lunedì 8 agosto 2011

Fuggiasco... ma con amore. Scritti anche su Trieste

Titolo: Fuggiasco…ma con amore
Autore: Hans Raimund
Editore: I Saggi Mobidick
Pagg. 133

Commento:

Hans Raimund, poeta, scrittore e traduttore viennese vuole consegnare ai suoi lettori un suo piccolo scrigno di delicate poesie, di brevi racconti, di intime riflessioni, ma anche di spunti di vita vissuta, di viaggi, di incontri con autori.
Egli ha vissuto a Duino, piccolo borgo disteso lungo la costa nei pressi di Trieste dominato da un imponente castello medievale (che fra gli altri ha ospitato Rainer Maria Rilke autore delle Elegie Duinesi), per 13 anni  e si definisce un villeggiante a lungo termine: non un residente quindi, ma per ricorrere ad un ossimoro sarebbe più consono definirlo un viaggiatore stanziale.
Raimund ci parla dei suoi rapporti non sempre facili con i triestini,  i quali, secondo lui, vedono con un po’ di diffidenza lo straniero, considerato talvolta come estraneo, ma egli lascia trasparire dalle sue pagine un grande affetto e un indissolubile legame con la città di Trieste, nonché  una totale e completa compenetrazione con l’ambiente e l’aspra natura del Carso, con la placida e rassicurante vastità del mare, con la bora impetuosa che scuote e scompiglia, non solo alberi e piante, ma anche i pensieri.

Lo scrittore si vede anche come uomo di frontiera, non per forza compresa come limes fra stati, uomini, idee, ma invece come fertile terreno di confronto, di interculturalità, di scambio e non di scontro, come è avvenuto per secoli. Vince lo spiritus loci di questo angolo di mondo che a dispetto delle diversità, ha portato a feconde stagioni letterarie e musicali: gli artisti che hanno o hanno avuto la ventura di vivere qui sono stati contagiati dall’aria che si respira in questa terra stretta fra il Carso e l’Adriatico, dove le ruvidezze si stemperano pian piano verso l’abbraccio del mare che tutto accoglie nel cingersi del suo golfo. E l’artista si lascia prendere da un’ebbrezza che non lo lascia più e gli plasma l’anima, imprimendogli una voglia inesauribile di poetare, scrivere, raccontare, comporre, novellare di questa terra sì straniera, eppure così intima e familiare, distante ma così vicina, inafferrabile e tangibile a tempo stesso.

Un libro non facile dunque da leggere, ma che invita alla riflessione e a capire cosa significhi per uno straniero vivere fino in fondo questa frontiera per meglio comprendere il percorso artistico di una vita in un luogo altro: uno scrigno da aprire, una lettura da affrontare con maturità e consapevolezza o per farsi trasportare dai versi in quel mondo incorporeo che è la poesia.

Maria Irene Cimmino

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