giovedì 29 settembre 2011

Dedicato a... Cristiana Pivari e i suoi libri

Io e Cristiana ci siamo conosciute in quanto colleghe, infatti collaboriamo entrambe con alcune riviste femminili. Ma bando agli indugi e andiamo a conoscerla.



Benvenuta, Cristiana, grazie per la tua disponibilità. Sei un'autrice molto prolifica. Collabori con varie riviste, contribuendo con racconti e romanzi, ti sei occupata di teatro e di testi teatrali, fino all’approdo nella libreria. Come è nata la tua carriera letteraria?

Grazie a te per questa bella opportunità. La mia carriera, se vogliamo chiamarla così, è nata per caso in quanto mai avrei pensato di scrivere qualcosa che sarebbe stato letto da molti, ma nel 1999 dopo un dolorosissimo lutto, ho scoperto nella scrittura un modo dolce per poterlo elaborare e mi ci sono buttata a pesce e il mio trascorso di lettrice accanita mi ha facilitata molto.
Scrivere per le riviste non è un mestiere facile, anche se non tutti ne sono consapevoli, bisogna avere ogni giorno nuove idee, strutturarle in racconti vincolati a lunghezze prestabilite. Dove trovi le idee e in quale momento della giornata le trasformi in racconto?

La collaborazione con le riviste è molto recente e risale al marzo del 2010. Le idee mi vengono dalla vita di tutti i giorni e non mi è difficile cogliere lo spunto per poi far partire la storia dall'osservazione delle persone perché adoro farmi gli affaracci altrui, in senso buono naturalmente. Sono molto curiosa e le mie amiche, quando mi raccontano qualcosa di molto intimo, ora, mi chiedono spesso il favore di non farle finire sul giornale e io rispetto questa loro richiesta, ma qualche spunto lo rubo comunque. Giro sempre con un quadernetto nella borsa dove prendo nota di quel che accade intorno a me e poi, una volta a casa, amplio e narro. Scrivo soprattutto di sera, ma anche nei pomeriggi liberi dal lavoro e nei fine settimana.

Quali sono le tue letture preferite? 

Mi piace leggere di tutto, dai classici ai libri storici, passando per la narrativa d'evasione e i libri per ragazzi. Mi sono divorata i libri della saga di Harry Potter, per esempio, ma i classici rimangono la mia lettura preferita perché c'è un sacco da imparare. Sto rileggendo Dostoevskij in questi giorni.

E il tuo autore preferito?

Il mio autore preferito è Charles Dickens, in assoluto, al quale ho voluto fare un piccolo omaggio con il mio libro per ragazzi “Quello strano bambino dai pantaloni di velluto” edizioni Ciesse.

Il tuo primo libro, una raccolta di racconti dal titolo In prima persona singolare è stato vincitore del premio Elsa Morante per inediti. Ottimo esordio letterario. Ci racconti come è andata?

È un premio con un nome che suona bene, ma non bisogna confonderlo con quello molto più prestigioso riservato ai libri editi e agli autori famosi. Comunque sia la cosa che mi viene meglio sono i racconti, quindi ne avevo qualcuno nei file del pc. Ho visto che c'era questo concorso e allora mi sono messa a scrivere giorno e notte come una matta, anche perché mancavano pochi giorni alla scadenza. Erano racconti di vita che non avevano nulla in comune fra loro e a quel punto urgeva un titolo che li accomunasse. Erano scritti tutti in prima persona e voilà, il titolo era trovato! Mandata la raccolta non ci ho pensato più, finché non mi è arrivata la comunicazione della vincita, un'emozione fortissima e la gioia che qualcuno avesse apprezzato il mio modo di scrivere. Sono andata a Roma per la premiazione ed è stato un bellissimo momento. Da quel momento è iniziata l'era della partecipazione ai concorsi letterari e devo dire che mi è andata piuttosto bene fra vincite e piazzamenti.

Quest’anno è uscito Crisalide Rosa. Come è nata l’idea di questo romanzo?

Crisalide rosa era già uscito in ebook nel settembre del 2010 e l'idea di scriverlo mi è nata dall'esigenza di raccontare le ragazze d'oggi per riscattare un po' il ruolo che ha avuto la generazione precedente, alla quale appartengo, che tanto ha contestato ma non è stata in grado di portare a termine nella maniera migliore, tutti i propositi che si era fatta. Racconto di Silvia che si dibatte nella vita di tutti i giorni per trovare una sua collocazione nel mondo, inseguendo l'idea di felicità. Naturalmente tutto è trattato in modo ironico, che è poi la mia maniera di scrivere preferita e che mi viene meglio, perché sono convinta che tanti dei nostri malesseri derivino dal fatto che ci prendiamo troppo sul serio. Take it easy, è la formula per vivere sereni.

A quale target di lettori ti rivolgi con il tuo romanzo?

Tutti possono leggere Crisalide, perché per tutti c'è un posticino dove possono identificarsi, anche i maschietti.

Chi è Cristiana Pivari nella vita di tutti i giorni?

Domanda difficilissima alla quale rispondo in maniera semplice: è una donna di cinquant'anni passati, oddio che impressione, che va a spasso con il cuore di una ventenne e deve ancora capire che cosa farà da grande e nell'attesa di scoprirlo, cataloga libri in un archivio.

Che progetti letterari hai per il futuro?

Intanto intendo promuovere i miei libri perché la pubblicazione è solo l'inizio e poi sono in uscita due antologie alle quali ho contribuito. La prima è “Code di stampa” delle Edizioni Le Gru, che tratta di animali e i cui proventi andranno a Save the dog e l'altra dal titolo “Favole, racconti e dintorni” per la Eracle Edizioni è una raccolta di scritti a carattere didattico.

Stai lavorando a qualcosa?

Sto allestendo una mostra collettiva narrata con amici artisti e poi finirò il mio romanzo che ho iniziato ancora nel 2007 e se non ci riesco inizio a scrivere quello che ho in testa.

Ti saluto e ringrazio per esserti raccontata un po’. Vuoi aggiungere qualcosa?


Grazie a te. Aggiungo che voglio spezzare una lancia a favore dei social network. Grazie a Facebook ho pubblicato i miei libri, tutti rigorosamente senza contributo, per via di dritte da parte dei miei amici virtuali, sono entrata in contatto con delle persone fantastiche e con alcune di loro ora ho anche un rapporto reale di amicizia. Bello, no?


Alcuni dei libri di Cristiana Pivari

Quello strano bambino 
dai pantoloni di velluto

L’Autrice ha inteso donare i proventi, a lei dovuti per il libro, a favore di: A.I.P.D. Onlus Associazione Italiana Persone Down per promuovere progetti e iniziative rivolte ai bambini e ragazzi affetti dalla sindrome di Down.

Mi chiamo Edoardo, ho nove anni. Mi piacciono gli elicotteri e anche giocare a calcio, anche se la mia mamma vorrebbe che diventassi un golfista di successo.

Avevo una vita normale in una famiglia abbastanza normale finché non è arrivato Davide, uno strano bambino dai pantaloni di velluto, che è diventato subito mio amico, ma mi ha dato anche tanto da pensare perché si era perso e non riusciva più a trovare la strada di casa. Grazie a un lavoro di squadra ce l’abbiamo fatta a farlo tornare a casa sua e ora mi spiace un po’ che se ne sia andato, anche se è giusto così perché non poteva mica rimanere con me per sempre. 

È una faccenda un po’ magica che parla di libri e di strani foglietti, ma non posso dire altro altrimenti vi rovino la sorpresa.

Un’ultima cosa: chiudete il libro dopo che l’avrete letto perché non si sa mai…

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  ***

Crisalide rosa 


Che cos'è la vita? Una scalata verso la salvezza da se stessa, risponde Silvia, trentacinquenne più che carina, ragazza che non si sente né donna né bimba, scrittrice o forse scrittora, crisalide che magari, un giorno, sarà farfalla, ma con i suoi tempi e i suoi modi. Vi riuscirà? Non è detto, forse non è così importante il risultato finale, ma la ricerca di sé che Silvia conduce tra amiche e presunti uomini della vita, fra situazioni ai limiti del grottesco e lo scodinzolio del suo pelosissimo cane, riempie il libro di una fresca essenza vitale, questa sì irrinunciabile. Una Bridget Jones all'italiana? Solo in parte, anche se non mancano ossessioni personali, manie e stranezze della vita, e una buona dose di sarcasmo nell'osservarle. Più di Bridget, Silvia rappresenta le eterne ragazze di oggi, dà spessore ai loro pensieri, mette in piazza le ansie e i propositi. In fondo, si può restare crisalidi per tutta la vita, se non si ha la sicurezza di diventare una farfalla speciale.

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