mercoledì 30 novembre 2011

recensione "Il Sangue di Montalcino"

Il sangue di Montalcino


Titolo: Il Sangue di Montalcino
Autore: Giovanni Negri
Editore: Einaudi Stile libero Big
Pagg.:282



Trama:

Sant’Antimo: una delle abbazie più suggestive della Toscana, incastonata  fra ulivi secolari e i vigneti che producono uno dei più famosi vini al mondo: il Brunello di Montalcino. Le mura antiche di questa chiesa  nascondono il cadavere di un uomo, non uno qualunque, ma un enologo, anzi, uno dei più celebrati wine-makers di fama mondiale. E l’indagine, che si rivela subito complessa e intricata quanto decisamente insolita,  viene affidata al commissario Cosulich, ruvido e generoso come la terra da cui proviene: l’Istria. Egli, quasi astemio, dovrà prendere familiarità con il vino, vedersela con più di un mistero, entrando pian piano in un mondo sconosciuto e quanto mai affascinante, ricco di suggestioni e di incontri con svariati e curiosi personaggi fino al colpo di scena finale. Il romanzo prende vita fra la  Toscana, il Piemonte e la Franciacorta: terre di grandi vini e di grande fascino.

Recensione:

Co-protagonista di questo poliziesco è il vino, è lui che si racconta, presentandosi inizialmente  chiuso per poi esplodere pagina dopo pagina in una fragranza inattesa e facendosi intensa amicizia con il commissario, riuscendo a vincerne l’ iniziale diffidenza. Diventeranno buoni compagni di viaggio per dipanare assieme questo fitto mistero e portare alla soluzione del delitto: un vero e proprio percorso enologico anche per il lettore inesperto o profano che si accosterà a questo universo straordinario, forte di richiami storici e scientifici.

L’autore,  che è anche un famoso produttore di vini in Piemonte, qui “scompare” del tutto: infatti non è mai autoreferenziale o accademico, ma sa trasfondere un grande amore per questo prodotto dell’uomo, frutto di ricerca e caparbietà, studio, sperimentazioni, successi e fallimenti, a far quasi da specchio all’inchiesta che prende vita dalle pagine del libro.
Giovanni Negri riesce dunque a coniugare superbamente un’indagine di polizia con un vero e proprio racconto sul vino: sapore di giallo, insomma.
Il romanzo è permeato da un’atmosfera autunnale, crepuscolare, brumosa e venata da uno struggimento melanconico che si riflette appieno sul carattere del commissario: paesaggio esteriore che si fa paesaggio dell’anima.
Lungo la narrazione a volte il protagonista incontra una lepre: quasi  un’apparizione fantasmatica Chissà se si tratta di un irrompere casuale o di un riferimento preciso? Lasciamo che sia il lettore a scoprirlo.


Maria Irene Cimmino

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