mercoledì 29 febbraio 2012

Intervista aTiziana Silvestrin autrice di Le Righe Nere della Vendetta



buon giorno Tiziana e benvenuta nel nostro Blog!

D : Vuoi raccontarci un po' di te ai nostri amici del Blog?

R: Vivo a Mantova, ho una laurea in lettere con indirizzo artistico. Tra le mie passione ci sono i libri e l’arte, ci sono quadri davanti ai quali ho rischiato di svenire. Amo molto gli animali e la natura, appena mi è possibile faccio delle lunghe passeggiate in montagna,  sono un’ambientalista convinta. E ovviamente passo molto tempo a leggere.

D : Di cosa ti occupi nella vita?

R: Lavoro presso l’assessorato alla cultura del Comune di Mantova. Sono fortunata.

D: Come ti sei avvicinata alla scrittura, come è nata in te questa passione?

R: Inventare storie mi è sempre  piaciuto, l’ho sempre sentita come un’esigenza. A volte le storie restavano solo nei miei pensieri e la trama cambiava ogni giorno, a volte invece trovavano una pagina bianca e diventavano un racconto. Scrivere  fa parte delle mie azioni quotidiane ormai da molto tempo.

D: Perché hai scelto un giallo storico-artistico?

R: Come il mio primo romanzo anche questo ruota attorno ad un mistero. Il quadro che descrivo è conservato a palazzo Te e Giulio Romano, che vi è ritratto, indica allo spettatore una mappa che tiene in mano. Ebbene, finora nessuno ha capito a quale edificio si riferisca e perché il grande  architetto abbia voluto essere dipinto proprio con una mappa di quella che sembra una chiesa a pianta centrale e non invece palazzo Te, il suo capolavoro.

D: Come sei giunta a questo percorso letterario? 

R: Attraverso molte ricerche. Sono un’accanita lettrice di saggi storici e di documenti d’archivio. Indagare, è proprio il caso di dirlo, a ritroso nel tempo mi permette di vedere i fatti storici sotto una nuova luce, di approfondire episodi poco noti. Attraverso ricerche precise e puntuali sono arrivata a scoprire fatti insoliti e persone incredibili. Molti personaggi dei miei romanzi che sembrano inventati, sono realmente vissuti e nel modo straordinario che racconto.

D: Ciò che mi ha colpito leggendo il libro è stata la sua ambientazione insolita,  in una città, Mantova che io considero fra le più belle città italiane, di solito non scelta come setting per romanzi, in particolare storico-artistici come Le righe della Vendetta. A cosa ti sei ispirata?

R: Alla sua storia. Mantova per uno scrittore è una miniera: un ducato strategico per gli equilibri politici dell’Italia di allora che era al centro di complotti, intrighi, delitti e misteri. Le alleanze politiche e matrimoniali che i Gonzaga sono riusciti a tessere con le maggiori potenze dell’epoca: Venezia, Firenze, l’Impero, sono fonti di ispirazione non meno dei loro nemici. E poi i personaggi, e non mi riferisco ai nobili, che in realtà restano sullo sfondo, ma alle persone come noi che vivevano nel XVI secolo: cortigiani, inquisitori, speziali e lavandaie, artisti e spie. Ho passato molto tempo a studiare come vivevano in quell’epoca, cosa mangiavano, come viaggiavano e si vestivano, che libri leggevano, quali erano i loro timori e le loro speranze.

D. A questo punto ti chiederò quali sono le tue letture preferite?

R: Amo molto i classici come Thomas Mann, Fedor Dostoevskij, Mikhail Bulgákov che ogni tanto rileggo. Sono un’appassionata di romanzi storici, mi sono piaciuti molto La cattedrale del mare di Ildefonso Falconese, I pilastri della terra di Ken Follet e ovviamente Il nome della rosa di Umberto Eco. Tra le mie ultime letture mi è piaciuto molto Il linguaggio segreto dei fiori di Vanessa Diffenbaugh. E ovviamente leggo decine di libri di storia.

D. Cosa vuoi fare da "grande", cos'hai in cantiere per il futuro?

R: Da “grande” vorrei continuare a scrivere. Ho da poco finito di scrivere un romanzo su una oscura vicenda accaduta alla fine del XVI secolo, che ha visto coinvolti i Gonzaga e i Farnese e sulla quale all’archivio di stato ho trovato dei documenti molto interessanti.

D. Come ha accolto i tuoi libri la municipalità di Mantova e i tuoi concittadini?

R: Sono rimasti molto colpiti dal protagonista, il capitano di giustizia Biagio dell’Orso, un uomo affascinante che, pur non essendo un eroe, trova sempre il modo di difendere i più deboli e, grazie al suo intuito, riesce a scoprire cosa si nasconde dietro le oscure vicende e i crimini che accadono nel mantovano. Piace molto la ricostruzione storica della città; ho un ingrandimento della pianta di Mantova disegnata dal Bertazzolo, quando scrivo la stendo sul tavolo e immagino i miei personaggi che si muovono in quelle antiche contrade, sulle vie e tra palazzi a chiese che spesso ancora esistono e quindi procedo ad eseguire  dei sopraluoghi affinché l’ambientazione sia  il più curata possibile. Se invece come per il convento di San Domenico, non esistono più, mi procuro  piante, fotografie  e immagini dell’edificio. Faccio lo stesso anche con le altre città.

D. E' encomiabile da parte tua riunire in un solo libro anche un approfondimento culturale che non può che far bene a tutti per riprendere i contatti con il nostro passato per garantire anche il patrimonio culturale-storico alla future generazioni.
R: Ti ringrazio molto. Buona parte del merito va anche a Giulio Romano. Leggendo le sue lettere, mi ha colpito anche dal punto di vista umano; un artista che,  pur  costretto  ad assecondare i capricci e i malumori di Federico II, è riuscito a creare splendide opere d’arte.


Allora ti facciamo un grande in bocca al lupo per le tue prossima fatiche da parte mia e dei lettori del nostro blog!

Intervista a cura di Maria Irene Cimmino

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