giovedì 12 aprile 2012

Si fa presto a dire Vampiro... ospita Amabile Giusti: vampiri e misteri nel cuore della Calabria

Abbiamo chiesto ad alcuni autori quali sono i vampiri preferiti e perchè. Prima ospite del blog è la scrittrice Amabile Giusti, autrice di Cuore Nero (Dalai Editore 2011), romanzo che ha riscosso un notevole successo di pubblico e di critica.

Amabile Giusti
 Amabile Giusti è un avvocato e una scrittrice di talento. Ama gli animali e la sua terra. Il ricavato di questo romanzo va a favore di un fondo per un canile in Sardegna. Ha ambientato Cuore Nero a Palmi e ha saputo creare un’atmosfera ricca di suggestione.

Non amo gli eroi senza macchie e senza paure, incondizionatamente buoni, puri e incorrotti. Allo stesso tempo trovo grotteschi i cattivi assoluti, senza mai un timore, un ripensamento, un dubbio. Mi piace che i miei personaggi siano soprattutto umani, anche quando si tratta di vampiri. Umani nel senso di imperfetti, combattuti, non privi di peccati e segreti, capaci di amore e di morte, un po’ mostri e un po’ angeli.
I miei vampiri sono così. Il protagonista non è un principe azzurro col cavallo bianco e la spada scintillante, ma un vecchio ragazzo con un passato tormentato, che non sempre fa e dice la cosa giusta, anzi il più delle volte sbaglia.
È un vampiro pentito ma tentato, come un vegetariano che sente il richiamo della carne a dispetto della sua conversione. Uccide se è necessario uccidere, senza struggersi per averlo fatto. Sa resistere, sa trattenere l’istinto, sa domare la fame, ma non per pura bontà. Si tratta solo di esercizio, di allenamento, di prudenza, perfino di ribellione al modello imposto di vampiro crudele: lui non vuole essere come gli altri, lui vuole essere semplicemente se stesso. Non è un perfetto gentiluomo d’altri tempi e non è un demone ingordo coi canini sporgenti, non è un re e non è un bandito. È tutto insieme, perché gli schieramenti troppo netti sono irreali, da favola per bambini, e anche in un romanzo fantasy per me è importante che i caratteri siano verosimili per creare immedesimazione.
Anche i personaggi dall’apparenza negativa hanno un perché, una storia, una difesa che dà un senso alle loro azioni biasimevoli. Posso descrivere un personaggio con toni che lo fanno disprezzare, salvo poi raccontare la sua storia e suscitare compassione.
Per me è importante che i miei personaggi abbiano reazioni possibili, che chiunque potrebbe avere: rabbia, odio, amore, fragilità, paura, rancore, invidia, vendetta, senza nette demarcazioni, senza dividere la lavagna in buoni e cattivi, e segnare alcuni di qua e altri di là. I vampiri cattivi cattivi o buoni buoni non riesco a raccontarli, non mi intrigano: la bontà indiscussa e la crudeltà nuda e cruda sono parimenti stucchevoli.
L'unico vampiro davvero puro di cui racconto, muore presto e in modo struggente, quasi a dimostrare che la perfezione non è di questo mondo, e se miracolosamente esiste è destinata al martirio.



Cuore Nero - un breve estratto


"Fammi diventare come te. Se lo farai non avrai più bisogno di farti del male".
"Non lo farò, lo sai. Non sono un mostro. Mia madre lo era, ma io no".
"Lei ti ha aggredito, io invece te lo chiedo, non sarebbe contro la mia volontà".
"Non sei abbastanza lucida per prendere simili decisioni. Quanti anni hai? Diciassette? Pensi di poter fare scelte così drastiche a diciassette anni?".
"Parli come se... come se fossi...".
"Tuo padre? Tuo nonno? In un certo senso lo sono. Per fortuna ho abbastanza cervello per due".
"Non abbastanza da non ridurti a uno zombie".
"Alla mia età si può correre il rischio di fare delle stronzate, ho già vissuto abbastanza, comunque vada. Tu devi fare ancora un bel po' di strada".
"Vuoi dire che morirai?".
"Tecnicamente sono già morto, e comunque un vecchio può permettersi cose che una ragazzina non può fare".
"Io non sono una ragazzina e tu non sei un vecchio".
"D'accordo, adesso abbiamo finito con le chiacchiere?".
"Per il momento sì, ma tornerò all'attacco".
"Facciamo una pausa fino ad allora?".
"Facciamo una pausa".
Si baciarono fino al tramonto, senza pronunciare altre sillabe. Quando la sera arrivò, Max disse ansiosamente: "Andiamo".
Tornarono a casa tenendosi per mano, mentre Teo sgambettava dietro di loro sbadigliando. Prima di salutarsi si baciarono ancora.
Giulia salì le scale con il cuore leggero e pesantissimo, come se fosse fatto di palloncini a elio e pietre tombali.

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