mercoledì 30 novembre 2011

recensione "Il Sangue di Montalcino"

Il sangue di Montalcino


Titolo: Il Sangue di Montalcino
Autore: Giovanni Negri
Editore: Einaudi Stile libero Big
Pagg.:282



Trama:

Sant’Antimo: una delle abbazie più suggestive della Toscana, incastonata  fra ulivi secolari e i vigneti che producono uno dei più famosi vini al mondo: il Brunello di Montalcino. Le mura antiche di questa chiesa  nascondono il cadavere di un uomo, non uno qualunque, ma un enologo, anzi, uno dei più celebrati wine-makers di fama mondiale. E l’indagine, che si rivela subito complessa e intricata quanto decisamente insolita,  viene affidata al commissario Cosulich, ruvido e generoso come la terra da cui proviene: l’Istria. Egli, quasi astemio, dovrà prendere familiarità con il vino, vedersela con più di un mistero, entrando pian piano in un mondo sconosciuto e quanto mai affascinante, ricco di suggestioni e di incontri con svariati e curiosi personaggi fino al colpo di scena finale. Il romanzo prende vita fra la  Toscana, il Piemonte e la Franciacorta: terre di grandi vini e di grande fascino.

Recensione:

Co-protagonista di questo poliziesco è il vino, è lui che si racconta, presentandosi inizialmente  chiuso per poi esplodere pagina dopo pagina in una fragranza inattesa e facendosi intensa amicizia con il commissario, riuscendo a vincerne l’ iniziale diffidenza. Diventeranno buoni compagni di viaggio per dipanare assieme questo fitto mistero e portare alla soluzione del delitto: un vero e proprio percorso enologico anche per il lettore inesperto o profano che si accosterà a questo universo straordinario, forte di richiami storici e scientifici.

L’autore,  che è anche un famoso produttore di vini in Piemonte, qui “scompare” del tutto: infatti non è mai autoreferenziale o accademico, ma sa trasfondere un grande amore per questo prodotto dell’uomo, frutto di ricerca e caparbietà, studio, sperimentazioni, successi e fallimenti, a far quasi da specchio all’inchiesta che prende vita dalle pagine del libro.
Giovanni Negri riesce dunque a coniugare superbamente un’indagine di polizia con un vero e proprio racconto sul vino: sapore di giallo, insomma.
Il romanzo è permeato da un’atmosfera autunnale, crepuscolare, brumosa e venata da uno struggimento melanconico che si riflette appieno sul carattere del commissario: paesaggio esteriore che si fa paesaggio dell’anima.
Lungo la narrazione a volte il protagonista incontra una lepre: quasi  un’apparizione fantasmatica Chissà se si tratta di un irrompere casuale o di un riferimento preciso? Lasciamo che sia il lettore a scoprirlo.


Maria Irene Cimmino

lunedì 28 novembre 2011

"Caro Amore Ti Scrivo"... Martina Cimmino

Caro Amore, ti scrivo ©
Di Martina Cimmino


Quel giorno in autobus, in quella città uggiosa, lontana da casa, la pioggia che scorreva sui finestrini mi dava l'idea di essere sott'acqua. E io, presa da amnesia, non riuscivo a nuotare. Non che volessi farlo comunque. Il mio cuore che annegava era un dato di fatto, irrevocabile e non avrei potuto cambiare le cose. Poi, però, tra le ultime bolle d'aria che si affrettavano fuori dai miei polmoni apparve la tua mano che iniziò a spingermi verso la superficie.
 "Scusi, signorina, il suo ombrello gocciola sulle mie scarpe". Mi girai per vedere che faccia avesse quella voce calda, intrisa di disappunto. Davanti a me c'era un bell'uomo sulla trentina tipicamente inglese. Il British-good-breeding gene è inconfondibile. Il tuo viso, impassibile di fronte alla mia espressione da italiana bad-tempered quale sono, si aprì in un sorriso dolcissimo.
La tua mano mi ha salvato l'anima. Quell'incontro accidentale fu l'espediente che permise al mio cuore di non trovare sepoltura nel mare della sfiducia. Dopo un attimo di stordimento, durato giusto il tempo di qualche cena fuori, mi concentrai su di te, pronta per darti il meglio di me stessa, senza però rendermi conto di quanto ancora mi pesasse il recente e frustrante tradimento subito. La paura del passato mi impedì di apprezzare il tuo carattere nella sua complessità e fallace perfezione. Ma tu sei sempre stato paziente e hai preso i miei talora algidi atteggiamenti nel modo migliore, con una pazienza e una comprensione che da un uomo non ci si aspetta.
Pochi mesi dopo, quando il mio corso di aggiornamento nella metropoli finì e tu mi riaccompagnasti in Italia, l'aeroporto creò l'atmosfera adatta a ricucire il mio cuore nella sua interezza e mi aprì davanti agli occhi le infinite sfumature della tua personalità, che fino ad allora involontariamente avevo ignorato. Ti baciai e ti abbracciai con una luce nuova negli occhi e ti dissi tutto quello che provavo. Ti feci però anche notare che ormai era tempo di tornare a casa e che le nostre strade si sarebbero divise. Le tue parole di quel momento non le dimenticherò mai. "Il nostro amore è troppo grande per essere distrutto dalle distanze". E fu allora che iniziò il vero viaggio! 
 
 

martedì 22 novembre 2011

Recensione: "Changeless" di Gail Carriger


Changeless
di
Gail Carriger
 TITOLO: Changeless
    AUTORE: Gail Carriger
    EDITORE: Dalai Edizione
    PAGINE: 328


Recensione a cura di Margherita Sgorbissa

Chi non rimarrebbe affascinato dal cipiglio piccante e ostinato di una donna italiana? Soprattutto quando la donna in questione è una preternaturale: ironica, sensuale e... senz'anima!
È questa la natura della nostra Alexia Tarabotti, la cuivoce narrante ci conduce in modo del tutto affiatato fra le pagine di Changeless, storia di licantropi, vampiri, fantasmi e dirigibili. Proiettata nella cupa atmosfera britannica, tra Londra e la Scozia, la nostra protagonista sarà chiamata a risolvere un nuovo mistero nel mondo Soprannaturale: colpito da un'epidemia di umanizzazione, seguiremo le sue dinamiche attraverso inattesi colpi di scena, sospetti, spie, segreti inquietanti. L'abile inventrice Madame Lefouxe, con il suo inusuale stile maschile e la sua eleganza francese, rimarrà un'incognita pertutta la narrazione: spia o fedele compagna? Amica o nemica? E Angelique,silenziosa dama di corte di Lady Maccon, incomparabile acconciatrice di capellie consigliera di stile, sarà davvero così debole e innocente come ci appare?
Ma quale mistero si nasconde realmente dietro quest'epidemia?
La Scozia porterà alla nostra speciale investigatrice molterisposte e molti indizi: due branchi a confronto, quelli di Woosley e diKingair, vecchi rancori e conti in sospeso.
Ma soprattutto la scoperta di misteriosi manufatti egizi,portato alla dimora di Kingair dopo la spedizione in Oriente. Che non siaproprio in uno di quelli il segreto dell'umanizzazione?
Fra la bonaria austerità di Connall Woosley, Lord Maccon elicantropo Alfa del branco Woosley e la ferrea razionalità di sua moglie Alexia, siamo completamente immersi nella suspance del racconto, che ci prende a tal punto da farci affezionare a tutti i personaggi e seguirli instancabilmente. La Carriger ci sospinge fino alla fine della storia con un linguaggio frizzante e sarcastico, guidandoci con ritmo incalzante alla soluzione dell'intreccio, ma senza mai rinunciare al fascino del genere proposto, che viene articolato con particolare attenzione nella scelta del tono e nel carattere dei personaggi.
Originale, per di più, la scelta di un punto di vistapienamente femminile, capace di mettere in luce la tenacia del suo genere,l'acutezza per i dettagli e la forza nascosta di risolvere quasi da sola unasimile questione in veste di moglie, consigliera della Regina, amica einvestigatrice.
L'ambiente piovoso, oscuro, avvolto dalla nebbia, primalondinese e poi scozzese, ci permette di penetrare nel lato più misterioso del romanzo, che sembra procede sviluppandosi in un tempo ben scandito e chepermette al lettore di non perdersi o annoiarsi: i tempi infatti sono brevi ecalibrati, le descrizioni sono equamente proporzionate alle parti di narrazionee di dialogo, in modo tale da mantenere sempre alta la tensione e la curiosità di chi legge.
Ma quando tutto sembra concludersi per il meglio, ecco che un nuovo mistero si farà avanti, questa volta proprio in Alexia Tarabotti: il su ogrembo sembra stia accudendo una nuova vita.
Ma Changeless sembra lasciarci in un finale senza fiato!
Com'è possibile che Lady Maccon sia rimasta incinta, se i licantropi (come suo marito) non possono procreare?
Infedele o colpita da un nuovo segreto?
La Carriger ci lascia in sospeso con solo una breve anticipazione di Blameless, terzo capitolo della sua saga, che attendiamo con ansia!


lunedì 21 novembre 2011

"Caro Amore Ti Scrivo"... Margherita Sgorbissa



Caro Amore, ti scrivo. ©
Di Margherita Sgorbissa

Qui è tutto buio, la mia stanza è stretta e la luce del sole è qualcosa che ormai brilla solo nei ricordi.
Mi vengono in mente le piogge dorate di foglie, quando le acacie a ottobre perdevano i loro appassiti gioielli e noi li calpestavamo noncuranti di tutta la sofferenza che dovevano provare, adagiati nella loro decadenza. Poco più in là il lago, immerso in un mesto silenzio, come se il mondo attorno si fosse cristallizzato davanti a noi. Per noi.
Già allora, fra un sussurro e l'altro, senza interrompere il vento nel suo canto autunnale, ti chiedevo di amarmi e lasciarla stare, una volta per tutte. Mi fidavo di te, della tua forza e della tua volontà. Sapevo che c'era qualcosa di più grande dentro di te e dentro di noi, che potesse superare la mediocrità di un vizio, di un effimero piacere. Un piacere che nei tuoi occhi, e poi nei miei, si specchiava subdolo, strisciante, infimo.

Mi ero accorta di voi due quand'era già tardi. C'erano sere in cui ti fermavi fuori fino a tardi, a volte nemmeno tornavi a casa, quelle in cui telefonavo a Luca, a Stefano per sapere se ti eri fermato da loro e mi rispondevano con quelle voci confuse, stordite, imbarazzate.
Tu non riusciresti a capire nemmeno ora tutta la mia frustrazione, la mia rabbia nell'essere lasciata da sola, in quella casa buia, fredda, talmente desolata da sentire i vicini russare nell'altra stanza e pregare che il mattino dopo ti avrei trovato in cucina, almeno sano e salvo.
Ma tu la volevi, la cercavi. La bramavi come fosse la sintesi di un'immensa libidine, come se nell'averla affianco riuscissi a trovare il segreto di questa vita che tu credevi complicata, persino insensata a volte. Me lo dicevi e io stavo lì, pensavo a lei, cercando un modo per eliminarla per sempre dalle nostre vite, dalla tua per primo.

Poi hai cominciato a portarla a casa.
Era lì, nella nostra cucina, inerte, meschina. Dicevi che non sapevi dove portarla, non aveva un posto sicuro dove stare. Sarebbero venuti a prendersela prima o poi, ma chi?
Ti chiudevi nel bagno per ore, mentre io fuori urlavo, piangevo perché sapevo e ti scongiuravo di smetterla.
Tu uscivi con quel sorriso sghembo, rotondo, gli occhi velati da una strana contentezza. Mi faceva vomitare. Sbattevo le porte, spaccavo i bicchieri, perfino ti colpivo il petto con dei pugni rassegnati, deboli, ma tu quell'amore non lo sentivi. Lei lo filtrava altrove, chissà dove. Tu il mio dolore non lo vedevi, i miei occhi stanchi, supplicanti erano un gioco, uno scherzo visivo, un piccolo dettaglio scomodo.
Poi fu il periodo della tua puntualità. Alle nove eri a casa. Anzi, rotolavi a casa. Raccoglievo la tua stanchezza, asciugavo l'orlo della tua bocca sporca di saliva, assecondavo i tuoi deliri. Ti prendevo il colletto della polo con due mani, ti sbattevo la testa contro il tappeto quelle volte in cui facevi perfino fatica a stare seduto e con una collera contrita, ti intimavo di smetterla. Te lo ricordi questo, amore?
Lei doveva uscire dalla tua vita, pensavo, doveva tornare al suo posto, lontano da noi. Ma mi baciavi, tu. Ridevi, tu. Mi amavi, tu? Che stupida, a credere che in quel sesso tossico e ipocrita, si nascondesse la nostra felicità. La nostra forza, la nostra seconda ed ennesima possibilità.

Amore, ti ricordi quando hai cominciato a chiedermi di giocare con voi? Una cosa a tre! Che bellezza ti doveva sembrare, quella di me assieme a lei, una dentro l'altra, vicine, in un'estasi eccitante, in cui ci saremmo potuti perdere assieme, nel vorticare di una totale assenza di sensi, di realtà, di vita.
Perdonami per quello schiaffo, avrei potuto risparmiare le mie energie per dopo. Perdonami anche per averla presa e sbattuta fuori di casa, con violenza. Non avrei voluto farti arrabbiare, darti la pena ti prendermi le braccia, scuoterle con forza, sbattermi a terra, minacciarmi con i tuoi pugni ad un centimetro dal viso. Perdonami, amore, per quell'ulteriore seccatura. Ora ammetto che me la sarei potuta risparmiare. Per dopo.

Quel giorno arrivasti a casa. Avevi la pazzia che balenava negli occhi sgranati. Ti passavi una mano sotto il naso, ogni dieci secondi, istericamente. Sei entrato a casa urlando il mio nome, prendendo la tovaglia con il mio piatto e il mio bicchiere ancora sopra e hai spaccato tutto a terra. Hai rovesciato le sedie, gettato a terra la borsa, la pianta di mia madre, le pentole sui fornelli. Hai spalancato il frigo, amore. Hai persino mandato in frantumi la nostra foto della Spagna. Amore.
Hai fatto un buco con un pugno contro la porta che avevo decorato per te. Sei salito lungo le scale e il mio cuore batteva all'impazzata, amore, perché da come stavi sbraitando lei era sparita, qualcuno te l'aveva portata via. O forse qualcuno ti aveva scoperto con lei, amore? Qualcuno aveva preso i vostri nomi e li aveva inseriti assieme in un registro inopportuno?
Dal tuo farfugliare non capivo niente, da quella nausea che stava sconvolgendo i miei sensi non capivo niente. Tenevo le mani strette sul ventre, perché là dentro sentivo qualcuno agitarsi, forse anche lui aveva sentito qualcosa.
Ero incinta, ma tu non lo sapevi ancora, amore. Perché tutte le volte che avrei voluto dirtelo, lei era con te, dentro di te, nel tuo sangue, nelle tue vene, nel tuo cervello, nel tuo cuore, nei tuoi occhi ormai inumani, irrazionali, assopiti da qualcosa di più grande, più devastante di quell'amore che mi avevi dimenticato, per poi scomparire nel suo oblio.
Avevi una sedia in mano, alzata a mezz'aria, traballante verso di me.
E io lo sapevo che mi avresti dato la colpa se lei se n'era andata. Era colpa mia, io te l'avevo portata via. Il male ero io, la fine ero io, la colpa ero io.
Ma era troppo.

Non volevo premere il grilletto, amore, te lo giuro. Non volevo che quel piccolo proiettile ti perforasse la fronte, non volevo vederti immobilizzare da un colpo così netto. Io ti amavo, ti ho amato in tutto questo lungo e drogato tradimento. Ti ho offerto il mio aiuto, il mio sostegno, la mia presenza. Persino tuo figlio era lì in grembo con me, per te.
Ma tu volevi uccidermi per lei, per quella polvere bianca che ti entrava dal naso e poi nelle vene, nel cervello, nel sangue, nel cuore, togliendo il mio spazio, togliendo l'ossigeno della ragione, dell'amore, spezzando via il profumo delle acacie dorate, il canto del vento mite, il silenzio del lago, in tutta la sua bellezza.
Ti avevano scoperto, te l'avevano portata via, la cocaina.
Eri spacciato, da lei, per lei, con lei.
Ti aveva distrutto. Ti eri distrutto.

Caro Amore,
ti scrivo. Qui nella mia cella è tutto buio, la mia stanza è stretta e la luce del sole è qualcosa che ormai brilla solo nei ricordi.
Fra tre mesi mi porteranno all'ospedale, darò alla luce Francesco e attuerò le pratiche per l'adozione.
Se tutto va bene, il giudice mi riconoscerà l'instabilità mentale e potrò uscire da qui.
Villa Santa Chiara è già pronta per accogliermi, con le sue terapie di recupero, le pillole, la calma. La vita. L'amore? Chissà.

Che Dio ti abbia in gloria amore mio, ora che lei se n'è andata e tu con lei, il Sole nuovo che vedrò all'uscita da qui sarà il più bello di sempre.
Ti amerò per sempre,

 Tua Serena.

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Recensione: “Il primo giorno” di Rhiannon Frater

IL PRIMO GIORNO
di 
Rhiannon Frater
 

Titolo: Il primo giorno
Autore: Rhiannon Frater
Editore: DelosBooks

Trama:
Mentre è in fuga da un’orda di famelici Non Morti per salvarsi la pelle, Katie si imbatte nella drammatica ritirata di Jenni dall’attacco dei suoi familiari, intenti a volerle strappare ogni arto del corpo. Unite per necessità, nelle oscurità di un mondo sull’orlo dell’abisso, le ragazze si rifugiano tra le colline del Texas dove scoprono un gruppo di sopravvissuti isolati in una roccaforte di fortuna. Nel fortilizio i superstiti lottano per la sopravvivenza, sfidando giorno dopo giorno le probabilità di spuntarla sull’orda di zombie. Katie e Jenni sanno che la realtà non sarà mai più la stessa; ciò nonostante la vita continua. Nuove amicizie, nuovi amori e nuove famiglie crescono dalle ceneri dell’orrore e della tragedia. La gente guarisce. E sopravvive.

Recensione a cura di Simona Liubicich
Carissime lettrici e appassionate di horror, oggi vi presento la recensione di un libro “allucinante”. Premetto che non sono un’appassionata di questo genere ma si sa che nella vita letteraria bisogna assaggiare di tutto un po’, specialmente per me che mi cimento principalmente con la scrittura. Quindi, quando Irene mi ha proposto questo lavoro, l’ho accettato con entusiasmo, certa che ne avrei ricavato un ulteriore arricchimento. E così è stato, anche se ripeto, il genere non è propriamente il mio…Appena ho aperto il testo di Rhiannon Frater sono stata catapultata in un mondo surreale, angosciante e macabramente pericoloso.
 
Partiamo dal presupposto che l’autrice non fornisce spiegazioni sui motivi per i quali gli zombie si siano diffusi, ci sono e questo è il punto di “esplosione” del libro. Sono tra noi e sono dannatamente pericolosi, crescono di numero come locuste affamate ed i pochi superstiti null’altro possono fare se non scappare, fuggire alla ricerca di vita, vita umana. Questo è ciò che fa Jenni quando la sua famiglia si trasforma completamente in questi mostri famelici. La donna si imbatte in Katie che la salva da morte certa; due donne così caratterialmente differenti ma che si ritroveranno legate da un destino comune, da un male che dilaga senza ancora una spiegazione, come un sorta di virus, ed è proprio qui che per me casca l’asino. Insomma, ho già visto e rivisto, letto e riletto situazioni analoghe; il presunto virus, gli zombie, vittime di un contagio sconosciuto che si trasformano in cannibali attaccando i sopravvissuti; l’ho trovato banale e ripetitivo, nonostante il successo del libro. Mi ha ricordato moltissimo i film con Milla Jovovic “Resident Evil”e il virus che trasforma gli uomini in zombie o Will Smith su “Io sono leggenda”, che combatte le medesime creature ed alla fine, puntuale come sempre, il miracolo del fortino con gli umani dentro che lottano per la sopravvivenza in un mondo apocalittico.
Ma proseguiamo nella recensione senza dilagarmi fuori tema; è sicuramente incalzante, parte con una scena che mi ha letteralmente agghiacciato. Le dita della mano di un bambino, presumibilmente piccolo, che raspano da sotto la porta alla ricerca della mamma. Un bambino piccolo, contagiato; queste dita piccine che spuntano muovendosi meccanicamente e questa donna sotto shock che le osserva, gli occhi inevitabilmente catturati dalla scena. Lei è Jenni, unica superstite della sua famiglia, che preda del panico che in qualche modo la blocca, osserva la sua famiglia trasformata procedere verso di lei, per divorarla. Qui interviene Katie, donna forte e determinata a differenza della prima; una donna che a differenza di Jenni, ha avuto molto dalla vita, sostegno della famiglia ed un amore lesbico che lascia in lei ricordi traumatici; la sua compagna, il suo grande amore si è trasformato ed ha tentato di ucciderla. Questo per lei è motivo di frustrazione, sensi di colpa e dolore. La sua macabra immagine ne tormenta la mente e Katie non riesce a dimenticare l’orrore. Le due dovranno fare fronte comune ed adattarsi alla nuova situazione, decidere di combattere la piaga che scoprono dilagare non soltanto nel Texas ma ovunque. Il fortino della salvezza, una sorta di base difensiva dove un gruppo di umani è riuscito a mettere su una buona barricata contro l’orda famelica, le accoglierà in seno alla comunità e qui le due donne dovranno loro malgrado ricominciare a vivere anche se ormai niente potrà più essere come prima. Jenni, sempre sul filo dell’orlo del baratro che rischia di portarla alla pazzia, verrà sostenuta dall’amicizia di Katie, che riuscirà a tirare fuori il lato combattivo della donna che per anni ha vissuto una vita di violenze domestiche da parte del marito. Di per contro, la dolcezza di Jenni spingerà Katie a cercare di andare avanti nella sua vita, a proseguire nel suo cammino mentre due protagonisti si aggiungeranno alla storia, Travis e Juan, ma qui non voglio raccontare troppo onde evitare di fare spoiler…
Insomma, un libro che agli appassionati del genere dovrebbe sicuramente interessare; a me ha regalato poco anche se devo ammettere che la scrittura e lo stile dell’autrice sono ottimi, forti e incalzanti. Ci mette di fronte al “traditional movie”, gli zombie, classici mostri che da anni popolano i sogni macabri delle persone. Plausibile, veritiero? Non so anche perché gli zombie a me hanno sempre fatto ridere, sin dai film di Dario Argento.
Consiglio il libro a tutti gli amanti del genere sicura che non vi deluderà, trascinandovi in un’atmosfera di orrore, grande azione e ottima descrizione delle sit.


venerdì 18 novembre 2011

Caro amore ti scrivo CARO AMORE... di Giulia Ambrosini

Caro amore, ti scrivo 
Di Giulia Ambrosini

Pensare a quale può essere stata la tua reazione, quando sei tornato dal lavoro e hai trovato il biglietto che ti ho lasciato, mi distrugge. Chissà se hai pianto... no, non può essere. Tu sei così forte, sei così impassibile. Piuttosto, ti sei arrabbiato tantissimo e non hai voglia di rivedermi in questo momento; beh, non mi vedrai più.
Ti scrivo questo altro biglietto, voglio che tu sappia tutto.
Inizio con il dirti che non te lo meriti, amore mio. Non mi hai mai fatta soffrire; sei un uomo meraviglioso, un marito perfetto. Entrambi ci siamo sempre sacrificati per realizzare il nostro sogno di avere una vita serena, dal giorno in cui è nato il nostro amore.
Lavoravamo da mattina a sera, riuscivamo a vederci solo a cena; io, poi, sparecchiavo la tavola mentre tu guardavi la televisione. Ti sarà sembrato che ti stessi ignorando, amore mio, ma tra un piatto e l'altro rivolgevo sempre per qualche istante uno sguardo al tuo viso. Ho sempre adorato l'espressività che lo caratterizza; si capisce subito quando ti viene da ridere, quando ti stai innervosendo o quando sei annoiato. Quando concludevo la pulizia della cucina, mi sedevo accanto a te, senza che tu mi dicessi qualcosa. Ma io so, grazie al tuo viso intenso, che ti emozionava avermi accanto a te. Ogni tanto mi accarezzavi le spalle, come per massaggiarmi, e io ho sempre provato un brivido lungo la schiena. Fra di noi c'è sempre stata della timidezza, ma riusciamo a capirci anche solo con lo sguardo, vero amore mio?
Stanchi della giornata, ci mettevamo a letto abbastanza presto. La notte accanto a te, ad ascoltare il tuo respiro e ad abbracciarti sotto le coperte, è sempre durata troppo poco. Appena andavi a lavoro, io mi spostavo al tuo posto, per sentire sulle lenzuola il tuo calore e il tuo profumo.
Come adesso sai, sono anch'io romantica; ma, con il passare degli anni, ho perso la bravura che avevo nel mostrarti ciò che provo. La passione però è sempre rimasta, amore mio.
Ti ricordi il nostro primo appuntamento? Avevamo vent'anni, a quei tempi ero molto più sentimentale. Prendemmo un traghetto per andare a Venezia, così, per trascorrere qualche ora speciale: l'idea fu mia. Lo feci apposta, mi sembrò romantico. Mentre avanzavamo sul mare, notasti che tenevo nella mia borsa “1984”, il romanzo di Orwell: mi dicesti che era uno dei tuoi libri preferiti, allora io lo sfogliai per trovare le pagine che riguardano il primo incontro tra Winston e Julia e te ne lessi un pezzo. Il sorriso che nacque sul tuo volto fu straordinario.
Ricordo così tanti giorni felici, amore mio. Ne ricordo anche uno terribile: quello in cui mi dissero che ho il cancro. Lo seppi prima di te e crollai a piangere: ero triste, ma non per me stessa, ero triste per te, perché non avrei mai voluto lasciarti solo. Ebbi talmente tanta vergogna da chiedere a tua madre di dirtelo al posto mio. Non ho mai voluto parlarne con te, non volevo ammettere che il tempo che avevamo ancora a disposizione per stare insieme stava amaramente finendo. Tornai a casa solo dopo essermi accertata che tua madre ti avesse già dato la notizia; lo sguardo che tu mi rivolgesti è la cosa più triste che è capitata nella mia breve vita, amore mio. Mi ricordo anche quando, poche settimane fa, mi hai abbracciata: quando hai disciolto le braccia, hai mostrato un'espressione di disprezzo verso il mio corpo, diventato mestamente magro.
Non sopporto tutto questo, io voglio la felicità sul tuo volto. Non voglio arrivare a quel giorno in cui ti diranno che sono morta, non riesco ad aspettare con questa angoscia inesorabile. Voglio morire adesso e, stavolta, voglio essere io a darti la notizia.

Addio amore mio, ti amo e ti ho sempre amato.

In occasione della Fiera della piccola e media editoria  
Più libri più liberi

che avrà luogo a Roma a Palazzo Esposizioni (EUR)  
dal 7 all’11 dicembre




ripete il fortunato evento di Matera, che ha visto la partecipazione di moltissime lettrici appassionate,

offrendovi un’altra esclusiva opportunità di conoscere di persona le vostre autrici preferite!



Sabato 10 dicembre alle ore 15 in sala Ametista

ORNELLA ALBANESE
MARIANGELA CAMOCARDI
ROBERTA CIUFFI
KATHLEEN MCGREGOR
PAOLA PICASSO

presenteranno i loro romanzi e dialogheranno, in un incontro aperto a tutti, sul futuro del genere romance in tutte le sue accezioni.

Interverranno l’Editore Sergio Fanucci e l’editor di Leggereditore Laura Ceccacci.

giovedì 17 novembre 2011

Recensione+ intervista: ALI IN GIOCO di Annalisa Marino


Recensione + intervista: Ali in gioco di Annalisa Marino


ALI IN GIOCO
Annalisa Marino



Titolo: Ali in gioco
Autore: Annalisa Marino
Pagine: 240 pag
Editore: Gruppo Editoriale Esselibri - Simone

Estratto:
"Noi siamo le stelle che cantano.
Noi cantiamo con la nostra luce.
Noi siamo gli uccelli di fuoco.
Noi voliamo in cielo.
La nostra luce è una voce.
Noi abbiamo fatto costruire una strada affinchè lo spirito la usi."

Canto tradizionale indiano

Trama:

Angel è una giovane Top Gun della marina americana che ha fatto di tutto per realizzare il suo sogno: volare fino ad infrangere la barriera del suono.
In volo è imbattibile e spericolata.
Un giorno, durante un’esercitazione, il suo aereo si spegne inspiegabilmente e, da quel preciso istante, qualcosa di misterioso si accende in lei: capacità paranormali, difficili da accettare che, suo malgrado, le cambieranno la vita trascinandola in un’avventura dai risvolti inaspettati.


Recensione a cura di Stefania Scarano:

Angel è una top gun della Marina Militare Statunitense, formidabile in volo quanto negata al combattimento secondo i suoi superiori nonchè indisciplinata. Dopo l'ennesima esercitazione di imbatte in un misterioso velivolo che cerca di individuare quando, misteriosamente, i comandi del suo tomcat si spengono e così è costretta ad eiettarsi col suo secondo pilota finendo in acqua.
Da questo banale quanto insolito incidente la vita di Angel cambia, non è più la stessa, non riesce a dormire, sente e vede cose inspiegabili e inizia a dubitare della sua sanità mentale.
Altri sono interessati a quel velivolo misterioso e così Angel, nonostante la sua iniziale resistenza, viene ingaggiata per una missione top secret...
Un romanzo a metà tra il fantasy e la spy story, un'avventura con delle piccole note rosate, adatto anche al pubblico maschile vista l'azione ed i termini tecnici che arricchiscono il romanzo, per gli appassionati di spionaggio, complotti e vicissitudini militari ma anche per i più intimisti vista l'analisi del personaggio principale, che è appunto una donna in un mondo di uomini.
Una lettura davvero piacevole ed intrigante, si divora letteralmente per scoprire, tra colpi di scena vari, come si svolgerà la missione suddetta.
La copertina permette di visualizzare i protagonisti ed Angel in particolare che, giustamente, è l'unica a colori.


Incontro con l'autrice Annalisa Marino:

Annalisa Marino nasce a Napoli nel 1973. I suoi interessi sono molteplici e distanti dal diplomatecnico commerciale conseguito. Ama soprattutto leggere, viaggiare, dipingere, scrivere. Terapista reiki, di primo e secondo livello, presta molta attenzione alle percezioni sensoriali ed extrasensoriali che vengono descritte anche nei suoi romanzi.
Con “Ali in gioco” debutta come scrittrice, ma lavora già al seguito e ad altri racconti, improntati a descrivere soprattutto dilemmi umani e quotidiani.

Intervista all'autrice a cura di Stefania Scarano:


  • Chi o cosa l'ha ispirata per la stesura di questo romanzo?



  • Credo che l'ispirazione sia nata il giorno in cui, da ragazzina, vidi TOP GUN al cinema. Ricordo che pensai che mi sarebbe piaciuto scrivere di una donna pilota. Di certo non intendevo scrivere il remake di TOP GUN al femminile, anzi! Volevo qualcosa di diverso che esprimesse la "coscienza" di un pilota costretto a dover affrontare un nemico e ad abbatterlo per il solo motivo che, proprio come ogni soldato, combatte per ordini superiori contro persone che neanche conosce e di cui deve decidere la vita o la morte. Mi interessava descrivere la persona che riveste la divisa e il perché arriva a simili scelte di vita.


  • Ha una vera passione per la Marina Militare Statunitense o si è informata ai fini della trama?



  • Ho un interesse per la vita militare in genere, ma la Marina Statunitense offre molto materiale per effettuare ricerche utili per la stesura di un racconto.


  • Ha qualcosa in comune con Angel, la protagonista?



  • Il carattere anticonformista e testardo senza ombra di dubbio. Come Angel, la protagonista del romanzo, anche io credo fortemente nell'amicizia. E anche le percezioni extrasensoriali ci accomunano. Ma non son mai salita su un caccia militare. Tuttavia per poter descrivere le scene di volo in modo "attendibile" sono salita sul simulatore di volo BLU TORNADO di Gardaland che fa provare le sensazioni del volo supersonico. Una sola volta basta e avanza. Non ci salirò mai più.



  • In che genere letterario inquadrerebbe il suo romanzo e perchè?



  • Questa è la domanda più difficile. Credo che lo catalogherei nel genere romanzo e basta, perché dentro c'è di tutto: amicizia, psiche, paranormale, avventura, amore. Non è facile neanche per me che l'ho scritto stabilire un genere per ALI IN GIOCO.



  • Progetti letterari futuri?



  • Il seguito , CUORE SOTTOZERO (titolo provvisorio) è praticamente in revisione per essere sottoposto al vaglio di case editrici. E ho anche iniziato un terzo episodio, forse l'ultimo delle avventure di Angel che di volta in volta evolverà spiritualmente e nelle sue capacità. La terza avventura poi si collegherà molto alla prima.
    Inoltre ho terminato un altro romanzo che vuole affrontare il difficile tema del perdono e dell'equivoco, ma in modo leggero e con uno sfondo poliziesco.
    E infine sto provando a cimentarmi in un genere più vicino al mondo in cui vivo, cercando di offrire una visuale reale, ma anche diversa dalle solite proposte su Napoli. Perchè Napoli non è solo scugnizzi, mandolino e camorra come i media trasmettono. E' molto di più. Un mondo a sé in cui vivono, convivono e sopravvivono tante tipologie di persone. Spero di riuscirci.


    mercoledì 16 novembre 2011

    News Fannuci Editore! In uscita il 17 novembre 2011: Solo come un cane di Beatrice Masini


    Una storia commovente che scava nell’animo dei ragazzi, esplorandone i sentimenti.
    Un libro per loro, ma anche per gli adulti che li amano.


    Solo con un cane
    Beatrice Masini
     

    Collezione Tweens
    Pagine 274
    9,90 euro
    978-88-347-1796-8

    “Nella scrittura di Beatrice Masini c’è la speranza di un mondo diverso, anche se ancora inimmaginabile.”
    Andersen

    “Beatrice Masini ci mostra bambini e ragazzi portavoci del cambiamento, desiderosi di progettare il futuro e conquistare il proprio posto nel mondo.”
    L’Avvenire

    Soli, lontani da tutti, in una notte scura, scura come se avessero spento le stelle e la luna, sopravvivono un ragazzo e il suo cane Tito. Lui sa perché sono soli, lontano da tutto quanto conoscono, perché patiscono il freddo, stretti in un sacco a pelo, perché si trovano in un mondo oscuro. Lui sa cos’è successo, sa che avrebbe potuto cambiare il corso degli eventi. E ha voglia di raccontare, ha bisogno di spiegare come tutto è cominciato…

    Lui ha dieci anni, Tito tre. Ama i cani da sempre, è la prima parola che è riuscito a pronunciare. Vive in simbiosi con l’animale, lo adora. Ma un giorno, a scuola, il Direttore appende una comunicazione. È un nuovo editto del Sire: comanda al suo popolo che i cani di tutte le razze, taglie ed età sono banditi dal regno con ogni mezzo possibile. È un nuovo editto, certo: nel precedente ha deciso di bandire il gelsomino, il fiore profumatissimo, simile a una stella, simbolo del Regno. Le ricamatrici hanno gettato nel fuoco gli antichi disegni dei tralci di gelsomino che hanno accompagnato alle nozze tante fanciulle; i giardinieri hanno imprecato strappando con forza le radici di antichi rampicanti; e quando un soldato del Regno vede un piccolo fiore scampato alla strage lo calpesta con tutte le forze. Tanto i fiori non strillano quando muoiono, non piangono, non hanno voce. O almeno, nessuno li sente. È l’ennesimo atto di violenza nei confronti degli abitanti del reame. E gli atti di violenza e sopraffazione proseguono, con un ragazzo e il suo cane Tito alla ricerca del modo di salvare sé stessi e il mondo, i sentimenti e la purezza.

    BEATRICE MASINI è nata a Milano, dove vive e lavora. Giornalista, traduttrice (tra i suoi lavori i libri della saga di Harry Potter), editor, scrive storie e romanzi per bambini e ragazzi. I suoi libri sono stati tradotti in quindici Paesi. Ha vinto nel 1999 il Premio Castello di Sanguinetto con il romanzo La casa delle bambole non si tocca (Salani), e nel 2004 il Premio Pippi con Signore e signorine – Corale greca (Einaudi Ragazzi), il Premio Elsa Morante con La spada e il cuore – Donne della Bibbia (Edizioni EL) e il Premio Andersen come miglior autrice. Con Fanucci Editore ha pubblicato: Sono tossica di te e Bambini nel bosco, arrivato tra i finalisti del Premio Strega 2010.

    Per vedere il booktrailer andate su Youtube!

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