venerdì 30 luglio 2010

Intervista a ELISABETTA BRICCA scrittrice di Harlequin Mondadori

Ciao Elisabetta, benvenuta nel mio blog e grazie per la tua disponibilità.

Ciao Irene. Grazie a te per avermi dato l’opportunità di parlare un po’ del mio “lavoro”.

Chi è Elisabetta Bricca quando non scrive?


E’ una mamma e una moglie felice, una persona disordinata, una cuoca che ama sperimentare, un’animalista e una viaggiatrice molto disorganizzata.

Quando è nata questa tua passione per la scrittura e cosa rappresenta per te?


La scrittura rappresenta Me, la mia essenza più profonda. Non riesco a immaginare un giorno senza scrivere, è il mio modo di esprimermi. Non c’è un momento in cui posso ricordare che sia nata la passione per la scrittura… direi che mi ha sempre accompagnata.


Che consiglio daresti a chi sta cercando una casa editrice e qual è stata la tua esperienza a riguardo?

Di selezionare quella a cui mandare il manoscritto sulla base della storia che si è scritta. E’ inutile proporre un giallo a chi pubblica romance e viceversa. Di evitare le case editrici che cercano un contributo e , se possibile, l’autopubblicazione. La mia esperienza a riguardo non credo possa fare testo: ho scritto il manoscritto, l’ho mandato ed è piaciuto; ma… e c’è un ma, la gavetta è iniziata dopo in fase di editing. Ho lavorato, lavorato, lavorato.


Tu scrivi niente di meno che per Harlequin Mondadori. Il tuo primo libro “Sangue Ribelle” è stato un successo. Ce ne parli?

Sangue Ribelle è stato il primo amore. Sono legatissima a questo libro che, però, ho scritto da “debuttante”, pur con tanto, tantissimo lavoro dietro. Si svolge nel XVII secolo, tra la Francia, l’Irlanda e l’Inghilterre ed è la storia di Shane O’Neill, l’ultimo capoclan degli O’Neill, e di Satine de Roumier, una baronessa francese. E’ in parte ambientato anche a Versaille, alla corte del Re Sole, una location di cui ho amato scrivere.



Altre scrittrici che ho intervistato mi hanno parlato con molto entusiasmo di un tuo progetto: Officina Italiana Romance. Di cosa si tratta? Ce ne parli?

Officina è un progetto che mi sta particolarmente a cuore, la percepisco come una grande famiglia creativa, in continuo divenire. In sostanza, si tratta di una Factory in cui le autrici, pubblicate e non, possono mettersi in discussione attraverso il confronto e l’esperienza. A tale proposito, noi di Officina stiamo organizzando un workshop di scrittura creativa romance il 30 e 31 ottobre a Roma. Le docenti saranno tutte d’eccezione: Mariangela Camocardi, Theresa Melville, Carla Maria Russo e Sylvia Z.Sumemrs, solo per citarne alcune. Dall’America avremo come ospiti dive del romance come Mary Jo Putney, Jo Beverley e Deanna Raybourn candidata, quest’anno, per il RITA.

Tra breve, il 1 agosto sarà disponibile in edicola il tuo tanto atteso secondo libro : “D’amore e di ventura”. Altro romanzo storico, dove Cesare è però un antieroe. Bello e dannato? Ce ne parli?

Be’, Cesare è uno che ha proprio il dente avvelenato, ma d’altronde ho sempre amato i “cattivi ragazzi”.

La storia è ambientata nel 1438 in Italia e, in particolar modo, a Venezia, e narra della lenta risalita dalle tenebre verso la luce di un capitano di ventura, Cesare Mocenigo per l’appunto, grazie al candore e all’amore di una giovane donna, Viola Ripamonti Sforza. Le avventure non mancheranno e, ti assicuro, nemmeno la passione.

Da lettrice quale il libro che ti porti nel cuore e perché?

Nessun dove e American Gods di Neil Gaiman e Jane Eyre di Emily Bronte. Spiegare il perché non è semplice: io sono un tipo che avverte le sensazioni a “pelle”, un libro deve prendermi il cuore, prima che la testa.

Stai già scrivendo qualcosa, quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ho tanti progetti, di cui, forse, è prematuro parlare. Posso dirti che quello a cui sto lavorando ora è ambietanto nel 1862 in Irlanda, durante la Grande Carestia, ed ha come protagonisti un marchese socialista che si batte per i diritti degli irlandesi e una giovane maestra dal carattere fiero, iscritta alla Fratellanza Feniana, tutto questo in un clima di forte tensione politica e sociale, all’alba della nascita dello Sìnn Fein. Il romanzo a seguire sarà un historical crime di epoca vittoriana.

Io ti saluto e ti ringrazio tanto per la tua disponibilità. Vuoi aggiungere qualcosa?

Grazie a te Irene, è stato un vero piacere. Vorrei mandare un bacio a te e a tutte le ragazze che mi sostengono e mi seguono con passione e affetto. Grazie davvero di cuore a tutte!

Link:
Sito Ufficiale Elisabetta Bricca
 
Book trailer D'AMORE E DI VENTURA

giovedì 29 luglio 2010

Intervista a LAURA GAY

Ciao Laura e benvenuta nel mio blog, ti ringrazio per la tua disponibilità.


Ciao Irene, sono io a ringraziarti per avermi ospitata.

Raccontaci, chi è Laura Gay?

Non è facile descrivermi in poche parole. Ho 40 anni, vivo a Genova e sono impiegata in un’agenzia marittima. Sono felicemente sposata da circa tre anni ed ho una grandissima passione per la scrittura.
Caratterialmente sono un po’ timida, ma sincera (anche troppo) e molto sensibile.
Amo le storie romantiche e, per questo, nei miei romanzi parlo sempre d’amore.
Mi piacciono moltissimo gli animali, soprattutto i gatti.

“La rosa di Parigi" e-book (Arpanet, 2009) , libro da te scritto e pubblicato in versione e-book. Cosa pensi del nuovo fenomeno, e book appunto, per diffondere i libri?

Penso che sia un modo nuovo di intendere la letteratura. Gli e-book sono meno costosi dei libri, non occupano spazio (solo un po’ di memoria sul pc) e si possono portare ovunque.
Prima o poi si diffonderanno anche in Italia, ci sono già alcune case editrici che progettano di diffondere alcune loro opere in formato e-book.


Hai scritto "Un amore mai dimenticato" insieme alla scrittrice Cristina Contilli. Come è stato scrivere a quattro mani ? Parlaci di questa tua esperienza.

E’ stata un’esperienza entusiasmante, anche perché ammiro molto Cristina e sono legata a lei da una sincera amicizia. L’idea è nata da alcune lettere di Silvio Pellico di cui lei è venuta a conoscenza, tramite una sua accurata documentazione storica. Ne rimasi affascinata e pensai che fossero l’ideale per un racconto d’amore. Decisi pertanto di scriverne uno in forma epistolare, immedesimandomi in Pellico e ripercorrendo con la fantasia le tappe di un suo amore giovanile che riuscì a coronare nell’età matura. Un amore senza tempo, durato tutta una vita.
A Cristina le lettere piacquero e così mi propose di farne un romanzo a quattro mani.
Ma il lavoro più arduo l’ha fatto lei perché si è documentata scrupolosamente sulla vita di Pellico ed ha recuperato anche parecchie immagini con cui abbiamo arricchito il libro.

Hai un genere letterario che preferisci e perché?
Prediligo il romanzo storico perché sono sempre stata affascinata dalla storia e dall’antichità.

Tra i libri da te scritti ci sono: “ Edmond e Charlotte. Le scelte dell'amore" (Enrico Folci Editore, 2008), "La figlia del re di Francia" (0111 Edizioni, 2010) e "Un amore mai dimenticato" che possono essere definiti romanzi storici. Ci parli di questi libri e di cosa ti ha portata a scrivere questo genere di romanzi?

A portarmi a scrivere questi romanzi è stato, come dicevo prima, il mio sviscerato amore per la storia e per le vicende sentimentali perché, in ciascuno di essi, si parla d’amore prima di tutto. Amore in tutte le sue forme più svariate, da quello romantico, a quello più passionale, da quello giovanile, a quello più maturo e responsabile.

Da lettrice quale libro è quello che ti porti nel cuore e perché?


Oddio, ce ne sono tanti. Fra i classici, uno dei più amati è senz’altro “Cime tempestose” di Emily Bronte. Fra i contemporanei invece citerei senz’altro “La straniera” di Diana Gabaldon e “Il cavaliere d’inverno” di Paullina Simmons. Si tratta di romanzi che mi hanno fatta sognare e da cui non riuscivo letteralmente a staccarmi, tanta era la voglia di andare a vedere come finivano. Aggiungerei anche “Venti lontani” di Rebecca Ryman, un libro che lessi parecchi anni fa ma che ricordo piacevolmente ancora oggi.

Hai pubblicato con diversi editori. Cosa pensi dell’editoria italiana? Le tue esperienze come sono state?


Piuttosto deludenti, se posso essere sincera. Ho notato nella piccola e media editoria la tendenza a non essere completamente onesti e l’autore rischia sempre di incorrere in qualche fregatura. Usualmente, si pensa che solo le case editrici a pagamento riservino brutte sorprese, ma non è così. Gli inganni si annidano ovunque, purtroppo. Certo, non dico che non esistano in Italia editori seri. Ma in un paese dove ci sono più case editrici che farmacie e la maggior parte sono disoneste, non è facile riuscire a trovare proprio quella che ha voglia di fare e promuovere un autore agli esordi.
Comunque non dispero. Penso che in questo campo si debba insistere e migliorarsi continuamente. Se ci si impegna, prima o poi la meta verrà raggiunta.

Prigioniera del Tempo (Boopen,2010) altro libro e altro genere. Ce ne parli?

Si tratta di un time – travel, un genere che negli States sta prendendo campo e si sta diffondendo anche da noi. In pratica, si tratta di una via di mezzo fra il fantasy e lo storico.
In questo mio romanzo immagino il viaggio nel tempo di una ragazza dei nostri giorni che si ritrova catapultata nella Roma dei Borgia dove vive infinite avventure e amori travolgenti, nel tentativo di fare ritorno nella sua epoca. Devo dire che questo romanzo mi sta dando numerose soddisfazioni perché è stato accolto molto bene dai lettori.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Ho appena terminato di scrivere il sequel di “Prigioniera del tempo” che si intitolerà “Ovunque sarai”. Ora è in revisione e penso di pubblicarlo entro la fine dell’anno.
Ho iniziato anche la stesura di un nuovo romanzo, un romance storico, ma non aggiungo altro per scaramanzia!

Ti ringrazio molto e ti saluto. Vuoi aggiungere qualcosa?


Solo un invito a chi non ha ancora letto i miei romanzi a farlo, non ve ne pentirete! Ti ringrazio e ti saluto, Irene. E’ stata una piacevole chiacchierata.













martedì 27 luglio 2010

Intervista a : TERESA DI GAETANO

Benvenuta nel mio blog Teresa, ti ringrazio per la tua disponibilità.

Grazie a te che mi ospiti nel tuo meraviglioso blog!

Chi è Teresa Di Gaetano? Ti racconti un po’?

Bè… la mia passione per la scrittura è nata quasi con me. Infatti, già fin da piccola ho manifestato la propensione per la scrittura. Merito della mia grande immaginazione alimentata da un ambiente costituito dalla lettura dei grandi classici per ragazzi. Oltre ad amare leggere e scrivere, ho tante altre passioni. Amo la moda. Nel senso che mi sarebbe piaciuto fare la modella o la stilista. Purtroppo, non sono portata per il disegno, ma se lo fossi stata mi sarei cimentata in questo campo. Da bambina, infatti, staccavo le pagine dei modelli di vestiti dalle riviste di moda, quelli che mi piacevano ovviamente, e li raccoglievo in un raccoglitore. Così li riguardavo poi con calma e sognavo di indossarli o di disegnarli. Amo anche ascoltare la musica, mi rilassa oltre che molto spesso accompagna la mia immaginazione. Non sono una grande sportiva, però amo gli sport. In particolare il pattinaggio sul ghiaccio. E un giorno mi piacerebbe andare in Giappone, dato che mi affascina moltissimo! Infine, cinque anni fa ho maturato una grandissima passione per la fotografia. Non per non essere modesta, ma ho realizzato delle bellissime fotografie. Amo la natura, quindi fotografarla. I colori, le emozioni che regala sono di indiscutibile bellezza!

Già nel 2003 esce una tua pubblicazione "Bubble, Bubble! Dodici racconti" insignita da vari riconoscimenti ai premi letterari. Poi è la volta di una nuova raccolta "Conchiglia e altri racconti" edito dalla Casa Editrice Montedit. Ce ne parli?

In realtà queste due raccolte sono nate per caso. Nel senso che non le avevo programmate. La prima (Bubble, Bubble!) è nata dall’unione di racconti annotati sui quadernetti. Il mio “lavoro” è stato semplicemente di ampliarli, dove dovevano essere allungati, o di completarli, dove dovevano essere completati. Quindi, sono il frutto di una meditazione. La seconda raccolta “Conchiglia” è nata perché avevo partecipato a vari premi letterari e, quindi, avevo in mano questi racconti. Ho deciso di fare questa breve (anzi brevissima raccolta) per unirli. Ma… ho un po’ abbandonato il genere racconto. Prediligo di gran lunga i romanzi. Oggi come oggi, infatti, non mi cimento più su questo genere. In particolar modo con il tempo preferisco il genere fantasy o raccontare le storie d’amore, quindi i romanzi rosa. Nei primi (i fantasy) spazio con l’immaginazione, nelle seconde (le storie d’amore) è motivo per me di indagine dei sentimenti. Ma non voglio precludermi alcun altra possibilità. Infatti, ho nel cassetto un manoscritto di un romanzo storico.

La stessa casa editrice Montedit pubblica il tuo romanzo d’esordio “La bambola di vetro”. Una buona chiave di lettura per il tuo romanzo fantasy è una frase dello scrittore Karel Van Loon: non sappiamo niente della persona che amiamo, ma tendiamo a ricordare le storie passate come le migliori della nostra vita. Di cosa parla quindi il tuo romanzo? Racconta.

“La bambola di vetro” in realtà avevo iniziato a scriverla molti anni prima dei libri di racconti. Credo già nel 1996. Mi ispirò la lettura che avevo fatto negli anni Ottanta de “Il fantasma di Canterville” di Oscar Wilde. La storia è una scusa per porre sulla carta alcune riflessioni che avevo in mente. Quindi, è un po’ filosofico volendo trovare un termine a queste mi riflessioni. Ma sempre facendo riferimento ai sentimenti. Per me, nella scrittura, sono davvero molto importanti. Porre liricamente l’io del personaggio, quindi scrivere, descrivere i suoi sentimenti è di grande importanza. E’ un romanzo delle sconfitte. Alla fine non c’è alcun vincitore, ma solo vinti. Il mio desiderio era appunto cercare di raccontare della situazioni estreme, tenendo fisso lo sguardo sul dolore che ogni individuo ha. Così troviamo personaggi come Reinhold Kyd. Un ragazzo che sogna di vivere avventure. E’ un personaggio decisamente debole. E lo rimarrà fino alla fine. A lui ho contrapposto il personaggio forte della modella Latakìa Berard. Anche Latakìa soffre perché ha perso il suo amato fidanzato Alexander, ma lei è forte perché disincantata. C’è il vecchio Thomas Seward, impensabile figura negativa a cui ho voluto regalare una sfumatura di bontà. Per solo un istante tituba. Ecco… ho creato una galleria di personaggi diversi, accomunati però dal dolore, dalla sofferenza.

Sei una giornalista e una scrittrice. Che consiglio daresti ai giovani che volessero intraprendere il tuo stesso mestiere?

Leggere e scrivere tantissimo. Un buon scrittore è soprattutto un buon lettore. Non si può pensare che è possibile affrontare un testo senza che abbiamo preso insegnamento da chi ci ha preceduto. E scrivere. Scrivere sempre e di qualunque cosa. L’importante è esercitarsi senza stancarsi.

Da lettrice che libro porti nel tuo cuore e perché?

Ne porto tanti nel cuore. La scelta è davvero molto difficile. Ogni libro regala un’emozione che non permette di escluderlo dalla mia preferenza. Un libro che ricordo con piacere (poco conosciuto) è “La bambola” di Boleslaw Prus. Un romanzo storico. Mi è davvero piaciuto perché è originale. Il titolo prende spunto da un singolare processo che si svolge per il furto di una bambola dal negozio di chincagliere del protagonista (Wokulski). E’ un libro che andrebbe davvero scoperto!

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sto cercando un editore per il mio primo libro della saga fantasy (La sabbia delle streghe – La leggenda di Primrose). Spero di trovarlo presto! E poi completare il secondo volume (La sabbia delle streghe – Alla ricerca dei ricordi). La saga si dovrebbe dividere in cinque libri, quindi spero di scriverli tutti. Però non escludo che possa aggiungerne altri o toglierne. Dipende dall’ispirazione. Provo affezione per questi personaggi e vorrei sempre poter parlare di loro. Quindi, non mettere mai punto in questa straordinaria storia.

Ti saluto e ringrazio ancora. Vuoi aggiungere qualcosa?

Oh! Sì… siccome amo moltissimo scrivere, seguite la mia avventura di scrittrice nel mio blog. Ecco l’indirizzo: http://teresadigaetano.wordpress.com/
Vi aspetto!

lunedì 26 luglio 2010

Intervista a: PATRIZIA CATENUTO

Ciao Patrizia benvenuta sul mio blog e grazie per la tua disponibilità.


Grazie a te per avermi accolta nel tuo blog.

Ci racconti della tua passione per la scrittura?

Con piacere. Sin da piccola amavo tanto scrivere, anche se ero proprio un disastro. Ma non mi arrendevo, scrivevo e scrivevo. La mia stanza era stracolma di quaderni, quadernoni, block-notes, agende, fogli e fogliettini, insomma qualsiasi cosa dove poterci scrivere sopra era di mio gradimento. Fino a quando un giorno decisi di scrivere un diario personale, nel quale scrivevo periodi particolari della mia vita descrivendola con delle poesie.

In uscita settembre 2010 c’è un libro scritto a quattro mani con Alessandra Raiti 
 “ COMICHE IN CASSA, tutto quello che le cassiere non vi hanno mai detto”.
 Ci anticipi qualcosa?


Sì, questo è il mio gran libro nel “cassetto”, e da quasi due anni che io e la mia collega ci lavoriamo e finalmente a Settembre vedrà la luce. “Comiche in cassa” è un libro umoristico, dove si parlerà della vita lavorativa di noi cassiere e dei nostri adorati clienti. Troverete tutte le loro papere,e a differenza di altri libri , troverete anche le nostre papere..Inoltre elogiamo il cliente perchè come sapete tutti , noi senza di loro non siamo nessuno, noi senza di loro non avremmo questo lavoro, noi senza di loro non avremmo uno stipendio e soprattutto noi senza di loro non avremmo potuto scrivere questo libro. Perciò se sognate spesso di prendere a randellate i vostri clienti o vorreste mandarli tutti in un Centro Psichiatrico, perchè loro vi fanno sentire come una bertuccia in uno zoo solo perchè fate la cassiera...ops " l'hostess di cassa", allora questo è il libro che fa per voi.

Anche voi clienti, se siete stizziti e vi girano i c……i e avete voglia di menare le cassiere solo perchè non fanno bene il loro lavoro, questo è il libro che fa anche per voi.

Se volete abbiamo anche un sito: http://www.comicheincassa.splinder.com/

Hai pubblicato “In cammino” una raccolta di poesie. Cito: “Sgomberate il campo ed i pensieri dai soliti archetipi della poesia. In questa silloge, tecnicamente la poesia è latitante ma cercando nei freschi contenuti veniamo travolti dall’anima di Patrizia, la quale ci investe letteralmente di quel pathos poetico che impregna la vita delle persone sensibili”. Cosa rappresenta per te questa raccolta?

Come dicevo precedentemente all'età di diciassette anni ho iniziato a scrivere il classico diario segreto, ma in forma poetica. Perciò questa raccolta , per me, rappresenta il cammino della mia vita, dall'età dell'adolescenza con i primi amori le prime delusioni , fino all'età adulta , quando diventai mamma con le mie paure e le mie ansie. In questo libro non troverete delle vere poesie , ma dei piccoli versi che rappresentano sia momenti belli che momenti brutti della mia vita.



Da lettrice qual è il genere che preferisci e il libro più importante e perché?

Preferisco molto leggere libri di vita vissuta e nell’ultimo periodo ho scoperto anche il genere chick lit, mi divertono tantissimo soprattutto i libri di Sophie Kinsella . Il libro più importante è…mmm non saprei, ne ho letti tanti di libri importanti che in questo momento non ci penso, forse è “La chiave di Sarah” di Rosnay Tatiana De, un libro che fa venire i brividi e non vi nego che, quando l’ho letto, ho anche pianto. “ È una notte d'estate come tante altre, a Parigi. La piccola Sarah è a casa con la sua famiglia, quando viene svegliata dall'irruzione della polizia francese e prelevata insieme ai genitori. Ha solo dieci anni, non capisce cosa sta succedendo, ma è atterrita e, prima di essere portata via, nasconde il fratello più piccolo in un armadio a muro che chiude a chiave. È il 16 luglio del 1942. Sarah, insieme a migliaia di altri ebrei, viene rinchiusa nel Vélodrome d'Hiver, in attesa di essere deportata nei campi di concentramento in Germania. Ma il suo unico pensiero è tornare a liberare il fratellino. Sessant'anni dopo, Julia, una giornalista americana che vive a Parigi, deve fare un'inchiesta su quei drammatici fatti. Mette mano agli archivi, interroga i testimoni, va alla ricerca dei sopravvissuti, e le indagini la portano molto più lontano del previsto. Il destino di Julia si incrocia fatalmente con quello della piccola Sarah, la cui vita è legata alla sua più di quanto lei possa immaginare. Che fine ha fatto quella bambina? Cosa è davvero successo in quei giorni? Quello che Julia scopre cambierà per sempre la sua esistenza.”

“La finestra sul fiume” romanzo 0111 Edizioni. Un romanzo breve ma intenso che lascia il segno. Ce ne parli?




Questo libro è stato una piccola sfida con me stessa. Ho conosciuto Cristina Contilli e le altre ragazze del sito “Officina Italiana Romance”, il quale proponevano di scrivere un racconto romance e davano la speranza di pubblicarlo con la casa editrice 0111Edizioni, e così mi sono buttata in questa esperienza. Ho pubblicato “La finestra sul fiume” un racconto ispirato a un B&B a Vareggio sul Mincio provincia di Verona, dove racconto una storia d’amore ostacolata dal destino, ma aiutata dalla migliore amica della protagonista. Un racconto molto triste, ma che in fondo ci fa capire il vero significato della parola “amore”. Scrivere questo romanzo mi ha emozionato tantissimo, ma ho capito che il romance non fa per me.

Progetti per il futuro?

Sì, ho due grossi progetti. Il primo è un libro dove racconto il calvario di mio padre, tra la sua malattia “Il morbo di pick” e la malasanità , che qui in Sicilia è riuscita a far peggiorare mio padre molto più velocemente del previsto.

Il secondo progetto , in collaborazione con la mia coautrice del libro “Comiche in cassa”, è un libro sempre umoristico, nel quale daremo consigli stravaganti per poter dimagrire senza perdere chili…ops sto già dicendo troppo!!

Ti ringrazio e saluto. Vuoi aggiungere qualcosa?

Ringrazio te per questa opportunità, l’unica cosa che vorrei dire è di acquistare il nostro libro “Comiche in cassa, tutto quello che le cassiere non vi hanno mai detto”.

Vi starete chiedendo come mai non faccio pubblicità ai miei due libri precedenti, semplice, perché in questo ci credo di più.

Chi di voi non è cliente? Tutti lo siamo e perciò perché non acquistare il nostro libro??

Vi aspetto a Settembre!

Grazie .



martedì 20 luglio 2010

Intervista a BARBARA RISOLI scrittrice di romanzi fantasy, mitologici e storici.


Grazie Barbara per la tua disponibilità e benvenuta nel mio blog.
Ho letto un po’ di te nei vari blog e ho scoperto che siamo corregionali e non solo. Quello che non mi piace é che nonostante io legga molto, qualsiasi genere, ho scoperto dell’esistenza dei tuoi libri solo su Internet. Scusa per la mia polemica iniziale, ma ho un’opinione precisa su libri, scrittori, editori, promozione e distribuzione.
La mia prima domanda quindi verterà su questo. Cosa pensi della promozione e distribuzione che viene riservata agli esordienti o a chi come te ha già qualche opera alle sue spalle? Come hai trovato la tua attuale casa editrice e che rapporto hai con loro?

Anch’io ho scoperto proprio oggi che siamo corregionali ed anch’io ti ho conosciuta in rete. Che penso della promozione e distribuzione? Anche qui non la penso proprio bene, purtroppo. A parte le case editrici che nel mio caso sono nel gruppo ‘piccini’, avrei qualcosa da dire anche sulle librerie che tendono a rifiutare o ignorare lo scrittore esordiente o emergente. Le mie difficoltà maggiori stanno proprio nel farmi conoscere nella mia zona di residenza, vengo allegramente ignorata. Ho presentato a Torino, a Milano, a Padova… in zona ho avuto modo si fare una piccola presentazione a Grado (GO), senza però un seguito l’anno successivo. Credo che nessuno sappia in Friuli che Barbara Risoli vive in Friuli, mentre sono stata consigliata dal giornalista Salvatore Spoto per ben due volte su ROMA 1 – SKY TV.

Il rapporto con la mia ultima casa editrice è ottimo, ne apprezzo la schiettezza, la sincerità e i limiti. Si, i limiti. Strano? Mica tanto, semplicemente non vengono fatte promesse che non possono essere mantenute, poi… capita che vengano fatte cose interessanti a sorpresa.

Cosa rappresenta per te la scrittura e quando hai scoperto che era la tua strada?

Scrivere per me è evadere da un presente che non ho mai amato. Ho iniziato a ‘scappare’ a 16 anni (ma anche prima) e mi piacciono i viaggi che faccio. Lo ripeto, scrivere è biografare un sogno.

Non lo so se la mia strada è scrivere, so che mi piace, mi diverte, mi entusiasma e mi porta lontano. Mi piacerebbe potesse essere un mestiere… ma sono un po’ grandina per contarci troppo. Tuttavia, spes ultima dea, no?


C’è un metodo che segui nella stesura dei tuoi lavori o scrivi di getto? E c’è un momento della giornata che preferisci?

No, niente metodo fisso. Forse l’unica regola che mantengo da sempre è la continuità narrativa. Non sono quella che scrive a pezzi, seguo il filo dall’inizio alla fine e se mi trovo in stallo o aspetto tempi migliori o, se proprio non mi sblocco, rifaccio tutto e cambio sentiero.

Decisamente scrivo di notte, anche adesso sto rispondendo in piena notte. Il buio mi ispira, mi alimenta, mi restituisce le energie che il giorno mi mangia senza pietà. Non amo il sole, la luce mi irrita come se cancelasse i pensieri. Di giorno c’è la realtà che non ho mai amato, di notte c’è la vita che voglio, quella interiore.
Hai scritto LA SAGA DEL TEMPO: L’ERRORE DI CRONOS e LA GRAZIA DEL FATO. Due libri che fanno parte di una saga fantasy, mitologico fantastica. Il mondo greco mitologico ti affascina?
Il mondo mitologico è quel mondo che, viaggiando come ho detto, mi ha incantata sin da bambina. Amo gli dei e gli eroi di quei tempi distanti, è come se li conoscessi, come se li avessi vissuti in una vita precedente, ho davanti a me gli scenari nei quali poi faccio svolgere i miei romanzi. La mitologia ce l’ho nel sangue, scorre veloce e non finisce mai di farsi scoprire perché è una materia vastissima.

Affermi di essere in grado di passare facilmente da un genere ad un altro sempre siano generi di tuo gradimento. Quale tipo di racconto, romanzo non scriveresti mai?

Mai, mai e poi mai? Un romanzo erotico. Non ne sarei capace neppure sotto tortura, trovo l’idea banale e difficilissima da rendere diversa e staccata dagli standards. Sinceramente non ho una grande fantasia in tal senso, sarebbe una tortura senza limiti e non mi diverte, siccome per scrivere devo divertirmi… l’equazione viene da sé. Un altro genere che non scriverei mai, pur amandolo come lettrice, è l’horror: far paura e far ridere sono le due cose più difficili e deve esserci una predisposizione naturale per entrambe.


IL VELENO NEL CUORE e LA GIUSTIZIA DEL SANGUE due romance storici ambientati nel periodo della rivoluzione francese. Ce ne parlaresti?

Come ha detto qualcuno, il mio romance non dà spazio a damine da salvare o giovanotti aitanti dai muscoli guizzanti e scolpiti. Niente da fare. I due protagonisti sono la peggio gioventù e se vogliamo… non son neppure giovanissimi. Dai nomi ai caratteri, tutto è strano di loro. Venanzio è un ex alcolista, assassino prezzolato, nobile millantatore… nel senso che non lo è affatto, ma si spaccia come tale. Eufrasia è una nobile capricciosa e ostinata che per salvare se stessa simula la propria morte e si crea una doppia identità. Siccome Dio li fa e poi li accoppia, l’intrigo e i colpi di scena non finiscono mai. Nel secondo libro, li riscatto un po’ ipotizzando la liberazione di Luigi XVII, il re bambino. Forse il secondo libro ha dei risvolti più profondi rispetto al primo, con una lotta interiore che fa emergere i sensi di colpa e la necessità di redenzione nei due protagonisti che comunque non rinnegano se stessi e rivoltano le situazioni a proprio vantaggio. Il trionfo della giustizia passa dalla nefandezza dell’ingiustizia e questi due ci nuotano a meraviglia nel fango insanguinato della Rivoluzione Francese.

Quale tra i tuoi libri è quello a cui ti senti più legata e perché?

L’ERRORE DI CRONOS è il romanzo che ancora mi emoziona, pur colmo di difetti che forse adesso, dovessi scriverlo di sana pianta, non farei. E’ un romanzo giovanile, il frutto dei sogni di una ragazza di 16 anni perché a quell’età l’ho scritto. Mi ha accompagnato nell’adolescenza, i suoi protagonisti erano amici miei, erano me o ciò che avrei voluto, erano ciò che avrei voluto incontrare, erano il mio sogno e… passa il tempo, ma i sogni non cambiano… o forse io non cresco. Ma non importa.

Sicuramente hai dei progetti per il futuro. Stai scrivendo qualcosa? Ci sveli qualche dettaglio?

La chiusura della SAGA DEL TEMPO è il progetto più imminente ( ma conoscendomi potrei uscire con qualsiasi altra cosa, dipende come mi gira). Un’anteprima? Diciamo che finalmente Zaira, la figlia del futuro, incontrerà Odisseo, quell’Odisseo. Non so come e non quando, ma l’incontro con l’uomo dei miei sogni non può mancare questa volta. Si tornerà nel futuro a mettere a posto alcune rogne, Dunamis sarà messo ancora una volta alla prova, perché tanta bellezza e tanta forza il re di Astos è destinato a pagarle sempre molto care con il Fato che lo avrà pure graziato, ma non la pianta di tormentare la vita.

Ti ringrazio ancora per la tua disponibilità e ti saluto. Vuoi aggiungere qualcosa?

Ma… veramente una cosuccia la vorrei dire, così, senza pretese. Comprate un mio libro… magari potrei piacervi, vai tu a sapere.
Sono io che ringrazio, se ogni lettore è un diamante... ogni intervista è uno scintillio, almeno lo spero.

lunedì 19 luglio 2010

Il libro: ODIO AMARE di SILVIA SCIBILIA

Nuove sfide attendono Marianna Fonte, una giovane scrittrice siciliana

al ritorno dall’esperienza romana che le ha regalato tanta notorietà
e qualche guaio con Marco, il fidanzato bello e impossibile.
La maternità, il matrimonio “riparatore” e il loro piccolo microcosmo,
costituito dagli amici e dai parenti, sembrano risucchiarli in un universo
di equivoci, nel quale l’unico modo per sopravvivere è guardare
la vita con disincanto e ironia.
Odio amare è il sequel di “Ghiacciolo con Nutella”, Edizioni Il Filo,
una divertente fotografia della società siciliana del nuovo millennio.

Autore: Silvia Scibilia
Titolo: Odio amare
Pagine:
Editore: 0111 Edizioni

Intervista a: SILVIA SCIBILIA


Benvenuta nel mio blog Silvia e grazie per la tua disponibilità.
Ci racconti della tua passione per la scrittura? Quando nasce e cosa rappresenta?

Può sembrare strano ma non posso fissare una data di nascita della passione per la scrittura, credo sia nata e cresciuta come me insieme all’esigenza di comunicare le emozioni spesso tenute dentro per timidezza. Ho scritto diversi racconti da ragazzina, poi ho tenuto per anni un diario, infine ho deciso di scrivere il primo romanzo, Ghiacciolo con Nutella, trovando il coraggio di farlo leggere. Adesso per me la scrittura è parte integrante della mia vita, è un modo per evadere dalla quotidianità, un modo di crescere e comprendere delle sfaccettature della mia personalità che non conosco.



Hai scritto e pubblicato due romanzi, appunto “Ghiacciolo con nutella” e “Odio amare” ,sequel del primo, che hanno conquistato la critica. Inoltre il primo è stato finalista al concorso “ChicKCult 2010 di ARPANet ”.Vuoi parlaci dei tuoi libri?

Sia Ghiacciolo con Nutella sia Odio amare hanno per protagonista Marianna, una scrittrice e educatrice trapanese, come me, sebbene i libri non abbiano nulla di autobiografico tranne qualche strafalcione culturale dei miei alunni. In Ghiacciolo con Nutella, Marianna scopre l’amore e il successo, scopre anche che non tutto è come sembra e che a volte bisogna saper scegliere quale direzione dare alla propria vita autonomamente, magari anche sbagliando.

In Odio amare la protagonista deve affrontare i problemi di convivenza di una giovane coppia nella quale le interferenze da parte di amici e parenti sono pesanti e rischiano di compromettere il suo rapporto con Marco. In entrambi i libri affronto tematiche forti e attuali come i tradimenti e le violenze domestiche, tuttavia ho scelto di usare un linguaggio quotidiano e un timbro ironico che alleggeriscono le problematiche.

Una domanda che mi piace rivolgere sempre a chi come te ha già pubblicato è questa: che consiglio daresti a chi sta cercando una casa editrice?

Domanda da un milione di dollari! In questo momento è difficilissimo trovare case editrici serie che diano spazio agli esordienti. Se si crede davvero nella propria opera bisogna prima rivolgersi a case editrici che non chiedono contributi, inoltre ci sono diverse possibilità di auto pubblicarsi senza spendere molto o riempirsi la casa di copie che non si sa a chi venderle.

Quale libro, letto o scritto, ti porti nel cuore e perché?

Il libro letto che mi porto nel cuore è Cent’anni di solitudine, mi ha incantato; il libro scritto è 6 in stand-by, ancora in attesa di un editore che lo pubblichi. Come tutti i miei romanzi è stato scritto di getto ed è un’opera in cui tutti possono rispecchiarsi. Mi è vicino perché sono stata insieme i due personaggi, Massimo e Laura, mi sono calata nei loro problemi, nelle loro personalità contrastanti, è come se li avessi accompagnati per mano per dieci anni della loro vita. Devo dire che alla fine del libro mi mancava la loro presenza.

Silvia scrittrice, Silvia insegnante, Silvia moglie e madre. Forse l’ordine non è corretto…

Come pensi ti vedano gli altri (lettori, alunni, familiari e amici)?

Non è possibile dare un ordine alle mie attività nonostante quella di madre abbia la priorità su tutte. La scrittura finisce per essere secondaria a tutto e ciò è frustrante perché ci sono momenti nei quali vorrei solo scrivere e non mi è possibile. I miei familiari rispettano il mio desiderio di ritagliarmi uno spazio per scrivere e magari rinunciano a qualcosa per accontentarmi. Gli alunni sarebbero curiosi di leggere qualcosa ma sono io per prima a sconsigliarlo poiché i miei libri hanno contenuti erotici inadatti a dei ragazzini. Gli amici mi incoraggiano e sono spesso oggetto di burla perché dietro all’aspetto di signora distante e rispettabile si cela la scrittrice tosta esperta di sesso.

Come ti vedi tra dieci anni?

Tra dieci anni? Oddio avrò cinquant’anni! Mi vedo più libera di scrivere, con i figli più grandi che mi daranno altri problemi. Spero di avere costruito qualcosa di più nella mia carriera di scrittrice.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Scrivere e solo scrivere. Nell’immediato futuro pubblicare 6 in stand-by, finire il romance che da quando è terminata la scuola ho dovuto interrompere per occuparmi dei miei figli e poi pensare a una nuova storia, magari qualcosa di completamente diverso che abbia sempre a che vedere con l’amore.

Ti saluto e ti ringrazio per aver risposto alle mie domande. Vuoi aggiungere qualcosa?

Grazie a te per la disponibilità. Non è facile riuscire a ritagliarsi spazi utili per farsi conoscere. Il “mestiere” dello scrittore non è mai stato difficile come in questo momento. Ma allo stesso tempo ha un grande valore culturale e sociale per contrastare l’appiattimento culturale. Ricordo che quando ho scritto Ghiacciolo con Nutella mi ero posta un obiettivo, quello di parlare a tutte le donne, anche chi magari era sprovvista di strumenti culturali complessi, credo di esserci riuscita ed essere andata oltre perché le critiche positive dei colleghi o dei giornalisti erano per me inimmaginabili. Quello che vorrei è che la cultura si avvicinasse alla persone poiché tutto può essere detto e compreso, basta saper trovare le parole giuste.

Libro: GHIACCIOLO CON NUTELLA di SILVIA SCIBILIA

Marianna, una giovane donna siciliana come tante altre forse, colta ma molto insicura, una "single pasticciona", è la protagonista di una storia che si potrebbe definire "generazionale" per frequenti riferimenti a contesti quotidiani, dalla moda al gusto corrente, fino all'adozione di modi espressivi tipici, che strizzano maliziosamente l'occhio all'attualità in modo tanto esclusivo che questa vicenda non potrebbe essere narrata in altro modo che così...

Autore: Silvia Scibilia
Titolo: Ghiacciolo con Nutella
Pagine 248
Editore: Il filo

Consigliato: Sì


domenica 18 luglio 2010

L'ANTICO PROFUMO DI GELSOMINO di IRENE PECIKAR




Sofia, timida e ironica ragazza, fa ritorno a Duino, dopo un periodo di studio in Inghilterra.


Da poco laureata in Archeologia, già le si prospetta un brillante futuro. Ma partendo improvvisamente per aiutare la sua migliore amica, si trova coinvolta in un intrigo pericoloso e ricco di colpi di scena. Di chi si potrà fidare ora, che nulla è come sembra?

E chi sarà l’artefice misterioso dei messaggi al profumo di gelsomino? Dopo questa sconvolgente esperienza la sua vita cambierà per sempre… Un romanzo leggero e appassionato, un piccolo giallo all’inseguimento del sogno di Atlandide e una storia d'amore d'altri tempi...

EREDITà BLINDATE di ANDREA RIBEZZI


Ritorna l’ispettore Massimo Ravera, un uomo con le sue indecisioni e complicazioni sentimentali, i suoi affetti familiari da definire e da consolidare, il suo senso di giustizia che lo ha portato alla scelta di quella professione; scelta messa a dura prova dagli eventi e da rapporti gerarchici talvolta difficili.


Massimo Ravera vuol chiudere i conti sospesi della propria vita (il difficile rapporto con la figura paterna) e pretende chiarezza sul proprio ruolo nei confronti della giustizia.

In questo romanzo l’autore propone una storia ambientata in una Trieste che ha come termini di riferimento gli anni cupi dell’occupazione nazista (con tutte le sue implicazioni di collaborazionisti, spie, delazioni e violenze), poi quelli dell’amministrazione alleata e delle manovre dei servizi segreti italiani e di movimenti neofascisti, quindi la città di anni più vicini, dell’immigrazione dai Balcani, del

traffico internazionale di droga e della prostituzione, delle implicazioni politiche della delinquenza organizzata.

E quando il contesto dell’inchiesta sembra scoraggiare e deludere, l’ispettore Ravera, ancora una volta, dovrà far appello alla tenacia, come il capitano Bellodi di Sciascia

venerdì 16 luglio 2010

L'INVERNO NELL'ALVEARE di DEVIS BELLUCCI



«Adesso ascoltami bene, perché sto per spiegarti la nostra specie. Noi siamo le api azzurre dell'albero. Le api della nostra specie si dividono in operaie, nutrici, esploratrici e sentinelle. Tu, piccola mia, sei un'esploratrice. Se tutti fanno la propria parte l'alveare vive, altrimenti l'alveare va in rovina. Questo è il segreto della nostra esistenza e dell’esistenza di tutte le creature del mondo. La vita è molto ordinata. La vita non vola dove crede. E' tutto chiaro, piccolina?»
«No» rispose lei abbracciando il suo paracadute.
«Benissimo. Nulla di ciò che deve ripetersi è mai chiaro all’inizio di una storia. La cosa più importante è non perdere tempo. Mentre perdi tempo l'inverno si avvicina.»
«E che cosa succede quando arriva l'inverno?» chiese la piccola esploratrice tutta impaurita.
«Non lo so. Noi api non superiamo l’inverno. Per questo dimentica la domanda che mi hai fatto.»
La piccola esploratrice sa di non poter dimenticare le domande. Sa che solo chi disubbidisce con saggezza diventa un buon esploratore. Soprattutto, sa che peggiore dell’inverno fuori, quello che congela la pelle, è l’inverno dentro. L’inverno del mondo ha sempre una sua primavera, ma l’inverno dei sogni chissà quanto può durare.

Scritta con magica delicatezza, L’inverno dell’alveare è una favola senza tempo fatta d’incontri e poesia. Un inno al valore della vita, del dialogo fra diversi e dell’insegnamento.

Titolo: L'inverno nell'alveare
Autore: Devis Bellucci
Pagine 152 Pagine
Editore: A&B Editrice

giovedì 15 luglio 2010

Intervista a DEVIS BELLUCCI

Ciao Devis, benvenuto nel mio blog e grazie per la tua disponibilità.


Grazie a te per l’ospitalità.                                           

Con il tuo libro “L’inverno nell’alveare” edito da A&B sei alla tua seconda pubblicazione. Ti va di parlarci di questo libro? E del modo originale che hai scelto per promuoverlo?

Si tratta di una favola piena di spunti di riflessione, pensata per adulti e ragazzi, dedicata al valore del dialogo fra diversi e dell’insegnamento. Il genere ricorda il celeberrimo “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Sepulveda. Il romanzo racconta la lotta contro il tempo di una giovane ape, di professione esploratrice, che scopre di non poter superare l’inverno, come tutte le api della sua specie. Incapace di arrendersi ad un simile destino, prospettatole come un dogma, si butta in una disperata quanto comica ricerca volta a comprendere quale sia la natura dell’inverno e come costruire una casa nuova, che l’inverno non porti via. Da questo punto di vista, è emblematico l’incontro con la cavalletta, che la mette in guardia nei confronti dell’inverno “dentro”, dell’inverno del cuore, ben più temibile di quello del mondo, che ha sempre una sua primavera.



Per far conoscere “L’inverno dell’alveare” ho iniziato a girare l’Italia come uomo sandwich. Davanti mi porto la copertina e dietro la quarta, prezzo incluso. Lo scopo? Non l’hanno fatto in molti, quindi voglio essere del gruppo. Voglio tirarci fuori un percorso fotografico. Voglio attraversare gli orizzonti del mio paese con una storia sulle spalle. Questo rispecchia l’essenza del libro: il viaggio e la scoperta al di là del sentire comune, quello dell’alveare. E poi la favola, la poesia. Attraverso come Uomo Sandwich i luoghi deserti, secondo un percorso scelto ad hoc: le stradine di campagna, le valli, le spiagge, dalla Francia alla Slovenia sino al Sud. Non mi interessa che la gente mi veda e non mi interessa che sul momento mi noti. Mi interessano solo le fotografie, un po’ come il nano del “Fantastico mondo di Amelie”. Nelle piazze delle città, dove cammina la gente, mi svesto del cartone e appoggio il sandwich a terra. Sistemo sul cartone una candela accesa mentre la gente passa, con lo sfondo di Roma, Firenze, Torino, Siena, Napoli… Qui, tra la gente che scorre e non ti guarda, la voce dello scrittore è leggera, sottile e inutile come una candela accesa di giorno.

Cosa ti ho spinto a girovagare travestito da sandwich per promuovere il tuo libro? Cosa ne hai tratto fino ad ora?

Io ho il viaggio nelle vene. Non farei altro. E poi adoro la gente. In questo modo attraverso il mio paese e incontro lo spettacolo delle persone. Ho tantissimi ricordi, molti dei quali comici. Per esempio, quello che è successo a Piazza Navona a Roma. Mentre fotografavo il sandwich disteso a terra con sopra la candela accesa, è passata una signora che ha borbottato, sdegnata: «Con tante cose bbeelle da vede’ sta a fa’ ‘na foto a ‘na candela!».

Conti di realizzare qualcosa, per esempio un libro o reportage, su questa tua esperienza?

Ne realizzerò un book fotografico. Eventualmente ci salta fuori un libro. In ogni modo, tutte le foto sono visibili e scaricabili su Facebook. Basta cercare “Uomo sandwich”. Un estratto è anche sul mio sito http://www.devisbellucci.it/.



La scrittura per te rappresenta…?

Un fatto inevitabile fin da quando ero bambino.

Da lettore, quale è il libro che ti porti nel cuore e perché?

Per me gli autori sono veri e propri incontri. Con alcuni diventiamo amici, con altri litigo. Ho alcuni testi che mi porto nel cuore, te li elenco in ordine sparso: “Memorie di Adriano” della Yourcenar, tutti i libri di Mutis, Amado, Marquez e Bukowski, “I Malavoglia” di Verga (l’ho letto almeno 10 volte), “Furore” di Steinbeck, “Chiedi alla polvere” di Fante. Poi, naturalmente, il “Piccolo Principe”. Devis, uomo di 33 anni, cosa fa
quando non si occupa dei suoi libri?


Devis, uomo di 33 anni, cosa fa quando non si occupa dei suoi libri?

Troppe cose. Leggo, curo l’altra faccia del mio parlare, cioè la fotografia, leggo ancora… E poi lavoro, ovviamente. Lavoro nel campo della ricerca sui biomateriali all’Università di Modena e Reggio Emilia.
 In pratica, nella vita sono un noioso scienziato. Infine, viaggio il più possibile.

Hai qualche progetto per il futuro di cui ti va di parlarci?

Sto scrivendo un altro libro proprio in questi giorni. Andrò a terminarlo in Sud America dove rimarrò un mese e mezzo. Speriamo che venga bene. Vorrei tanto scrivere un testo per il teatro, ma per ora non l’idea giusta. Infine, presto curerò la mia prima mostra fotografica.

Ti saluti e ti ringrazio molto per aver risposto alle mie domande. Vuoi aggiungere qualcosa?

Vi lascio con la dedica del libro: “A tutti quelli che disubbidiscono con saggezza per essere dei bravi esploratori”. Auguro a tutti di esplorare sempre, in ogni direzione

lunedì 12 luglio 2010

Recensione: IL SENTIERO DEI SOGNI LUMINOSI di Jasvinder Sanghera


 Una storia di coraggio e determinazione...


 Titolo: Il sentiero dei sogni luminosi
Autore: Jasvinder Sanghera
Editore: Piemme
Pagine: 320

Recensione a cura di Irene Pecikar
Il sentiero dei sogni luminosi è il racconto composto e struggente della storia di una ragazzina che all’età di quindici anni si oppone alle tradizioni della sua gente e della sua famiglia.
Cosa succede quando una ragazzina, poco più che bambina, rifiuta di seguire passivamente il  destino ingiusto deciso per lei dalla sua famiglia e decide di ragionare con la propria testa e di seguire il proprio cuore, opponendosi così a un matrimonio forzato, combinato?

Composi il numero e aspettai.
"Mamma" sussurrai quando sentii la sua voce.
Da quando ero scappata di casa non le avevo più parlato. Ma le sue parole non furono quelle che avrei voluto sentire. 
"Ci hai disonorato. Per noi è come se fossi morta" disse.
Scivolai lungo la parete della cabina e rimasi accovacciata sul pavimento. Non mi ero mai sentita così sola.
Era davvero un crimine così grande voler vivere?

Una storia toccante, ricca di umiltà, sgomento, amarezza, ma anche coraggio, forza, comprensione.
Jasvinder ricorda la sua infanzia, le giornate in famiglia, la sue chiacchierate col padre nel suo orto.
Un giorno emerge anche il suo destino già segnato, come è stato per le sue sorelle. Appare una foto di un uomo ben più vecchio di lei: diverrà sua moglie e lascerà la scuola e la famiglia, per servirlo.
“Una donna deve accettare la propria condizione. Altrimenti è una donnaccia.”
 Anche se è solo poco più di una bambina…
 Lei decide di scappare col suo vero amore, un chamar, uno di casta inferiore... Che importa se è onesto, se lavora in uno studio di ingegneria, se vuole prendersi cura di lei perché la ama? Lui, i quanto chamar, è il nulla e la loro relazione disonora la famiglia di Jasvinder.
Il susseguirsi degli eventi rende il racconto a tratti davvero agghiacciante, soprattutto in quanto i crimini descritti in questo libro non sono altro che la normalità per talune culture. Da sottolineare che si consumano in Inghilterra, ma potrebbe essere anche Italia o qualsiasi Paese occidentale e ai giorni nostri. L’omertà li nasconde, li cela dietro il terrore di perdere tutto: il rispetto, la famiglia, l’onore. Chi non rispetta le regole sguazzerà nel fango, invisibile a tutti o, peggio ancora, pagherà con la sua stessa vita.
Jasvinder non perde mai la sua dignità, alla fine trova una forza e un coraggio senza pari per affrontare la sua stessa vita e aiutare tutte le donne che come lei vogliono fuggire al loro assurdo destino.
Come rimanere indifferenti a questa storia che è la vita stessa dell’autrice?
Ho incontrato Jasvinder e ho ascoltato il suo intervento, mi sono commossa, insieme a lei.
Un libro da leggere assolutamente, scorrevole, ricco di emozione e di spunti di riflessione.
Storie d’amore, di amicizia, tormenti interiori e umanità colorano il libro dalle cui pagine ogni tanto si possono odorare le note speziate della cultura indiana.

domenica 11 luglio 2010

Intervista a MASSIMO Jr D'AURIA

Ciao Massimo, benvenuto nel mio blog e grazie per tua disponibilità a questa intervista.


Ciao Irene, sono io che ti ringrazio per lo spazio concessomi e per l’opportunità.

Sei molto giovane e hai già scritto molti racconti, alcuni pubblicati in antologie e poi ci sono delle raccolte di racconti tutti tuoi come per esempio NERO n.9. Hai già stabilito quale è il genere che più ti si addice e di cui ti piace scrivere?

Ad essere sinceri, no. Non ho ancora trovato il genere in cui maggiormente mi trovo a mio agio, nonostante mi trovi abbastanza bene con il nero, più che noir, in tutte le sue sfumature, sto tentando anche altre strade, in modo da avere un ventaglio più ampio di possibilità, anche perché non vorrei fossilizzarmi su un unico genere narrativo. Ma seguire più percorsi.

Ci racconti chi è Massimo scrittore e chi Massimo studente universitario?

Massimo studente studia Lettere Moderne alla Federico II ed è al primo anno di università, cercando di far convivere, anche e soprattutto in termini di tempo, le varie passioni (lettura, scrittura e politica) con lo studio e con qualche lavoretto di contorno. Non sempre è semplicissimo anzi, a volte il Massimo (aspirante) scrittore viene accantonato anche per qualche mese(come in questo periodo) per mancanza di tempo e forze  (spesso la pausa coincide con le sessione d’esame). Tra l’altro il Massimo (aspirante) scrittore spesso cede il passo al lettore, perché ritengo che (quasi) unicamente dalla lettura uno scrittore possa trarre la propria forza e migliorare il proprio stile e le proprie storie.

Quanto le tue personali esperienze influenzano i tuoi scritti?

Penso che qualche piccolo spunto si possa trovare in alcuni dei miei racconti, tuttavia non sempre è così, fortunatamente, non ho vissuto direttamente nessuna dell’esperienze raccontate in Nero N.9, quindi non posso ridurre il tutto ad una risposta univoca.

Scrivere per te rappresenta….?

Rappresenta una passione, un sogno, ma anche qualcosa di più. Anche perché non sono interessato unicamente alla scrittura narrativa, ma anche a quella giornalistica. Infatti proprio il giornalismo è una delle strade che vorrei intraprendere, anche se so che non è affatto una cosa semplice.

Parlaci un po’ di NERO n. 9. Come è stato scelto il titolo? Il genere noir secondo te perché è così tanto seguito?

"Nero N.9" è una raccolta di racconti che hanno in comune appunto il nero. Ma il nero non deve essere necessariamente inteso come noir, perché c'è dell'altro in questa raccolta, in alcuni punti è possibile notare una commistione di più generi, dal fantastico al noir italiano. Insomma, non penso sia possibile incastonarlo in un genere preciso. I racconti sono nove, e non si deve pensare che la scelta del numero dei racconti (e quindi quella del titolo) sia casuale, infatti, il titolo e la raccolta giocano proprio su questa ambivalenza del nove che si trova ad avere rappresentazioni diverse, talvolta completamente opposte, in diversi branche della conoscenza.

I personaggi di “Nero n.9” rappresentano situazioni limite, la loro vita e l’intero spettro delle loro emozioni sono corrotte dal male subito sin nelle radici. Il genere noir è seguito perché a parer mio fa riflettere il lettore non solo sul crimine commesso (che ha sempre un suo fascino), ma anche sulla realtà che sta intorno, permettendo un analisi del mondo e delle sue situazioni. Penso che sia questa la forza peculiare del noir.

Come strutturi i tuoi racconti e come nascono le tue trame?

Le mie trame nascono di solito da un personaggio o da una situazione precisa, però tendo a non redigere nessuno schema, mi metto al pc e scrivo la storia che molto spesso ha un’evoluzione propria che non avevo previsto. Non credo nella scaletta, ma probabilmente è un limite mio.

Molte volte parto con un’idea e mi trovo da tutt’altra parte, in situazioni che non avevo previsto. C’è quindi un’imprevedibilità che rende tutto più affascinante ed appassionante.

Come hai trovato la tua casa editrice e che rapporto si è instaurato?

Frequentavo un forum tirato su dagli editori prima che fondassero la casa editrice, quindi quando hanno dato la notizia agli utenti, mi sono letteralmente catapultato ad inviare Nero N.9 che avevo terminato da un paio di mesi. Dopo relativamente poco (ero uno dei primi manoscritti), la casa editrice mi ha contattato proponendomi un contratto senza alcun tipo di contributo (essendo contro l’editoria a pagamento, avevo rifiutato anche offerte che contemplavano il pagamento di duecento-trecento euro) e quindi ho firmato.

Ho un buon rapporto con la casa editrice, ci scambiamo mail all’incirca una volta a settimana, e abbiamo avuto anche alcuni scambi di idee molto proficui circa la promozione del libro. Devo dire che mi trovo molto bene con loro, perché sono di una gentilezza squisita e molto propositivi, si impegnano nella promozione, infatti, partecipano ad eventi culturali (uno su tutti il Salone del Libro di Torino), uno di questi si terrà Sabato 17 Luglio a Nettuno, dove sarò anche io presente con il mio libro.


Da lettore, quale è il genere che prediligi e quali i tuoi libri più importanti?

Non ho un genere preferito, ma leggo un po’ di tutto (tranne romance). I miei libri preferiti e quindi quelli che da lettore considero più importanti sono:

Il processo (F.Kafka)

1984 (Orwell)

L’ombra dello scorpione (King).

Anche perché questi tre sono un po’ gli autori che prediligo.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ho un’altra raccolta di racconti in cantiere, ma soprattutto un romanzo (il primo di una serie) che cerco di terminare da qualche anno, spero che quest’ultimo possa essere il punto di svolta di questa mia passione. Anche perché ci credo molto, nonostante la sua stesura si protragga da tempo.

Io ti ringrazio molto per aver risposto alle mie domande e ti saluto. C’è qualcosa che vuoi aggiungere?

Voglio ringraziarti per lo spazio concessomi e voglio ringraziare chiunque abbia letto. Un saluto a tutti e leggete molto (anche autori esordienti, il nome non sempre è sinonimo di qualità)!

NERO N.9 di Massimo Jr. D'Auria - RECENSIONE

Nero n. 9

Collana: Fast Read
Generi: Giallo/ Thriller/ Noir. Raccolta di racconti.
9 racconti.
9 storie slegate
dove il 9 non è solo un numero e
dove il nero si tinge di rosso sangue.
I prostagonisti sono avvinti in una spirale
senza uscita.
Nessuna quiete.
Nessun paradiso per loro.
Solo la dannazione è dietro l’angolo.
Tutto questo è:
Nero n.9

Autore: Massimo Jr D’Auria
Editore: Sogno edizioni
Pagine 151



Questa raccolta di 9 racconti brevi, scritta dallo scrittore campano Massimo Jr. D’Auria, ha per protagonisti personaggi che per ragioni svariate e diverse oltrepassano il limite della giustizia (penale), macchiandosi di crimini di sangue, divenendo spietati assassini. Ma ogni storia è a sé e talvolta si è portati a immedesimarsi proprio nell’assassino e a credere nella giustizia sommaria. Altre volte è il lucido ed agghiacciante tarlo della follia che accompagna l’autore nel suo insano gesto omicida. Tutti racconti verosimili, che trovano riscontro nella cronaca, scritti in modo preciso, fluido e scorrevole. Ogni racconto ha un colpo di scena finale, qualche volta prevedibile. Il racconto “3” mi ha lasciata con l’amaro in bocca: non mi aspettavo quel finale. Una raccolta che stimola la riflessione.



sabato 10 luglio 2010

GLI AMORI DELLA CONTESSA GIULIA di Cristina Contilli


Giulia (Iulia Katarina Muravyov) è una nobile di origine russa, nata nel 1826 a Torino, dove la madre si è rifugiata dopo che il marito è stato condannato a morte per aver partecipato alla rivoluzione decabrista dell’anno precedente. Nel 1855, durante la guerra in Crimea, Giulia si innamora di un ufficiale medico dell’esercito piemontese di origine ungherese, il conte Theodore Von Berg, rimane incinta e lo sposa, ma dopo pochi anni il loro matrimonio è già in crisi e così, quando, nel 1859, durante la seconda guerra di indipendenza, Giulia che si trova al fronte come infermiera volontaria, conosce il corrispondente del “Times” Ferdinand Eber, anche lui di origine ungherese, si accorge di provare qualcosa per lui, ma pensa inizialmente che i suoi sentimenti siano solo il frutto della situazione difficile che sta attraversando con il marito e così decide di fare il possibile per allontanare Ferdinand, anche perché nel frattempo ha maturato la convinzione che Ferdinand non sia solo un giornalista, ma sia anche un agente segreto inglese, inviato in Italia per controllare le iniziative militari di Garibaldi... nel pieno della lotta per l’indipendenza italiana tra battaglie, fughe e imprevisti, riusciranno Giulia e Ferdinand a fidarsi l’uno dell’altro e a vivere fino in fondo la loro storia d’amore?


Titolo: Gli amori della contessa Giulia
Autore: Cristina Contilli
Pagine: 100 formato 15 x 21 cm







venerdì 9 luglio 2010

INTERVISTA A CRISTINA CONTILLI

INTERVISTA A CRISTINA CONTILLI: SCRITTRICE DI ROMANZI ROSA STORICI




Ciao Cristina, benvenuta nel mio blog e grazie per la tua disponibilità a
farti intervistare.

Ci racconti un po' di te?


Ho 33 anni, mi sono iscritta da poco all'ordine dei giornalisti, dopo aver

svolto i 2 anni del praticantato presso una rivista letteraria on line di

Padova: http://www.literary.it . Leggo un po' di tutto, dai libri di poesia

che spesso recensisco anche per lavoro ai romanzi storici che sono la mia

passione in tutte le possibili declinazioni dal rosa alla biografia fino al

travel time. leggo inoltre fantasy, saggistica e rosa contemporanei. Lavoro

anche come traduttrice dall'inglese in italiano e viceversa e in particolare

ho curato la prima traduzione italiana di alcune poetesse iraniane ed

afghane.

Quale è il tuo rapporto con la scrittura, cosa rappresenta per te?

Ho iniziato a scrivere molto presto, intorno ai 13-14 anni poesie e ho

continuato nel tempo, cambiando, però, nel frattempo, genere letterario e

modalità di stesura, dalla carta al pc, quindi posso dire che la scrittura è

cresciuta con me nel corso degli anni.

Tra i tuoi tanti libri, hai scritto
"La doppia identità del conte William".
Racconto che devo assolutamente leggere. 
Come nasce l'idea di scrivere un racconto di questo
genere? E come è stata la tua esperienza nello scrivere
questo romanzo paranormale?

Io sono un tipo piuttosto "razionale" (oltre ad essere un ex filologa, visto

che, prima di lavorare come giornalista, ho fatto il dottorato di ricerca) e

quindi mi trovo a mio agio con i romanzi storici, ma su Officina Romance, il

laboratorio delle autrici italiane di romance creato dalla scrittrice

Elisabetta Bricca l'anno scorso, sono stata sfidata da un paio di colleghe e

in particolare dalla scrittrice Giusy Berni a tentare con un genere diverso

da quello abituale. in realtà era stato chiesto a tutte noi per l'antologia

on line dei racconti di capodanno di uscire dal genere abituale e di

cimentarsi con un genere a noi estraneo e per me la sfida era il

paranormale. il risultato nel complesso è stato buono e quindi poi il testo

è stato ampliato e pubblicato come romanzo breve.

A quale libro che hai scritto ti senti più legata e perché?
E quale è stato più impegnativo da scrivere?


Il primo romanzo storico che ho scritto e che in realtà è più una biografia

romanzata che un rosa storico. E' uscito in prima edizione con Carta e Penna

di Torino nel 2006 con il titolo "Le passioni di Silvio Pellico" che è stato

 poi ripubblicato successivamente con alcune aggiunte con il titolo "Dalla

prigionia nello Spielberg al ritorno alla vita". L'ho scritto mentre facevo

il dottorato ed è il frutto di 4 anni di ricerche, quindi, impegnativo lo è

stato di sicuro!!!

More about Le passioni di Silvio Pellico

Ho letto sul tuo sito http://www.cristinacontilli.ilcannocchiale.it/ 
che da gennaio di quest'anno dirigi con la scrittrice Samanta
 Catastini la collana Rosso Cuore di edizione 0111.
Come sta andando questa nuova esperienza, ce
ne vuoi parlare?

In realtà la collana ha avuto vita breve: 5 mesi però è stata un'esperienza

da cui ho sicuramente imparato qualcosa!!!

Soprattutto ho imparato che gestire una collana di narrativa è molto più

complessivo e impegnativo che gestire una collana di saggistica.


Hai pubblicato con diverse case editrici. Che consiglio daresti
 a chi ha un manoscritto e sta cercando una casa editrice?


Non vorrei fare nomi perché sembrerebbe una pubblicità e non è questo che

può essere davvero d'aiuto per un esordiente. credo piuttosto che ognuno di

noi dovrebbe essere onesto con se stesso e chiedersi quali sono le sue

aspettative al momento della pubblicazione, per non rischiare poi di avere

meno di ciò che si aspettava. a me più che altro interessa essere letta. mi

piace pensare che gli altri passino un po' del proprio tempo sui miei libri

e che da questi imparino magari a conoscere aspetti e personaggi poco

conosciuti della nostra storia passata.


Tra i tuoi ultimi libri c'è "Un amore mai dimenticato" scritto
 insieme alla scrittrice Laura Gay. Come è stato organizzare
 il lavoro e collaborare per la realizzazione di questo vostro
 lavoro comune?

Laura aveva scritto le prime lettere 3 anni fa per un blog collettivo a cui

partecipava all'epoca, poi la cosa era finita lì, finché quest'anno su

Officina la scrittrice Alessandra Oddi Baglioni ha proposto di scrivere per

S. Valentino finte lettere d'epoca. solo che quelle di Laura erano troppo

lunghe, ma rileggendole abbiamo pensato che erano valide magari per un'altra

iniziativa e così abbiamo scritto altre finte epistole d'epoca. le abbiamo

scritte in contemporanea come fosse un vero scambio epistolare quindi non è

stato particolarmente difficile mettersi nei panni di 2 innamorati dell'800.


Questa è l'ultima domanda. Hai tradotto personalmente in inglese
 due dei tuoi romanzi: " Il porto di Calais" e
"Gli amori della contessa Giulia". I romanzi storici sono più
diffusi in Italia o nei paesi anglofoni?

More about The countess Julia and her lovers

Sono diffusi in entrambi i contesti, ma negli Stati Uniti mi sembra che ci

sia non solo un mercato più ampio e differenziato, ma anche una maggiore

disponibilità dei lettori nei confronti degli esordienti.

Ti saluto e ringrazio ancora molto per aver risposto
alle mie domande. Vuoi aggiungere dell'altro?

Grazie per l'intervista..

Cristina

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