segretissimo di Mondadori, un personaggio molto particolare, che mi ha permesso di venderne i diritti di sfruttamento cinematografico a uno dei più grandi produttori hollywoodiani, Dino De Laurentiis. A gennaio uscirà il secondo libro della serie, “L’ombra dei ghiacci”.

Di prossima uscita il tuo nuovo romanzo I bastioni del coraggio edito sempre da Mondadori. C’è una sfumatura nuova però… Ti va di parlarci un po’ di questo tuo nuovo libro?
E’ un romanzo storico ambientato nella Milano del 1500, all’epoca di Carlo Borromeo e della dominazione spagnola. Quello che descrivo è un mondo pieno di miseria e di difficoltà, in cui la lotta per la sopravvivenza, contro la peste, le malattie, la carestia e i soprusi dei potenti, era all’ordine del giorno. In questo contesto si muovono i miei personaggi, con una storia ad ampio respiro di cui questo è solo il primo capitolo, visto che “I bastioni del coraggio” è il primo romanzo di una trilogia. Quando mi chiedono di definirlo al meglio possibile, mi viene da dire che si tratta di una sorta di “I pilastri della terra” ambientato nella Milano del 1500, con un occhio però molto più attento ai particolari della vita di tutti i giorni dell’epoca, e soprattutto ai sentimenti dei personaggi, che si inseguono in un coro di passioni, odi, amori e relazioni primordiali che rappresentano ciò che di più bello e di più brutto insieme possono esprimere gli esseri umani.
In questo romanzo, l’esperienza nel romance di Claretta Bellisari si è dimostrata molto importante, perché mi ha permesso di ideare due grandi, drammatiche ma straordinarie storie d’amore, che percorrono il romanzo in tutto il suo percorso, e che sono convinto potranno appassionare moltissimo il pubblico femminile, che di solito rifugge dai romanzi storici pensando che ci siano solo guerrieri, battaglie e personaggi concettualmente maschili.
Nei “Bastioni del coraggio” non è così, e io spero che le donne possano apprezzare questa vena romantica (ma anche problematica, difficile, sofferta) che imbeve tutto il romanzo, e che porterà a sviluppi emozionanti e imprevedibili.

Chi è Franco Forte nella vita di tutti i giorni?
Il marito di una splendida moglie, di cui è pazzamente innamorato, il padre di due bellissimi bambini di 9 e 11 anni, e un professionista della scrittura che si destreggia fra romanzi, sceneggiature, articoli giornalistici, la direzione di diverse riviste e la conduzione di una casa editrice. Gli impegni certo non gli mancano…

A quale dei tuoi libri ti senti più legato e perché? Qual è il primo libro che hai letto?
 Io mi sento legato in modo diverso ma sempre paritetico con tutti i libri che ho scritto, dal primo all’ultimo. Sarebbe come chiedermi a quale dei miei figli mi sento più legato.
Per ciò che riguarda il primo libro che ho letto, credo sia stato “20.000 leghe sotto i mari”, ma non ci giurerei.

Ti ringrazio molto e ti saluto. Vuoi aggiungere qualcosa?
Un ringraziamento a te e a tutte le lettrici del tuo blog. Nella speranza che qualcuna avrà il desiderio e la curiosità di leggere “I bastioni del coraggio” e farmi sapere che cosa ne pensa. Ritengo fondamentale, infatti, il parere femminile su qualsiasi libro che scrivo.

Per seguire l'autore attraverso il suo sito CLIKKA QUI

Tra breve partirà anche il giveaway legato al libro "I bastioni del coraggio "di prossima uscita! 


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