giovedì 12 aprile 2012

Si fa presto a dire Vampiro... ospita Pierluigi Curcio


I VAMPIRI NEL “MIO” TEMPO



A cura di Pierluigi Curcio

Vampiro. Solo sussurrane il nome mi faceva correre a nascondermi dietro le gonne di mia madre. Ero piccolo, soli cinque anni quando mia sorella mi coinvolgeva davanti allo schermo per lasciarci trasportare nelle incredibili avventure del conte Dracula. Lei perché, più grande, aveva paura di guardarle da sola. Io perché sin troppo piccolo, capivo che era ora di alzare i tacchi solo quando quei canini aguzzi si avvicinavamo pericolosamente al collo della dama di turno. Anche se alle malcapitate non sembrava dispiacere troppo.
Ero invece affascinato dal fatto che il mostro avesse la capacità di volare o di non riflettere la propria immagine negli specchi. Non ho mai fatto caso al fatto che la tradizione voglia anche che il nosferatu sia privo dell’ombra. Credo che un vampiro vivo o morto che sia, possieda comunque un corpo e, un corpo, volente o dolente non può fare a meno di proiettarne una. Mica è un fantasma, no? Anche vero però che i vampiri della televisione si disintegravano come se non fossero mai esistiti davanti ai raggi del sole e io osservavo: osservavo di nascosto da sotto il tavolo il viso scarnificarsi, imputridirsi fino a essiccare per poi mettere in risalto un teschio traballante che si sgretolava nel giro di pochi attimi. Ero terrorizzato, lo ammetto, ma anche tremendamente affascinato e, ogni qualvolta mia sorella mi convinceva che Christopher Lee era solo un attore, facevo finta di crederle, fino a cambiare opinione al primo morso o al primo fanciullo scomparso.
Tutta la mia generazione di quarantenni è cresciuta col mito, non di Dracula, o almeno non di quello che conosciamo oggi, ma di attori del calibro di Lon Chaney Jr. Con un solo sguardo, eran capaci di farmi schizzare i capelli dritti in testa e trasformarmi la pelle in quella di un’oca.
Giunto all’adolescenza, nei favolosi anni ottanta, il mito di Dracula non si era discostato di molto da quando ero ragazzino. Sempre lo steso distinto signore in frac o smoking, bastone da passeggio e all’occorrenza un bel monocolo. Be’, fatto sta che, già ventenne, il mondo vampiresco si trasformò completamente e, il padre del Dracula cinematografico, tornò alla ribalta come non mai. Bram Stoker lo scrittore (1897), Francis Ford Coppola il regista. Il successo del film diede nuova linfa al mito del non morto facendolo apparire per la prima volta, non come un mostro sanguinario, ma al pari di un romantico antieroe. Ispirato alla figura di un principe di Valacchia realmente esistito, Vlad Tepes III detto l’Impalatore, il pubblico ne fu così travolto che iniziò la “caccia ai vampiri”. No. Non quelli reali, se mai ce ne furono e qualcuno sosterrebbe di sì; ma quelli letterari. Fu così che “L’intervista col vampiro” della Rice e  tutta la serie a essa dedicata, divenne una sorta di cult mondiale fino a sfociare in un’inedita versione cinematografica interpretata da due dei più pagati attori dell’Hollywood dei nostri giorni: Tom Cruise e Brad Pitt. Per l’occasione nelle vesti di esseri crudeli e bellissimi, dominati da passione e sete di sangue. I telefilm seguirono a ruota: Buffy l’ammazza vampiri, Angel e via via molti altri.
E tutti seguiti col fiato sospeso da milioni di telespettatori, fino a quando nel 2008 scoppiò una vera e propria tempesta mediatica che si protrae fino a tutt’oggi: Twilight.( Stephenie Meyer)  Ammetto di non aver mai letto i romanzi, ma mi sono azzardato a vedere il primo film della serie che, sotto la direzione di Catherine Hardwicke divenne una vera e propria trappola per adolescenti, amalgamando storie d’amore in puro stile Beverly Hills 902010. Non me ne vogliano i fans, ma le storie adolescenziali sono una cosa. I vampiri un’altra.
Dal canto mio, in quegli anni ero impegnato nella lettura della saga della “Torre nera” di Stephen King dove, Roland Deschain, il pistolero dagli occhi di ghiaccio, incrociava la propria strada con padre Pere Donald Callahan. Non vi dice nulla questo nome? Ahi signori, vuol dire che non avete letto né la saga della Torre Nera, né “Le notti di Salem” e lì sì che avreste trovato dei vampiri. Privi del benché minimo segno di umanità. Voglio citare solo un altro film divenuto un cult per gli appassionati, ma che poco aveva a che vedere col mito del bello e dannato del succhia sangue delle generazioni attuali: “Dal tramonto all’alba” diretto da Robert Rodríguez, con George Clooney e Quentin Tarantino. Probabilmente un tantino splatter, ma rende l’idea.
Ultimamente ho la sensazione che si voglia far passare il vampiro come una sorta di infettato. Un appestato in cerca di riscatto e di una cura. Il vampiro, se dobbiamo dar credito alla leggenda, è un morto, uno strigoi, come dicono in Romania, il cui spirito maligno ha rifiutato di liberarsi del corpo.
Troviamo tracce di vampiri non solo nella letteratura mondiale, ma in ogni mito che imperversa la nostra terra e a quel che sembra, in ogni epoca, a prescindere da razza, credo, religione. Non ci credete?
Partiamo dalla patria naturale dei non morti, la Transilvania. Come abbiamo visto Stoker ne trasse il suo Dracula, ma prima ancora erano proprio gli strogoi di cui accennavo pocanzi a farla da padrone. Coloro che vi credevano, non ne erano affascinati, ma terrorizzati, sino al punto di scoperchiare tombe, decapitare e piantare paletti nel cuore di cadaveri defunti da poco. Quel che noi chiameremmo leggende metropolitane, attestano che ogni “vampiro” non aveva subito alcun grado di decomposizione e che, all’angolo della bocca, cadeva lento un rivolo di sangue fresco. Il vampirismo talora fu causa di veri e propri deliri collettivi di massa. Ne parlavano i greci e, la Lamia è una delle figure più conosciute, anche se pochi sanno che il suo pasto preferito fossero i bambini. I romani, avevano la strige che si cibava non solo di neonati, ma anche di giovani uomini.  Qualcosa dunque di molto poco affascinante ed estremamente serio per i nostri antenati. Forse, nel segreto di remoti villaggi, ancora oggi, una credenza ben più tangibile di quel che si pensi.
Io stesso alla fine, pur occupandomi di romanzi con carattere storico leggendario, non ho resistito alla tentazione di cimentarmi col mito. I “miei” vampiri non nutrono sentimenti, sono molto vicini a quelli descritti nelle prime leggende: morti il cui spirito ha rifiutato di abbandonare il corpo e che conservano solo poche reminescenze della vita passata. Assetati di sangue, sono dotati di poteri di mutaforma, veloci e con una forza sovrumana. Predatori.
Come dimostra il nuovo film in uscita del  celeberrimo Tim Burton, il mito è ben lungi dal “tramonto” così come la casa fumettistica Bonelli dimostra, mese dopo mese, con le avventure del suo Dampyr.
Perché ci ostiniamo a leggerne? A cercare film o romanzi e saggi che ne parlino? Solo tre parole: il fascino del male.
Nel mio caso, lo esercitava eccome. Svaniva però istantaneamente come accade a molti di voi, quando un mito, una paura, un terrore inconscio si fanno sin troppo reali e non è più questione di fascino, ma di sopravvivenza: la nostra. Contro gli incubi della notte, contro il buio, l’oscurità e la notte più fredda, quando anche una leggenda come uno vampiro può divenire reale.


Draculea


Terza puntata del seriale Undead della Chichili Agency, Drăculea di Pierluigi Curcio è un racconto in e-book da leggere d'un fiato (ndr).
Trama
Le rovine della fortezza di Poenari nascondono un segreto. Evitate da uomini e bestie, ospitano una leggenda che raggela il sangue. Dicono che l’Impalatore giaccia nella tomba, ma il suo nome di battaglia incute ancora un vivido terrore tra i monti e le valli della Valacchia: Drăculea, il figlio del diavolo.

Dunnottar
Prima puntata del seriale Undead della Chichili Agency, Dunnattar di Pierluigi Curcio è un racconto in e-book dalle sfumature vermiglie (ndr).
Nell’oscurità opprimente del sepolcro giacciono la lamia e le spoglie dell’ultimo custode. Quando un gruppo di archeologi scaverà tra le rovine del castello di Dunnottar, la rabbia e il sangue esploderanno con inaudita violenza e, allora, Alexander Duval, il cavaliere della tomba, tornerà dalle nebbie del passato per opporsi con ogni mezzo al male che incombe.


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