lunedì 31 ottobre 2011

Tutto sui libri: IL MIO ANGELO SEGRETO - Federica Bosco

Tutto sui libri: IL MIO ANGELO SEGRETO - Federica Bosco: Da poco uscito, Il mio angelo segreto , secondo libro che racconta del grande amore tra Mia e Patrick, è un romanzo commovente, ironico e ...

IL MIO ANGELO SEGRETO - Federica Bosco

Da poco uscito, Il mio angelo segreto, secondo libro che racconta del grande amore tra Mia e Patrick, è un romanzo commovente, ironico e da non perdere! Federica Bosco è una certezza e non delude mai!

IL MIO ANGELO SEGRETO
di 
Federica Bosco


Da quel terribile giorno di febbraio, quando il mare l'ha inghiottita, il tempo per Mia si è fermato. Dal sonno profondo in cui è precipitata e da cui sembra non volersi ridestare, Mia si sente però al sicuro. Il suono di una voce che lei conosce bene la avvolge e la protegge, la tiene lontana da qualsiasi sofferenza e la trasporta in una sorta di sogno, in cui può sentirsi ancora vicina a chi ama. Quella voce è più forte di tutte le altre che ha intorno e che la chiamano, cercando in ogni modo di farle aprire gli occhi. Ma lei non ha alcuna intenzione di tornare alla sua vita di un tempo. Finché, dopo quasi due mesi, Mia finalmente si risveglia. Qualcuno ha voluto che tornasse a vivere, qualcuno con cui Mia riesce ancora a parlare, e che non vuole smettere di ascoltare. Qualcuno che la ama più della sua stessa vita e che ha fatto di tutto per salvarla...

Recensione di Irene Pecikar
Avevamo lasciato Mia travolta dagli eventi e dalla angosciante perdita. La ragazza si getta in mare per porre fine alla sua sofferenza e per ritrovare il suo angelo.
Mia è salva. Non è affogata nel mare e non ha raggiunto il suo Patrick. Qualcuno l’ha salvata e ora indossa il braccialetto di Patt. In coma in ospedale, Mia è presente. Riesce a sentire le voci delle infermiere, e le loro intriganti conversazioni, di sua madre, e di … Patrick?
Come sempre i momenti tristi si alternano a situazioni ironiche che sono la firma di Federica Bosco. Non vi anticiperò la trama, se non quella che potete leggere in ogni libreria on line. Voglio invece soffermarmi su come l’autrice affronti il coma e il ritorno. Come riesca a rendere perfettamente i pensieri e l’angoscia di una ragazzina di 15, quasi 16 anni. Di come sia in grado di farci sorridere in una situazione così tragica. Ho apprezzato molto l’idea di far entrare in scena la nonna-despota, che adoro, e il  viaggio in Italia. Chi non vorrebbe avere una nonna così moderna? Quando Mia e la nonna si confrontano e si alleano per salvare la relazione della madre è uno dei momenti più divertenti. Insieme a molti dei dialoghi tra Mia e Patrick.
C’è poco da dire: questo libro è da leggere! Per chi ha già letto il primo e non può rinunciare al seguito, e per chi si è perso il primo e ora che sa che c’è il seguito non deve perderli entrambi. Ma sarà finita qua? Io spero proprio di no.
Una lettura che scorre veloce e una trama che cattura subito.


mercoledì 26 ottobre 2011

recensione di Tre Innocui Deliri


Tre innocui deliri




Titolo: Tre Innocui Deliri
Autore: Sabrina Gregori
Casa Editrice: Ibiskos
Pagg.: 165


Recensione

Cos’hanno in comune una lavagnetta appesa a un frigo, un appartamento in vendita e un tappeto? Cosa lega fra loro un gatto, un bambino che deve nascere e un ragno? All’apparenza nulla, eppure…
Da qui prendono vita tre brevi storie, tre suspense tales il cui epilogo resta appunto in sospeso, aperto: racconti al femminile, dove sono le donne le protagoniste degli innocui deliri…sempre in bilico tra realtà ed esperienza onirica, tra visioni fantasmatiche e reali che si compenetrano e confondono in una quotidianità a volte trasfigurata, reinterpretata, dove spesso non si sa dove finisce il sogno e ricomincia la veglia che porta con sé un malcelato disagio.

L’autrice si serve di oggetti quotidiani, di animali fortemente evocativi nell’immaginario collettivo per far emergere la nostra parte oscura, che tocca corde che spesso non osiamo considerare, che volutamente ignoriamo, o aspetti bui del nostro essere che ci rifiutiamo di esplorare. Noi lettori invece leggendo questi racconti siamo costretti a metterci di fronte a noi stessi e guardare finalmente ai nostri più profondi desideri o portare a galla e distillare le nostre emozioni più recondite: il dolore crudele di un abbandono senza spiegazione, il turbamento di una gravidanza, il disturbo all’interno di una vita familiare che scorre sui binari di un’apparente tranquillità.

Messaggi scritti con calligrafia infantile su una lavagnetta, una sconosciuta che si insinua nella mente, un tappeto che porta scompiglio in una famiglia, animali che assumono connotati diversi e inquietanti, ma che possono diventare la causa prima di una svolta nella nostra vita. E se provassimo a vederli in modo diverso? E se provassimo a vederci in modo diverso?
Qual è la distanza che separa l’innocuo dal delirio e come riuscire a percorrere questa terra di mezzo dai confini labili e incerti?
Grazie a uno stile asciutto, lucido e teso Sabrina Gregori dona ai suoi personaggi, stilizzati e disegnati da rapidi schizzi, una grande profondità ed imprime loro un’orma difficilmente cancellabile. Una scrittura che non solo intrattiene il  lettore, ma lo trattiene affinché resti a lungo parte dei suoi racconti.

Maria Irene Cimmino

sabato 22 ottobre 2011

“Lara Adrian, rivoluzione del mondo dei vampiri”
Di Simona Liubicich
                      Lara Adrian


Oggi voglio affrontare il mio mito, la mia autrice preferita del paranormal, colei che mi ha tenuta inchiodata per notti intere a leggere, leggere sinché non arrivavo alla fine dei suoi strabilianti libri. Sto parlando nientemeno che di LARA ADRIAN, la scrittrice che ha “sfondato” letteralmente nel mondo della letteratura vampiresca, vendendo milioni di copie tradotte in tutto il mondo. Serie urban fantasy per pubblico adulto (come madre io lo sconsiglio vivamente ai minori per le scene molto esplicite di sesso), narra la saga della Stirpe, vampiri discendenti da una razza aliena approdata sulla terra centinaia di anni prima, idea peraltro secondo il mio modestissimo parere, geniale, che sfata il mito del vampiro come creatura sovrannaturale generata da mere fantasie popolari. Una razza diversa quindi, assolutamente veritiera, non umana ma proveniente da un mondo lontano dal nostro e incrociatasi con femmine umane generando questi mitici maschi alfa che tanto fanno sospirare le donne di tutto il mondo. Midnight Breed è il nome originale della saga, la serie paranormal che ha scalato le vette delle classifiche ed edita in Italia da Leggereditore. Lara Adrian vive negli Usa, New England col marito; un paese pervaso da atmosfere a volte fosche e surreali, dove l’ispirazione per ambientazioni oscure certo non manca mai. Beata lei!
Ho avuto il piacere di conoscerli entrambi  a Matera durante l’ultima edizione del Women’s Fiction Festival. E ‘una donna stupenda, una gran signora che io paragono con la mia “musa”, Mariangela Camocardi; nonostante sia famosa in tutto il mondo non si dà arie da diva, è simpatica e semplice ma ciò che mi ha colpito di più è stata la sua professionale puntualità all’appuntamento per l’intervista, dove io attendevo in prima fila, trepidante. Ha raccontato, supportata da un’interprete simultanea, di quando scriveva sin da bambina storie di vampiri, una passione che l’ha sempre accompagnata. E’ stata ispirata dalle opere del “mostro sacro” Bram Stoker ma anche da Anne Rice, pervasa dal desiderio d’esplorare il mondo oscuro delle nostre paure più nascoste, il buio e le creature che lo popolano e di vivere un’avventura senza fine, certamente rischiosa ed imprudente ma altamente sensuale con un maschio pervaso da poteri sovrannaturali e da zanne lunghe ed affilate, sessualmente provocante nella sua temibilità.
                                                                    Io e Lara al Women’s Fiction Festival di Matera
I manoscritti restarono a lungo nel cassetto dei sogni, sinché un giorno fu proprio suo marito a consigliarle di farli leggere ad un editore; da lì il passo fu breve anche se all’inizio Lara combatté per le idee in cui credeva fermamente. Non è molto tempo che il genere paranormal si è affermato con forza nel mondo della letteratura ed all’inizio veniva guardato con circospezione ed occhio molto critico dal pubblico. Ma aveva ragione lei; i suoi libri hanno fatto il giro del mondo! Colmi d’azione sin dalle prime pagine, coinvolgono il lettore in trame intricate dove spesso la vendetta è il filo conduttore della storia ma anche dove inesorabilmente l’amore mette i bastoni tra le ruote in modo appassionante e mai scontato. Tutti i suoi personaggi sono particolari, tenebrosi, terribilmente affascinanti e pervasi da tormenti dell’anima e doni oscuri che talvolta si rivelano meravigliosi come quello di Nikolai, che controlla la natura.
Ogni personaggio trattato si rincontra piacevolmente nei libri successivi, costruendo una sorta di famiglia allargata dove le donne, e qui parliamo di donne particolari poiché geneticamente predisposte per accoppiarsi con questi “alieni”, hanno la loro parte molto importante, e spesso la fanno da padrone! Come i maschi della Stirpe, anche ognuna di loro  è dotata di poteri “supernatural”, doni particolari che hanno ereditato geneticamente e che le rendono diverse dalle umane normali, perfette per i maschi della Stirpe. Inutile dire che le storie si intrecciano in una rocambolesca avventura, in uno scontro-incontro di due anime tormentate che alla fine inesorabilmente vengono travolte dalla passione legandosi per la vita, anzi per l’eternità, poiché bevendo il sangue dei loro compagni il metabolismo delle femmine rallenta sino al punto di preservare la loro giovinezza e bellezza (accidenti, questa fortuna a me non è toccata…non avrò il gene adatto! J).
In ordine di apparizione di seguito trovate la serie completa di Lara; ovviamente consiglio di iniziare la lettura dal primo libro per non perdere il filo logico della storia.
1                   IL BACIO DI MEZZANOTTE – Lucan e Gabrielle
2                   IL BACIO CREMISI – Dante e Tess
3                   IL BACIO PERDUTO – Tegan ed Elise
4                   IL BACIO DEL RISVEGLIO – Rio e Dylan (Il mio preferito J)
5                   IL BACIO SVELATO – Nikolai e Renata
6                   IL BACIO ETERNO – Andreas e Claire
Pubblicati negli USA ed ancora in attesa in Italia
7                   SHADES OF MIDNIGHT – Kade e Alexandra
8                   TAKEN BY MIDNIGHT – Brock e Jenna
9                   DEEPER THAN MIDNIGHT – Hunter e Corinne
10              TASTE OF MIDNIGHT – protagonista Danika
11              DEEPER THAN MIDNIGHT – protagonista Sterling Chase
                                                              La mia copia autografata, una reliquia
Alla fine di tutto questo scorso che vi devo dire? Il mio libro preferito è quello di Rio; caldo, struggente ed appassionante, mi ha coinvolta profondamente sino alla fine. In ogni modo, data la mia passione per i vampiri sin da bambina e cosa che preoccupava notevolmente mia madre (ma si è dovuta rassegnare), non potevo che apprezzare questa saga stupenda, scritta da una donna che mi ha colpita davvero e che spero di rincontrare per continuare la simpatica chiacchierata post intervista che abbiamo intrapreso!
Simona
        


venerdì 21 ottobre 2011

"Anche il caviale stanca"
Recensito da Simona Liubicich

Devo confessare che ho assistito personalmente alla presentazione di questo libro al Women’s Fiction Festival di Matera e da subito ne sono rimasta incuriosita. Solo il titolo attirava da sé la mia attenzione, proprio come il caviale che io peraltro adoro; non avrei mai pensato però, che come dice il proverbio, “non è tutto oro ciò che luccica”. Mariangela Mianiti, la scrittrice, mi ha spiazzato con questo romanzo che in chiave quasi comica narra una realtà disarmante, un’ironia della sorte che coinvolge una donna che ha sempre vissuto nel lusso più sfrenato e da un giorno all’altro si ritrova a dover fare letteralmente i conti con quella che è la vera realtà della vita.
Prunella, questo è il nome della protagonista, è una straviziatissima snob milanese, ricca a tal punto che non sa neppure come fare una spesa al supermercato. Moglie di un banchiere e madre di due figlie dai nomi alquanto “teatrali” come Dafne e Opale, vive la sua vita ovattata in una villa da sogno in città, tra shopping sfrenati e centri benessere. “I mariti ricchi li hanno inventati per essere rapinati” afferma, con una disarmante trasparenza che la rende simpatica al lettore, nonostante il suo modus vivendi così al di sopra delle righe. Ma il destino, sempre in agguato dietro l’angolo, da un giorno all’altro capovolge completamente la sua vita. Giulio, il marito ricchissimo, viene inquisito per bancarotta ed indovinate che fa? Fugge all’estero, abbandonando moglie e figlie al loro destino ma in modo particolare…senza soldi da spendere!
Prunella deve iniziare a fare i conti con uno stile di vita completamente opposto a quello al quale era beatamente abituata, alla mancanza di soldi ed alla necessità di trovarsi un lavoro. Senza fare spoiler posso affermare che combinerà più disastri di quanto possiate immaginare ma un lieto fine accompagna il romanzo, del quale non vi racconterò nulla ma consiglio vivamente di leggerlo. Disarmante, ironico ed a tratti sconvolgente, vi trascinerà sino alla fine.
Simona

Video recensione? Sì, grazie!

Tra le tante proposte alternative alla recensione scritta, ve ne presentiamo una davvero imperdibile...





La proposta stuzzicante, fresca e coinvolgente arriva dal sito Shootv.com e in particolare dalla rubrica Book Juice di e con Andrea Ballarini.
Qualche minuto con l'intento di raccontare il libro e allo stesso tempo di incuriosire.
Atmosfera rilassante, musica in sottofondo e una chiacchierata informale, ma puntuale e creativa.


Ve ne lascio un assaggio



Book Juice - Parenti lontani from shootv on Vimeo.

Per visitare il sito CLIKKA QUI!

Aspirante scrittore? Grande iniziativa WMI - MONDADORI

Sei un autore emergente o aspiri a diventarlo? Non perdere questa interessante opportunità.



La Writers Magazine Italia, in collaborazione con le collane da edicola Mondadori (Gialli, Urania e Segretissimo), bandisce una iniziativa a cui possono partecipare gli abbonati della WMI e gli acquirenti delle collane Mondadori. 

La rivista scritta per chi scrive. 



Lo staff della WMI è stato incaricato di selezionare racconti da pubblicare sulle prestigiose testate Il Giallo Mondadori, Urania e Segretissimo.  
I racconti selezionati saranno pubblicati in appendice ai romanzi delle collane Mondadori, e titoli e autori dei racconti saranno messi in evidenza sulle quarte di copertina dei volumi che li conterranno.
Non si tratta di un premio, quindi non ci sarà la nomina di vincitori. Semplicemente, i racconti che la redazione della WMI riterrà pubblicabili saranno passati alla Mondadori, che li inserirà nei romanzi di prossima pubblicazione.
Un’opportunità assolutamente unica per tutti gli autori che frequentano la Writers Magazine Italia.
Possono partecipare a queste selezioni solo gli abbonati alla Writers Magazine Italia (con abbonamento in corso di validità nel momento dell’invio delle opere) e gli acquirenti delle collane da edicola Mondadori, purché nel rispetto del regolamento pubblicato di seguito. Non sono richieste tasse di lettura e ogni autore potrà mandare quanti racconti desidera, per tutti i generi letterari di riferimento. Avvertiamo che data l’importanza dell’iniziativa e la destinazione di prestigio delle opere da pubblicare, saranno scelti solo racconti di grande qualità da presentare a Mondadori. 



Il regolamento

- L’iniziativa WMI-Mondadori avrà inizio a partire dal 14 novembre 2011. Da questa data sarà possibile inviare i propri racconti per la valutazione.

- Si può partecipare esclusivamente con racconti dei seguenti generi letterari, riferiti a specifiche collane Mondadori:
1) Racconti gialli, thriller e noir per Il Giallo Mondadori
2) Racconti di spionaggio, combact e action per Segretissimo
3) Racconti di fantascienza, horror e fantasy per Urania

- Lunghezza racconti: le opere devono avere lunghezze comprese fra 20.000 e 30.000 battute (spazi vuoti compresi). Non sono ammesse deroghe.

- I racconti devono essere stampati su carta e inviati al seguente indirizzo:

SELEZIONE RACCONTI WMI-MONDADORI
c/o Redazione Category 4° piano Torre Nord
Arnoldo Mondadori Editore
Via Mondadori 1
20090 Segrate MI

- Nella busta, insieme al racconto, bisogna inserire:
1) Dichiarazione di proprietà e inedicità dell’opera
2) Nome autore, titolo, indirizzo ed email di riferimento (da riportare nell’intestazione del racconto)
3) Per ogni racconto inviato, bisogna inserire nella busta, dopo averlo ritagliato, il Certificato di Partecipazione (CdP) che si può trovare nelle ultime pagine di tutti i volumi in edicola di Urania, Segretissimo e Il Giallo Mondadori a partire dai fascicoli in vendita dal mese di novembre. Valgono solo gli originali. Se nella busta vengono inseriti più racconti, per ognuno di essi occorre che ci sia un certificato in originale.
4) Numero di abbonamento alla WMI, che deve essere in corso di validità nel momento in cui si spedisce il racconto per la selezione.

- La redazione avvertirà esclusivamente gli autori selezionati e comunicherà su quale fascicolo delle collane Mondadori sarà pubblicato il loro racconto. La stessa comunicazione sarà resa pubblica sul forum della WMI.

- Non saranno fatti elenchi di esclusi, né saranno date spiegazioni per le opere non accettate. Il tempo medio per capire se un proprio racconto (o più racconti in una singola busta) è stato scartato e quindi provare a rimandare qualcos’altro, è di 20 giorni dal momento dell’invio del racconto (o dei racconti) in redazione.

- La partecipazione a questa selezione comporta la piena adesione ai termini del regolamento. Non sono concesse deroghe di alcun tipo.

 



giovedì 20 ottobre 2011

Recensione: OLTREMONDO, PETALI DI ROSE E FILI DI RAGNATELE di Marta Leandra Mandelli

OLTREMONDO,
PETALI DI ROSE E FILI DI RAGNATELE
di 
Marta Leandra Mandelli


Titolo: Oltremondo
Sottotitolo: Petali di rosa e fili di ragnatela
Autore: Marta Leandra Mandelli
Editore: Gruppo Albatros – Il Filo


Recensione a cura di Samanta Catastini

In una Milano fantastica, posizionata nello stato del nord della Federazione Italica, Siobhan sta per compiere i suoi fatidici venti anni. Figlia di due persone facoltose, ha a sua disposizione un maggiordomo che la scorrazza per negozi di lusso e lezioni d’arco. Rowan è la sua amica del cuore che, per uno strano caso del destino, compie gli anni lo stesso giorno. Indivisibili in tutto, anche nell’incontrare i rispettivi fidanzati, Ian e Adrian. I quattro ragazzi dovranno affrontare insieme ogni sorta di avventura. Tutti i protagonisti celano dietro la loro apparente normalità doti fantastiche; Ian è un provetto guaritore a tal punto che la sua magia lo renderà indispensabile per supportare la causa d’Oltremondo, mentre Adrian si dimostrerà il guerriero più forte. Siobhan scoprirà di essere la prescelta per salvare i mondi possibili, se tale dote sarà usata per il bene potrà salvare più vite possibili se usata per il male sarà una tremenda maledizione. Rowan, invece, sarà talmente sensibile da poter sentire anche quello che gli altri provano. Il tutto si svolge in un mondo immaginario dove la fantasia vince sulla realtà, travolgendone il lettore. Lo stile, nonostante il tema fantasioso e irreale, risulta fluido e armonioso. Un buon inizio letterario della giovane Marta Leandra Mandelli.  

Anteprima! "Tempest" in libreria il 3 novembre 2011 per Leggereditore

TEMPEST È IL PRIMO ROMANZO DI UNA TRILOGIA IN CORSO DI PUBBLICAZIONE
IN FRANCIA, GERMANIA, REGNO UNITO, PORTOGALLO, RUSSIA E THAILANDIA.
LA CASA DI PRODUZIONE SUMMIT ENTERTAINMENT, CHE HA PRODOTTO LA SAGA DI TWILIGHT,
NE HA GIÀ ACQUISITO I DIRITTI CINEMATOGRAFICI

In uscita il 3 novembre

Tempest
di
Julie Cross

Pagine 384
Collana Teens International
9,90 euro
Isbn 978-88-347-1731-8

Un viaggio mozzafiato in una New York surreale,
tra presente e futuro, dove nulla è come sembra
e le coincidenze del passato
possono diventare i nodi irrisolti
del presente.

Manhattan, 2009. Il diciannovenne Jackson Meyer è dotato della facoltà di viaggiare nel tempo. Una mattina, due uomini fanno irruzione nella camera della sua fidanzata Holly e le sparano; Jackson assiste impotente alla scena e, in preda al panico, salta nel tempo, ma si ritrova bloccato nel 2007, senza più riuscire a tornare nel presente. Così decide di rivivere il passato per cambiarlo, in modo che Holly non sia più in pericolo. Tornando ancora più indietro negli anni, Jackson scopre importanti segreti su di sé e la sua famiglia: le persone che ritiene più vicine sono in realtà pericolosamente diverse da quello che sembrano... Ma non è tutto: Jackson effettua due viaggi in un futuro non meglio precisato, in cui una misteriosa bambina di nome Emily gli mostra una New York totalmente devastata, mentre Manhattan sembra galleggiare in una dimensione surreale e perfetta. Jackson sarà costretto a prendere decisioni sconvolgenti che potranno compromettere per sempre la sua vita e quella di chi ama profondamente...

Julie Cross è una giovane scrittrice e blogger statunitense. Ama i film di Stephen King, la saga diTwilight e tutti i libri di HarryPotter. Tempest è il suo primo romanzo, in corso di pubblicazione in Francia,Germania, Regno Unito, Portogallo, Russia e Thailandia. La casa di produzione Summit Entertainment, che ha
prodotto la saga di Twilight, ha acquisito i diritti cinematografici per Tempest per un prossimo film.


martedì 18 ottobre 2011

Dedicato a: CRISTIANA ASTORI e Tutto quel nero - Il Giallo Mondadori

Durante il Festival Letterario Grado Giallo che si è svolto sull'isola del sole Grado (GO) il primo fine settimana di ottobre, ho assistito alla presentazione del nuovo romanzo di Cristiana Astori ed eccomi qui a proporvi la lettura di Tutto quel nero e la conoscenza di un'autrice di cui sentirete sempre più spesso parlare.
a cura di Irene Pecikar
TUTTO QUEL NERO
di
Cristiana Astori


Dalla copertina

Troppo tardi per i ripensamenti, Susanna. Non avresti dovuto accettare quello strano incarico, anche perché il compenso era davvero troppo alto. Okay, avevi appena perso il lavoro e l’idea di dare la caccia a una vecchia pellicola scomparsa non ti sembrava male. Fare il topo di cineteca non è mai stato un mestiere rischioso, anche questo è vero. Ma almeno la fantomatica agenzia che ti ha assunta, per conto di un altrettanto misterioso collezionista, avrebbe dovuto insospettirti. Tutti quei soldi, quanti non ne hai mai visti in vita tua, per ritrovare un insulso documentario girato a Lisbona negli anni Sessanta? Andiamo, bastava rifletterci un po’. Ora invece salta fuori che si tratta di un film maledetto… Be’, cara Susanna, ormai è troppo tardi per ripensarci. E attenta a tutto quel nero.

Recensione:
Tutto quel nero, romanzo in edicola in questi giorni per Il Giallo Mondadori, è un noir molto particolare.
Un’ampia varietà di personaggi fuori dalle righe circondando Susanna, la protagonista, che è una ragazza fossilizzata nella quotidianità di un tran tran che non l’appaga, e forse non le appartiene, e ambisce a una vita più ricca. Una ragazza comune, fidanzata con un uomo per bene con cui lei non riesce a essere mai completamente se stessa. Poi, come una folata fresca o… gelida, arriva una proposta di lavoro interessante, redditizia e quanto mai insolita. Dopo un primo momento di diffidenza, Susanna accetta – anche spronata dal licenziamento inaspettato –. Lei sospetta possa celarsi qualcosa di strano dietro alla proposta di ricercare un filmato raro e introvabile, ma in breve nascerà in Susanna una smania, quasi un’ossessione per Soledad Miranda, l’attrice protagonista del filmato, e da quel momento la sua vita entrerà in un’altra dimensione. Scoprirà una realtà che si nasconde nel turbine nero, un’alternativa di vita che la spaventa, ma in qualche modo l’attrae.
Il mondo del cinema d’autore, dei filmati scomparsi o mai esistiti, di attrici e registi che non sono quello che sembrano risucchieranno Susanna in un’inquietante atmosfera. Nemmeno il lettore riuscirà a credere che stia accadendo veramente, eppure sarà tutto così palpabile e concreto, possibile che il fidanzato e gli amici di sempre debbano essere esclusi? Sì, loro non potrebbero accettare, né comprendere…  A cosa credere quando sembra di essere sull’orlo della pazzia? E se fosse tutta una macchinazione di qualcuno? Ma a quale scopo?
Solo alla fine il lettore potrà sedare il suo bisogno di risposte, solo alla fine Susanna capirà qual è il suo ruolo in Tutto quel nero.
Intrigante come la Astori abbia fuso personaggi inventati con quelli realmente esistiti o esistenti. E abile il modo in cui l’autrice rende accettabili situazioni e fatti distanti dal comune. Pagina dopo pagina il lettore è dentro. Non può far nulla se non continuare con avidità la lettura. I salti temporali accompagnano il lettore nel passato, lo invitano quasi a spiare da uno spioncino scene verosimili da lasciarlo dubbioso, incerto o sospettoso, alla ricerca di qualcosa di imprecisato, di una verità che non riesce a prender forma, rimanendo così col fiato sospeso. Oltre che affascinato. Sì, perché questo noir ha un alone di fascino che ruota intorno alla trama. Sarà per Soledad Miranda e la sua tragica fine o più semplicemente quel quid che Cristiana Astori ha saputo creare.
Sgombrate la mente e accomodatevi in poltrona. Tutto quel nero è tutto ciò che vi serve per qualche ora di suspense.
 
Cristiana  Astori

C. Astori - Foto di L. Servetti
Cristiana Astori, sceneggiatrice, scrittrice, saggista e traduttrice. Una dark lady piemontese.
Il suo romanzo Tutto quel nero è uscito il 6 ottobre 2011 per Il Giallo Mondadori. Ha inoltre pubblicato racconti su varie antologie ed è autrice della graphic novel L’amore ci separerà (De Falco, 2003).  
È la traduttrice, per Il Giallo Mondadori, della serie Dexter di Jeff Lindsay. Inoltre la sua antologia Il Re dei topi e altre favole oscure (Alacran, 2006) è il primo libro italiano a cui Joe R. Lansdale abbia dedicato una frase di lancio.
F. Forte - C. Astori
Grazie per la tua disponibilità, Cristiana, e benvenuta nel salotto letterario “Tuttosuilibri”. Ho assistito alla presentazione del tuo romanzo a al Festival Letterario Grado Giallo e mi è piaciuto il modo disinvolto di raccontarti. Merito anche del tuo interlocutore, Franco Forte, editor Mondadori – fra le altre cose – che ha saputo rivolgerti le giuste domande per stimolare il lettore a leggerti e al contempo a conoscerti meglio. Nel mio piccolo cerco di far conoscere ai lettori lo scrittore, ma anche la persona che si nasconde - a volte molto, altre meno - dietro al personaggio. Quindi ti chiedo: chi è Cristiana Astori nella vita di tutti i giorni?
Be' in realtà non sono molto diversa da come mi avete conosciuto durante la presentazione. Visto che narro storie del brivido potrei dirti che nella vita di tutti i giorni amo vestire in total black, partecipare a rave gotici, scrivere a orari assurdi e praticare la wicca. Invece adoro i colori forti, sono una fanatica di Springsteen, mi sveglio al mattino presto per conciliare la scrittura con i diversi lavori e adoro il trekking in mezzo ai monti e lo snowboard.

Sei la traduttrice di “Dexter” di Jeff Lindsay  – io lo adoro: molto per bene, nonostante tutto ;-) –.  Quanto, tradurre una saga così conosciuta, che è diventata anche telefilm, ti ha forgiata come scrittrice o invece, quanto il fatto di essere scrittrice ti ha aiutata nella traduzione?
Molti pensano che il requisito fondamentale per tradurre sia conoscere alla perfezione l'inglese. In realtà la cosa più importante è conoscere l'italiano. Non in modo superficiale, ovviamente, ma in tutti quegli aspetti “noiosi” che insegnano a scuola: l'analisi grammaticale, logica e del periodo, insieme a un lessico nutrito e ricco di sfumature, alla conoscenza dei modi di dire, alla capacità di creare similitudini e metafore ecc., uniti alla capacità di saper raccontare. Tradurre infatti non vuol dire solo capire il significato, ma saperlo narrare in modo suggestivo nella nostra lingua, secondo lo stile e il ritmo utilizzato dallo scrittore. Spesso capita di avere la parola sulla punta della lingua e non riuscire a esplicitarla; è un esercizio continuo e a volte sfibrante, ma come dici tu, fornisce un feedback continuo alla propria abilità di scrittura.

Domanda retorica: quale genere letterario preferisci e perché? E quale è stato il primo libro che hai letto?
Fin da bambina ho sempre amato il genere mystery in tutte le sue declinazioni: giallo, noir, horror. I cattivi mi hanno sempre affascinato: sono molto meno prevedibili e noiosi dei buoni. E poi l'idea di risolvere un mistero è stimolante, perché ti spinge a guardare in trasparenza e a proiettare sui fatti mille sfumature e significati. È un po' il procedimento utilizzato dalla psicoanalisi che trasforma l'invisibile in visibile, indagando sulla causa che sta alla base di un sintomo. Sono anche un'appassionata di fiabe classiche, in particolare Andersen e i fratelli Grimm. La fiaba è un ottimo veicolo per permettere ad adulti e bambini di affrontare le proprie paure, un po' come l'odierno racconto del brivido. Infatti la mia raccolta “Il re dei topi e altre favole oscure” è una riattualizzazione in chiave moderna del genere.
Il libro che ho letto? “Il mago di Oz” di Baum. Quando avevo cinque anni mio padre  veniva vicino al mio letto la sera e mi insegnava a leggere i titoli dei capitoli, poi proseguiva lui la lettura. Per me era un momento davvero magico!

Tutto quel nero. Un noir che mette i brividi. Vari personaggi e vari i punti di vista. Sembra quasi di vedere un film. E poi ci sono Susanna e Soledad. Come è nata l’idea della trama?
Sono contenta tu abbia apprezzato il mio libro :-) L'idea è nata dopo aver visto “Il Conte Dracula” di Jess Franco. Mi aveva colpito il modo in cui Soledad Miranda interpretava il personaggio di Lucy: riusciva a essere indifesa e crudele allo stesso tempo. Mi ero informata su di lei e avevo scoperto le strane coincidenze legate alla sua fine misteriosa e di lì è nata l'idea del romanzo. Inoltre durante la documentazione le coincidenze si sono infittite sempre di più, offrendomi spunti sempre maggiori per la trama.

Qual è stato il personaggio che hai sentito più vicino o simile a te?
Non è facile a dirsi. Non amo scrivere libri autobiografici, ma mi piace creare personaggi funzionali alla trama e alle emozioni che voglio suscitare. Se proprio dovessi scegliere, però, la più vicina a me potrebbe essere Susanna. Entrambe siamo terribilmente testarde e abbiamo un'incredibile predisposizione a cacciarci nei guai.

Nel romanzo hai fuso presente e passato, realtà e finzione. L’attrice Soledad Miranda, per esempio, non è un personaggio inventato. Quanto del tuo lavoro è stato rivolto alla ricerca? Ci vuoi raccontare qualche aneddoto interessante?
Il lavoro di ricerca e documentazione è stato lungo e impegnativo, anche perché Soledad Miranda, se pur un'attrice di culto per Quentin Tarantino, è sconosciuta ai più e non esistono biografie o pubblicazioni interamente dedicate a lei. Per ricrearla attraverso la penna ho visto e rivisto i suoi film, studiandone i movimenti, e ho chiesto la consulenza di Carlos Aguilar, un critico di cinema madrileno esperto in materia. Inoltre la pellicola maledetta al centro del romanzo era introvabile. Quando mi ero rassegnata a inventarne i fotogrammi, proprio Aguilar l'ha riportata alla luce e io mi sono recata personalmente a Madrid per vederla. Su questo ritrovamento si intrecciano numerose e inquietanti coincidenze, tra cui il fatto che i fotogrammi della pellicola ritrovata erano gli stessi che io mi ero inventata per il romanzo, ancora prima di vederli. Senza contare che la prima stesura di “Tutto quel nero” l'ho inavvertitamente conclusa il 9 luglio, il giorno del compleanno della Miranda e quando l'editor mi ha telefonato annunciandomi che “Tutto quel nero” sarebbe andato in stampa era il 18 agosto, il giorno della morte dell'attrice.

Nell’ultimo numero di WriterMagazine Italia ho avuto modo di apprezzare anche un tuo racconto. Mi è parso di leggere qualcosa alla Hoffman o alla Cortàzar.
Mi sono chiesta: una lettrice prima e una scrittrice poi, come te, cosa pensa del fenomeno che da qualche tempo sta dilagando in tutto il mondo riguardo alle creature della notte? Quali sono i vampiri che preferisci e perché?
Ti ringrazio per i paragoni, i racconti di Hoffman in particolare mi hanno sempre ispirato molto. Riguardo ai vampiri, credo che l'inflazione del fenomeno abbia portato a un fraintendimento della loro natura. Il vero vampiro è un mostro che si nutre attraverso il sangue della personalità altrui. È dunque privo di identità, per questo secondo la cultura popolare non viene riflesso dagli specchi. Che cosa ci può essere di romantico e nobile in un essere senza personalità che per vivere sfrutta l'esistenza degli altri? Va da sé che le mie storie di vampiri “preferite” non sono quelle in cui il mostro viene visto come un bel tenebroso da cui ci si augura di essere sedotte. Io stessa ho trattato il tema in alcune antologie, tra cui  “La sete” (Coniglio Editore) e “365 racconti horror per un anno” (Delos). Inoltre uno dei miei romanzi cult sull'argomento è “La bara” di Richard Laymon.

Ultima domanda: che progetti hai in cantiere?
I progetti futuri non li rivelo... per scaramanzia. Nei prossimi giorni è comunque prevista l'uscita di “Notturno alieno” (Bietti), un'antologia a cura di Gian Filippo Pizzo che contiene il mio primo esperimento di noir fantascientifico.

Ti ringrazio molto e ti saluto nell’attesa di leggere il tuo prossimo libro.
Grazie a te, Irene, per la stimolante conversazione :-)






 



Suspense Tale... 1° classificato Andrea Mignogna

Ed eccoci all'incontro con l'autore primo classificato del concorso "Suspense tale". L'indice di gradimento dell'incipit del suo racconto è stato molto elevato. Vediamo di conoscerlo meglio. 
Lo ha intervistato per noi Maria Irene Cimmino.

Intervista a cura di Maria Irene Cimmino

Benvenuto nel blog e complimenti, Andrea, per il tuo racconto che è stato il più votato dai lettori classificandosi al primo posto.
Ci farebbe piacere che ti presentassi ai lettori:da dove vieni, quanti anni hai, di cosa ti occupi nella vita?

Prima di presentarmi vi porgo i miei saluti ringraziandovi per l’attenzione, e seguo col dirvi subito che ho 24 anni da raccontare, perciò spegnete i cellulari, sedetevi e trascurate gli impegni delle prossime 24 ore. Per quanto possa essere sintetico, penso ci voglia un’ora per ogni anno compiuto … immaginate che noia!
Scherzi a parte, chiudo coi preamboli: mi chiamo Andrea come tanti altri Andrea nati in Calabria. Vivo nella bella città di Firenze da cinque anni, come tanti altri Andrea che abitano qui nel mio quartiere, lavorano vicino all’albergo dove faccio il cameriere, e ammattiscono per tirar su qualche soldino; che se Dio ce la manda buona faccio un terno secco al lotto e ce andiamo tutti a Honolulu!
Nell’irrefrenabile succedersi delle giornate, mi riservo il tempo di strimpellare la chitarra (magari vi capitasse d’ascoltare un certo Vinicio Milano, non è il mio stuntman, sono io) e  scribacchiare qualcosa mentre cronometro gli intervalli tra una passeggiata e l’altra del mio cane. Sempre guardingo però, perché se tardo rischio di beccarlo a orinare sulla porta.
Il resto è una comune vita da ragazzo, che invecchia presto per non morire giovane.

Cosa c’è dietro la scelta di scrivere questo genere di racconti?

Capita delle volte di voler scappare dalla monotonia della quotidianità, e ognuno rimedia nei modi più disparati: chi fa parapendio, chi scruta la polvere sulla moquette (sembrerà strano ma ho conosciuto persone a cui piace), chi s’ubriaca (ne conosco molte), chi spara ai piccioni (non ho avuto modo di conoscerne ma ne ho letto sui giornali), chi sputacchia dai palazzi sui passanti (fortunatamente ne conosco solo uno, ma giro sempre alla larga da casa sua), e chi, nel mio caso, si diverte a fantasticare su killer e commissari. “Almeno non si droga!” - dice mio padre. 

Qual è la tua fonte di ispirazione quando scrivi?

I volti della gente. Dietro ogni espressione c’è sempre una storia da raccontare.

A quale target di lettori ti rivolgi?

In un libro di Calvino, c’è la vicenda di uno scrittore che spia una donna sdraiata a leggere, in un terrazzino lì di fronte alla sua finestra. La immagina col suo racconto tra le mani, e come lei tante altre donne, uomini, giovani e adulti, vecchi. Così mi piacerebbe: arrivare alla gente che mi sta intorno (parenti e conoscenti a parte!).

Qual è la  difficoltà che incontra uno scrittore come te quando deve condensare in poche righe quello che altri fanno in centinaia di pagine?

Più che una difficoltà, è una mania. Ho l’ossessione della sintesi, forse per paura di risultare prolisso o per ansia, e tendo a concretizzare subito. Alla lunga diventa un difetto da rivedere.

Come riesci a far immediatamente entrare il lettore nell'atmosfera rarefatta e a volte un po' straniante del racconto?
Un obiettivo che mi pongo, dopo aver mantenuto imprecisati i dettagli della storia, è quello di dargli un ritmo incalzante. Pochi elementi generici, una narrazione concisa e lo svolgimento rapido, in sequenza.

Come riesci con scarne parole e poche righe a far risaltare lo spessore psicologico dei personaggi, riuscendo a trovare a tutti una perfetta collocazione scenica all'interno della narrazione?

Ti ringrazio per la domanda che ha un che di complimento.
I personaggi, ognuno con caratteristiche ben marcate, sono luoghi comuni che interagiscono fra loro. Magari non hanno bisogno di presentazioni e compaiono nel racconto in maniera autonoma, quasi convenzionalmente conoscessero le loro battute e i loro tempi. Pur non avendo prerogative, avrebbero comunque dato un’immagine propria.

Come si coniuga la stesura di una trama con il non detto, il non raccontato, il sospeso, appunto?

Hitchcok diceva che l’immaginazione sta sopra la logica. E tra logica e immaginazione, si nasconde un’idea contenente a sua volta tutte le astrazioni che la scrittura concretizza o cancella. E’ un concetto un po’ intricato …   

Pensi che questo filone possa avere degli sviluppi futuri o vorresti occuparti di un altro genere di narrativa, magari seguendo questa tua inclinazione?

Attualmente sono in fase sperimentale. Ho un’idea di tutt’altro tipo, ma data la mia incostanza nelle cose, non so se il futuro sarà giallo, rosa o nero. L’importante è che la penna scriva qualcosa di buono, e che non finisca l’inchiostro soprattutto!

Grazie per la tua disponibilità e per averci tenuto compagnia. Vuoi aggiungere qualcosa?

Volevo ringraziare prima voi, in secundis i miei familiari che hanno influito pesantemente sull’esito del concorso (se in tempo di elezioni avete bisogno di una mano, non ci sono problemi), e la mia dolce metà, per l’arrendevolezza con cui sostiene l’uomo più urticante del centro-nord Italia.
Un augurio a tutti e alla prossima!

MerIdioNOir
1° Classificato
… e un popolo interra scorie fra lo sterco.
Figlicidi, presto la prole si vendicherà.
Un uomo solo. Una canna in mano e tanta irritabilità.
Hashish, fiamma.
Una boccata, fumo.
Squilla il telefono.
Capo, hanno rinvenuto un altro corpo.
Porca puttana, chiama più tardi.
Il commissario del distretto Luovi Est, Carmine Migliani,
riposava dopo settimane passate a inseguire un assassino
ignoto. Le vittime: tutte donne, aveva visto le foto e ne
aveva sempre elogiato gli attributi, sicuro che il numero
sarebbe aumentato se non avesse risolto la questione entro
breve.
Spero l’abbiate trovato qui vicino, perché non muovo il culo finché non
viene qualcuno a prendermi.
L’orologio contò i minuti, già la volante rimandava i fari sui
palazzi del quartiere. Pi-pi-pi, pi-pi-pi, vuoi svegliare mezzo mondo?
Sentì il clacson mentre il portone si spalancava, e aprì lo
sportello di guida facendo accomodare il collega affianco.
Stasera sclero gli disse. Subito una prima ruggente graffiò
l’asfalto di Corso Cavour.
Qualche chilometro avanti Parrotta aveva delimitato la scena
del crimine, a minchia, avrebbe detto il commissario, data la
distanza ridotta tra il cadavere e i curiosi.
Levatemi ‘sta gente dalle palle, entrò salutando, almeno i bambini!
E’ un omicidio, mica un film! Seppure indelicate, le sue parole
avevano valore etico a volontà.
Domò la collera appena gli occhi inquadrarono dei resti
umani dietro una pozza di sangue. La ragazza giaceva al
suolo, chissà con quale violenza era crepata. Secondo il
dottore è avvenuto prima lo stupro e in seguito la tortura;
l’identico procedimento degli altri casi: gambe, orecchie,
braccia amputate, capelli laceri.
Bella bega. Lo psicopatico ha puntato i pezzi da novanta.
I flash travolgevano Rossana Varradi, ovvero quel che ne
avanzava, il nuovo scoop luoviano. La moglie del primo
cittadino era l’esclusiva offerta alle testate giornalistiche.
La trascinò via una barella quando le alte cariche locali si
radunarono sul luogo, ognuno ansioso di ammanettare il
colpevole.
Con la quinta uccisione giunse in centrale la solita lettera
anonima - Air Balac, Mortui non mordent - e il recapito
indicava 1.000.000 M.P. 44 Roshanak. Zero impronte
riconducenti al mittente, perciò poco da fare.
Presumibilmente le sigle erano insensate come i vecchi
messaggi.
Antò, ti piacciono i rebus? Il commissario alzò le scartoffie dalla
scrivania consegnandole al vice ispettore Belviti, ma il
centralino ricevette una soffiata e il reparto intervenne.
Arrivò sera; nulla si era mosso intanto che il questore
assillava. Dovevano inventare una soluzione purché avessero
contenuto l’opinione pubblica. Glielo dico con gentilezza, dottore,
non rompa i coglioni, giù la cornetta. Dopo l’ennesima reazione,
Migliani vedeva il licenziamento sempre più certo. Si
riproponevano lunghi mesi di congedo forzato, la
degradazione, e proprio grazie a quello sfogo sarebbe stato
dispensato.
Apprensivo, copiò gli indizi su un taccuino e andò verso
casa per riguardarli in pace. Ora urgeva un bagno caldo, poi
uno spinello avrebbe allentato i nervi così da scorrere il
rapporto senza distrazioni.
Al fulgore di quaranta watt, un uomo solo rullava la sua
ossessione.
Hashish, fiamma.
Una boccata, fumo.
Cosa significava Air Balac, Mortui non mordent? Il detto
latino traduceva I morti non mordono, il resto letto al
contrario dava il nome del suo paese nativo, Calabria. O era
una casualità oppure era davvero lui il destinatario. Abitava
in Via Marco Polo 44, e la lettera riportava 1.000.000 M.P.
44 Roshanak. Il civico combaciava, la strada pure…
Coincidenze fortuite, salvo il quarantaquattresimo capitolo
del Milione che aveva reperito in rete. Parlava di Balac, una
grande città distrutta dai Tartari dove Alessandro Magno
sposò la figlia di Dario, e fonti storiche collocavano un
episodio analogo al 327 a.C., anno durante il quale il re
macedone prese per moglie una certa Rossane (Roshanak,
piccola stella splendente).
Dunque tutto tornava: Rossane, Rossana, l’ultima vittima;
Air Balac, l’aura di Balac, Calabria; il libro, il nesso. Restava
indecifrato soltanto il proverbio. Lo ripeteva
incessantemente affinché gli balenasse un’intuizione, i morti
non mordono, e il cellulare vibrò muto nell’aria.
Capo, ne ho due. Una buona e una cattiva. Il questore ti sta cercando.
Dai, Belviti, voglio la cattiva.
Hanno scoperto una scritta sui denti della vittima.
Ecco il senso.
L’acciaio della camera mortuaria irradiava le pupille di luce.
Dalle labbra esalava fetore, mostrava due incisivi macchiati
con una X e un 2, e il Commissario rivestì la salma
abbandonando il distretto prima che lo avessero sorpreso.
Tra un caffè e un altro sfogliava i suoi appunti nel bar
all’angolo, seduto dinanzi al simbolo X 2. Gran figlio di troia,
per 2 non aveva rilevanza, fosse anche un numero romano
l’avrebbe raffigurato come XII.
Sebbene il Milione citasse proprio una cavalcata di dodici
giorni da Balac, i passi successivi smentivano le
corrispondenze fino al sessantaseiesimo, in cui compare un
tale Preste Gianni. Lo stesso cognome del questore, lo
stesso nome della sua compagna, la signora Gianna.
44+12=66, capitolo più capitolo i fatti erano questi.
Pagò il conto dopodiché guidò alla volta della questura. Un
inferno improvviso, i secondi parvero un lampo. Urtò la
gradinata e scese.
Dentro l’agente Gualdi beveva un orzo fumante. Ciao Renzo,
mi serve il dottor Preste, non attese replica che vide il diretto
interessato venirgli incontro: Lei è un maleducato, lo insultò,
diventò furioso, ma fortunatamente trovò subito i termini
giusti per dimostrare la sua nuova ipotesi.
Sbrighiamoci! Sirene spiegate verso villa Preste. La squadra si
precipitò fuori città, Migliani invece seguì una scorciatoia
sterrata. Se avesse tardato o avuto torto, il fiasco l’avrebbe
svilito pari a piscio nelle mutande, consolato e mortificato
assieme.
Lungo la strada le ruote schizzavano pietrisco, sotto i fanali
tagliavano il buio contro gli alberi. Agitava lo sterzo col culo
dondolante il sedile e la beretta 92 batteva il cruscotto,
scandendo il tragitto fra sospetto e certezza. Prima; frizione;
seconda; frizione; terza, quarta, quinta. Vai, cazzo, muoviti!
Scorse un veicolo conosciuto e l’abitazione più avanti,
parcheggiò dietro le siepi e smontò. Perché Belviti fuggiva?
Impossibile. La cancellata schiudeva un sentiero di pedate
rosse che a ritroso conducevano in casa. Dalla finestra
socchiusa distinse il cadavere; accanto una pistola simile alla
sua.
Fottuto bastardo, ho capito il codice. Fissava l’iscrizione BN
V QU BN LATU e una freccia specificava l’uscita (exit),
perciò la chiave sarebbe stata BeNe Vixit QUi BeNe
LATUit. Ha vissuto bene colui il quale ha saputo stare ben nascosto,
figlio di madre insegnante, recepiva il latino come un
dialetto.
Quando arrivarono le unità, trattene il questore all’esterno e
dispose il sopralluogo. Sviscerarono l’edificio
immediatamente, raccolsero bossoli, indizi, e infine un
dettaglio. Commissario, Antonio? L’ispettore scuoteva la testa
incredulo.
Boh, penso sia per strada. Di’ a me Parrotta. Bisognava omettere
quel particolare finché la situazione non avesse fornito un
chiarimento.
Il suo distintivo era nella vagina della vittima. Persino la balistica
aveva identificato l’arma, e il parere comune fraintendeva la
dicitura Ha vissuto bene colui il quale ha saputo stare
ben nascosto con l’idea che il vice ispettore Belviti avesse
palesato il suo segreto.
BeNe Vixit QUi BeNe LATUit, riesaminava la scritta senza
fiducia eppure il risultato gli stava davanti. Una B, una e, una
L, una V, i, T, i. Cazzo c’entra! Fremette mentre il display del
telefonino segnalò un avviso. L’amico aveva chiamato poco
fa, adesso il bip continuo non dava risposta, così raggiunse
l’auto e percorse cinque isolati sino al suo appartamento.
Niente nemmeno lì.
Seconda stanza al primo piano, la centrale fu il traguardo.
Una sagoma appesa e un biglietto annerivano l’invetriata
della porta: Excusatio non petita, accusatio manifesta.
Guardò oscillare Belviti con un capestro attorno al collo.
Alcune riprove confermavano l’accusa, bastava ciò, poi se il
vero colpevole avesse avuto cervello, si sarebbe dileguato.
Dottor Lubisi, Belviti era innocente, nello studio del vice questore
vicario, Migliani esumava il caso.
L’atrio della questura, la piazza, la Luovi storica, mollò
l’ufficiale per il privato; con meno restrizioni avrebbe
portato a galla la verità.
Il vento dimenava un montgomery blu notte e gli stivali neri
cadenzavano la rabbia sulla ghiaia. Rumori attorno ai suoi
pensieri, mosche ronzanti in testa. Immaginò soltanto
adesso il collega impiccato e come una dissenteria sfogò il
pianto dentro casa.
Hashish, fiamma.
Una boccata, fumo.
Un uomo depresso rullava la sua prostrazione.
Whiskey, altre dieci dita nel bicchiere e cadde. Sognò i
faggeti dove trascorreva le vacanze antecedenti la perdita dei
suoi cari. Hanno inquinato le nostre campagne, la voce paterna
tuonava, e il suolo contava centinaia di scheletri. Tumori,
Carmine, continuò, è un massacro. Tra incubo e risveglio ne
discerse l’espressione, ma il torpore finì lesto e il
commissario allargò la bocca contro un foglio. Durante il
collasso l’assassino era entrato, lasciando un ulteriore avviso:
Nomina sunt consequentia rerum. Cfr. 51/66 - seguiva
una lista di persone. I nomi equivalgono alle cose. Cfr. 51/66.
Elenca i vedovi. Forse una cartella o un dossier.
L’acqua fredda gli ghiacciò il viso, dopo una lavata
sprofondò il naso in un asciugamano. Ingollò latte e via
verso l’archivio; dirimpetto i nastri bendavano l’ufficio di
Belviti.
Dalla cinquantunesima fila estrasse il fascicolo 66, che
imputava alcune autorità luoviane e un presunto boss
’ndranghetista, Nicola Valga. Eccetto l’ultimo, gli indagati
rappresentavano appieno i coniugi delle vittime. Avevano
taciuto l’accaduto, sennonché i documenti rimanevano
tuttora. AIR BalaC, 1.000.000 M.P. 9 - alla fine sorprese
una nota, fotocopiò le pagine e uscì. Si ricomincia, bisbigliava
stizzito. In biblioteca consultò il nono capitolo del Milione.
La parola Acri evocava un’omonima cittadina calabrese, la
prossima destinazione.
(Ore 11:30. L’aereo tocca Lamezia Terme).
Attraverso la hall rammentava la sua terra natale, circa
quaranta chilometri da Acri, sull’Aspromonte. Avrebbe
visitato volentieri il passato se ne avesse avuto l’occasione.
Trangugiò un macchiato e noleggiò una vettura.
Il mare circondava l’A3, autogrill neanche a pagarne, solo
catrame. Oltre il guardrail osservò cemento e mattoni,
masticava liquirizia sputando la corteccia fuori, e una sigla
alla radio soffocò la musica: le news locali divulgavano
l’assassinio della signora Valga.
Vaffanculo è morta. Picchiò i pugni sul volante mentre lo
speaker comunicava la notizia. Oramai il killer sarebbe
sparito, era prevedibile. Coinvolto Belviti, ha ucciso altrove,
cosicché nessuno rilevasse attinenze tra questa e le vicende
precedenti. Di malanimo Migliani riponeva ogni speranza in
un prosieguo, magari avrebbe ottenuto un segnale e stavolta
l’avrebbe condotto dritto alla fonte.
Imboccò l’uscita Montalto-Rose quando notò qualcuno che
lo pedinava. Curva a destra, il veicolo si accodava, sostò un
istante, accelerò e quello procedeva appresso. Ebbene
l’enigma aveva un volto. Nello specchietto retrovisore una
faccia familiare, quasi rivedeva se stesso trent’anni dopo.
Rallentò bruscamente e la macchina sorpassò a quattro
frecce lampeggianti, in attesa della sua partenza. Va bene,
andiamo. Lo scortò fino al bosco sognato il giorno scorso.
La piena del Trionto sfiorava gli argini, lisciava muschio e
pietre. Sparvieri sopra i pali elettrici, fusti avvolgevano il
passaggio; trapelavano raggi di luce dalle frasche. Annusò
l’aria e l’ombra ventilò l’abitacolo. Un flashback, il
medesimo luogo, la sua infanzia. Lo sconosciuto frenò
adagio, poi aprì la portiera. Calma, Mino, sono tuo padre. Quel
nomignolo destava un affetto dimenticato, ma non si
persuase, sfoderò la pistola e gliela puntò addosso.
Come è possibile? Ne ricordava ancora i funerali. La disgrazia
che lo aveva reso orfano accertava la scomparsa dei genitori.
Abbassa l’arma, ti spiego. Piovve la nebbia e velò lo stupore.
Non avvenne nessun incidente, Carmine, inscenai tutto altrimenti ci
avrebbero ammazzato.
20
Era il Maggio 1979 e la nave ASO avvelenò la costa ionica con
novecento tonnellate di solfato ammonico. Curavo l’indagine
personalmente. Valga e Varradi trasferivano i rifiuti tossici da Luovi
al sud. Preste invece ammansiva la magistratura.
Nonostante avessimo prove sufficienti per ingabbiare un intero esercito,
imposero il silenzio, o meglio mi minacciarono di morte. Allora
andammo lontano.
Quanto un cieco scrutante il sole, Migliani esternò il suo
incanto. Beretta china e spalle prone, ascoltò la rivelazione
estrema.
Nell’ottanta tua madre morì di cancro, e ho reagito, credimi, impunitas
semper ad deteriora invitat.
L’impunità invita sempre a delitti peggiori.
Rade le ginestre ingiallivano il verde. Sull’erba planava la
brezza d’aprile e risplendeva l’agave fra i rovi.
Li hai uccisi tu. Rialzò la mira strizzando le mascelle.
Sì.
Dal basso accrebbe un sentimento d’astio irrefrenabile.
Il commissario non concesse scusanti.
Tremarono le palpebre.
Bloccò il respiro.
Sparò.

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