mercoledì 29 febbraio 2012

Intervista aTiziana Silvestrin autrice di Le Righe Nere della Vendetta



buon giorno Tiziana e benvenuta nel nostro Blog!

D : Vuoi raccontarci un po' di te ai nostri amici del Blog?

R: Vivo a Mantova, ho una laurea in lettere con indirizzo artistico. Tra le mie passione ci sono i libri e l’arte, ci sono quadri davanti ai quali ho rischiato di svenire. Amo molto gli animali e la natura, appena mi è possibile faccio delle lunghe passeggiate in montagna,  sono un’ambientalista convinta. E ovviamente passo molto tempo a leggere.

D : Di cosa ti occupi nella vita?

R: Lavoro presso l’assessorato alla cultura del Comune di Mantova. Sono fortunata.

D: Come ti sei avvicinata alla scrittura, come è nata in te questa passione?

R: Inventare storie mi è sempre  piaciuto, l’ho sempre sentita come un’esigenza. A volte le storie restavano solo nei miei pensieri e la trama cambiava ogni giorno, a volte invece trovavano una pagina bianca e diventavano un racconto. Scrivere  fa parte delle mie azioni quotidiane ormai da molto tempo.

D: Perché hai scelto un giallo storico-artistico?

R: Come il mio primo romanzo anche questo ruota attorno ad un mistero. Il quadro che descrivo è conservato a palazzo Te e Giulio Romano, che vi è ritratto, indica allo spettatore una mappa che tiene in mano. Ebbene, finora nessuno ha capito a quale edificio si riferisca e perché il grande  architetto abbia voluto essere dipinto proprio con una mappa di quella che sembra una chiesa a pianta centrale e non invece palazzo Te, il suo capolavoro.

D: Come sei giunta a questo percorso letterario? 

R: Attraverso molte ricerche. Sono un’accanita lettrice di saggi storici e di documenti d’archivio. Indagare, è proprio il caso di dirlo, a ritroso nel tempo mi permette di vedere i fatti storici sotto una nuova luce, di approfondire episodi poco noti. Attraverso ricerche precise e puntuali sono arrivata a scoprire fatti insoliti e persone incredibili. Molti personaggi dei miei romanzi che sembrano inventati, sono realmente vissuti e nel modo straordinario che racconto.

D: Ciò che mi ha colpito leggendo il libro è stata la sua ambientazione insolita,  in una città, Mantova che io considero fra le più belle città italiane, di solito non scelta come setting per romanzi, in particolare storico-artistici come Le righe della Vendetta. A cosa ti sei ispirata?

R: Alla sua storia. Mantova per uno scrittore è una miniera: un ducato strategico per gli equilibri politici dell’Italia di allora che era al centro di complotti, intrighi, delitti e misteri. Le alleanze politiche e matrimoniali che i Gonzaga sono riusciti a tessere con le maggiori potenze dell’epoca: Venezia, Firenze, l’Impero, sono fonti di ispirazione non meno dei loro nemici. E poi i personaggi, e non mi riferisco ai nobili, che in realtà restano sullo sfondo, ma alle persone come noi che vivevano nel XVI secolo: cortigiani, inquisitori, speziali e lavandaie, artisti e spie. Ho passato molto tempo a studiare come vivevano in quell’epoca, cosa mangiavano, come viaggiavano e si vestivano, che libri leggevano, quali erano i loro timori e le loro speranze.

D. A questo punto ti chiederò quali sono le tue letture preferite?

R: Amo molto i classici come Thomas Mann, Fedor Dostoevskij, Mikhail Bulgákov che ogni tanto rileggo. Sono un’appassionata di romanzi storici, mi sono piaciuti molto La cattedrale del mare di Ildefonso Falconese, I pilastri della terra di Ken Follet e ovviamente Il nome della rosa di Umberto Eco. Tra le mie ultime letture mi è piaciuto molto Il linguaggio segreto dei fiori di Vanessa Diffenbaugh. E ovviamente leggo decine di libri di storia.

D. Cosa vuoi fare da "grande", cos'hai in cantiere per il futuro?

R: Da “grande” vorrei continuare a scrivere. Ho da poco finito di scrivere un romanzo su una oscura vicenda accaduta alla fine del XVI secolo, che ha visto coinvolti i Gonzaga e i Farnese e sulla quale all’archivio di stato ho trovato dei documenti molto interessanti.

D. Come ha accolto i tuoi libri la municipalità di Mantova e i tuoi concittadini?

R: Sono rimasti molto colpiti dal protagonista, il capitano di giustizia Biagio dell’Orso, un uomo affascinante che, pur non essendo un eroe, trova sempre il modo di difendere i più deboli e, grazie al suo intuito, riesce a scoprire cosa si nasconde dietro le oscure vicende e i crimini che accadono nel mantovano. Piace molto la ricostruzione storica della città; ho un ingrandimento della pianta di Mantova disegnata dal Bertazzolo, quando scrivo la stendo sul tavolo e immagino i miei personaggi che si muovono in quelle antiche contrade, sulle vie e tra palazzi a chiese che spesso ancora esistono e quindi procedo ad eseguire  dei sopraluoghi affinché l’ambientazione sia  il più curata possibile. Se invece come per il convento di San Domenico, non esistono più, mi procuro  piante, fotografie  e immagini dell’edificio. Faccio lo stesso anche con le altre città.

D. E' encomiabile da parte tua riunire in un solo libro anche un approfondimento culturale che non può che far bene a tutti per riprendere i contatti con il nostro passato per garantire anche il patrimonio culturale-storico alla future generazioni.
R: Ti ringrazio molto. Buona parte del merito va anche a Giulio Romano. Leggendo le sue lettere, mi ha colpito anche dal punto di vista umano; un artista che,  pur  costretto  ad assecondare i capricci e i malumori di Federico II, è riuscito a creare splendide opere d’arte.


Allora ti facciamo un grande in bocca al lupo per le tue prossima fatiche da parte mia e dei lettori del nostro blog!

Intervista a cura di Maria Irene Cimmino

sabato 18 febbraio 2012

Recensione: "Introduzione al mondo" di Idolo Hoxhvogli

INTRODUZIONE AL MONDO
Notizie minime sopra gli spacciatori di felicità
di
Idolo Hoxhvogli

Autore: Idolo Hoxhvogli
Titolo: Introduzione al mondo
Editore: Scepsi & Mattana
ISBN 978-88-902371-8-8


Una scintillante fenomenologia del presente e dei suoi impazzimenti osceni; una caustica esplorazione del pensiero breve e del comunicare banale; una scrittura densa e guizzante; una denuncia mite e spietata.
Recensione a cura di Luigi Francesco Clemente ©



   Già presente in numerose riviste italiane e straniere, con Introduzione al mondo. Notizie minime sopra gli spacciatori di felicità (Scepsi & Mattana Editori, Cagliari 2012), Idolo Hoxhvogli, classe '84, giunge alla sua opera prima. Si tratta di un libro di racconti e prose brevi, dal registro allegorico e grottesco, che tradisce una maturità compositiva inedita e, per certi versi, in controtendenza col panorama letterario italiano degli ultimi anni – panorama cui calza perfettamente quanto l'Autore dice del romanzo di successo, che è «un po' radical, un po' chic, a volte radical-chic. E' attento al sociale mentre strizza l'occhio ai potenti. Usa un linguaggio politicamente scorretto, ma in maniera corretta».
   Proprio la questione del linguaggio può rappresentare un'utile chiave di lettura per avvicinarsi a un libro come questo. Come è possibile dire, con verità, una realtà integralmente falsa? Come dire veramente il falso? Quale parola può dire adeguatamente, ovvero senza velleità moralistiche o retoriche, un mondo capovolto – quello, tanto per esser chiari, del godimento autistico e della speculazione finanziaria?
   Prendiamo la prima parte del libro: La città dell'allegria (le altre due sono La civiltà della conversazione e Fiaba per adulti). Vi si narra la “storia” di una città «piena di altoparlanti che gridano “Allegria”», a ogni ora del giorno, a ogni istante e in ogni luogo, nelle strade, dentro e fuori i negozi, alle finestre delle case; megafoni fortemente voluti dal sindaco Bunga, convinto che  grazie ad essi avrebbe finalmente offerto la felicità ai suoi concittadini. Ma a forza di moltiplicare gli altoparlanti, «è giunta l'assuefazione, tanta che l' “Allegria” lo sentono soltanto i forestieri in un fragore confuso». Dalla città vicina giunge, perciò, uno straniero, che «si avvicina come un lesto gatto a un megafono a caso” e, per il gran fragore, ne è buttato fuori. Ma non è solo il forestiero a mettersi alla volta della città dell'allegria. Ci prova anche la Legge. Arrivata al palazzo del governo, si trova davanti un maiale che le sbarra l'ingresso avvertendola che è solo «il primo tra i novecentoquarantacinque maiali a guardia del palazzo”, cosicché al suo posto entrerà una signorina che vuole lavorare in televisione. C'è poi chi, come Leo, scrive inutilmente al sindaco perché faccia rimuovere il megafono che, posto dov'è, proprio fuori del suo balcone, gli ha tolto quel sonno necessario a curarsi dell'allegrite, «pericolosissimo morbo che percuote pochi sfortunati». C'è solo un modo, tuttavia, per guarire davvero da questa malattia. Si chiama Introduzione al mondo, un potente farmaco grazie al quale è possibile «non sentire più nulla» e vivere «una vita normale, senza controindicazioni», al riparo dall'«eccesso d'anima», che «conduce a una lenta e progressiva paralisi della vita, il non riuscire a far nulla». 
   Ora, dopo aver letto questa ricostruzione della prima parte del libro, non vi resta che dimenticarla. Perché si tratta proprio di una “ricostruzione”, di una ricomposizione di frammenti allergici alla sintesi, un'operazione esterna al testo – in altre parole: la sua neutralizzazione in una “lingua corretta”. Quella di Hoxhvogli è, infatti, una scrittura breve, ricca di immagini dialettiche, sempre al limite dell'assurdo e del grottesco, in cui si sente risuonare la lezione di autori come Kraus, Benjamin o Kafka – lezione stilistica e, soprattutto, conoscitiva. Come nel caso del Piccolo saggio sugli altoparlanti, un vero e proprio manualetto tecnico, con tanto di diagrammi e formule, per comprendere perché «la nostra città si fonda sull'altoparlante». Oppure si pensi a testi come Popoli e altri animali, Il noi, L'altro, Il guardone, al limite del saggio filosofico, dove i concetti – il “noi” e l'“altro” – diventano attori, personaggi di una messa in scena senza conciliazione né sintesi: «Il noi è morto e l'altro non l'ha scampata» .
   Nella seconda parte del libro questa istanza conoscitiva refrattaria alla sintesi si fa addirittura fenomenologia del tempo presente e dei suoi orrori quotidiani, grazie a una galleria di mostri e figure più o meno umane, passate attraverso una lente allucinata e deformante che, lungi dallo sfigurarle, le consegna alla loro verità. Qui, trattandosi della civiltà della conversazione, tutto prende voce, dalle persone alle cose, a intonare un monologo del disordine in cui le parole sembrano aver preso il posto delle cose e delle persone:  «In piazza un uomo gioca da solo a conversazione. Recita le due parti necessarie al dialogo. Finge di salutare. “Come sta?”, chiede. Si spoglia e riveste. Gira la testa e strizza l'occhio. “Bene”, risponde».
    Hoxhvogli non nutre alcuna vicinanza per le situazioni e i soggetti che rappresenta; nella sua prosa non c'è compassione né pietà, ma disprezzo e rifiuto. La civiltà della conversazione, sembra dirci l'Autore, è, alla fin fine, la civiltà del letame – spacciato per cibo, ovviamente: «Un uomo, credendo si tratti di cioccolata, si getta a fauci spalancate su di un cassone, invece pieno di letame. Mangiando, si accorge che non è cioccolata, ma così c'è scritto e pensa: “Ben venga”. Un secondo uomo vede il primo ingozzarsi, scorge il cartello Cioccolata, e si unisce al primo».
   E, più avanti, proprio il letame viene individuato come il rovescio osceno dello spettacolo, quella chier spectaculaire al centro di una esilarante selezione televisiva che vede scontrarsi «un intellettuale e il prestante Ano. Il confronto sviluppato nella sede legale non stabilì alcuna supremazia. L'intellettuale prevaleva negli argomenti degni di nota, il vigoroso Ano era imbattibile in tutto il resto». Alla fine, dopo mesi di accurate ispezioni, Ano – vi lasciamo immaginare come – vince il provino e garantisce alla trasmissione il pieno d'ascolti: «Il picco di chier arrivò durante un confronto sulla capacità dei media di migliorare la società. Cercando di proferire parole ponderate, Ano fu colto da un brusco attacco di tosse petodefecante. Le telecamere vennero travolte dal letame. I telespettatori aprirono sorpresi la bocca bramosa».
   E' così che dove viene strappato un qualche sorriso, si tratta di un misto di amarezza e vergogna per le vicende narrate e, forse, anche per noi che leggiamo, giacché l'assurdo rappresentato è anche il nostro assurdo quotidiano. Qualche esempio: «Ha un sorriso per tutti i giorni e uno per la festa. Quello di tutti i giorni l'ha preso al discount. L'altro, il sorriso che indossa nelle occasioni speciali, in una boutique […] La sua gamma di sorrisi soddisfa l'arco di relazioni con l'altro. Quando è con se stesso e l'altro è lo specchio di fronte, non sorride» (I sorrisi del capitano Polvere Bagnata); «Ho incontrato un tale che rapina quotidianamente il prossimo. Credo fosse dipendente pubblico o banchiere. L'ho incontrato in libreria. Chiedeva un euro di sconto su un capolavoro, L'uomo senza qualità» (Conversazione 5). «All'inizio sembrò una disgrazia. Quando il giornalista aggiunse che si trattava di stranieri, mio padre, inizialmente scosso, tirò un sospiro di sollievo: “Ah”. Come a dire: “Ora capisco”. Erano stranieri. Che ci facevano degli stranieri a quell'ora? Deve aver pensato che se l'erano cercata. “Meglio così”, come mio padre, esclamarono in molti sulle tavole da pranzo. “Meglio così”: questa esclamazione, però, non uscì dalla televisione, come la notizia: “Cinque giovani morti in un impatto tra vetture”» (Conversazione I).
    Ben diverso è il registro della terza parte del libro, dove il grottesco cede il posto al tragico e la fenomenologia delle situazioni fa spazio alla descrizione delle singolarità, dal topolino Chubby alla bambina Allegra. Quella narrata è una fiaba per adulti – «la storia abortita di un piccolo cadavere» – che mette la parola fine una volta per tutte alla città dell'allegria, e non perché minacciata dalla malinconia o dall'eccesso d'anima, sentimenti ancora in qualche modo neutralizzabili, ma per ragioni molto più radicali e terribili, in cui la vita e la morte finiscono per coincidere, come se l'iniziazione al mondo degli «spacciatori di felicità», opinionisti politici economisti predicatori di ogni sorta o colore, fosse – in ultimo – un solco scavato dagli adulti nel grembo di una vita innocente, la ferita insanabile di un'esistenza macchiata di sangue. 

L'autore:
Idolo Hoxhvogli (1984) è nato a Tirana e vive a Porto San Giorgio. Si è formato all’Università Cattolica di Milano. I suoi scritti sono presenti in numerose antologie e riviste italiane e straniere, tra cui «Gradiva International Journal of Italian Poetry» (State University of New York at Stony Brook) e «Cuadernos de Filología Italiana» (Universidad Complutense de Madrid). Tra i suoi lavori ricordiamo Introduzione al mondo, Scepsi & Mattana, Cagliari 2012.

Il recensore:
Luigi Francesco Clemente è dottore di ricerca in Filosofia e Scienze umane presso l'Università degli Studi di Perugia. Le sue ricerche vertono soprattutto sulla fenomenologia e la psicoanalisi. Tra le sue pubblicazioni: Un idealismo senza ragione. La fenomenologia e le origini del pensiero di Emmanuel Lévinas, Ombre Corte, Verona 2008; Giobbe, Cristo e l’impotenza divina. Alcune considerazioni sulla riflessione teologica di Slavoj Žižek, in «Davar», vol. 5, 2010, pp. 105-127; Controversie. Sul senso della razionalità fenomenologica nel giovane Lévinas, in «Smerilliana», vol. 12, 2011, pp. 161-182. Attualmente sta lavorando, per i tipi di Orthotes, sulla traduzione dall'inglese di A. Zupančič, Etica del Reale. Kant, Lacan.




venerdì 17 febbraio 2012

Recensione de Le righe nere della vendetta

Le righe nere della vendetta
di
Tiziana Silvestrin

Titolo: Le righe nere della vendetta
Autore: Tiziana Silvestrin
Casa editrice: Scrittura e Scritture
Pagg.: 293


Trama


Biagio dell’Orso, capitano di giustizia nella Mantova del Cinquecento, viene incaricato delle indagini sulla morte del prefetto delle fabbriche del ducato: Oreste Vannocci. Ad un primo esame sembra trattarsi di una morte naturale, invece tutti gli indizi rinvenuti sulla scena del  delitto fanno propendere per un caso di avvelenamento. Chi poteva volere la morte di un uomo dall’incarico così prestigioso presso la corte dei Gonzaga? E come mai Vannocci teneva in mano il disegno di una chiesa su cui aveva tracciato alcune righe nere, tra gli spasimi di una morte atroce?  Le indagini si presentano fin da subito complesse e irte di ostacoli: qualcuno segue dell’Orso, lo spia per impedirgli di scoprire la verità - ma il capitano, uomo integerrimo e dotato da un non comune senso di equità e giustizia, non si farà intimidire e il suo fiuto investigativo lo porterà molto vicino a persone che frequentano la corte. Biagio dell’Orso dovrà vedersela anche con l’Inquisizione, rappresentata dai domenicani, che vogliono condannare al rogo una giovane per stregoneria solo per aver guarito una donna dalla febbre. Nel corso delle indagini il capitano concentrerà le sue ricerche anche al tempo in cui il celebre architetto e pittore Giulio Romano soggiornò a Mantova per la realizzazione del Palazzo Te e di altri importanti edifici fra cui la chiesa in cui si nasconderebbe il segreto della morte del Vannocci.






Recensione


Scritto in un linguaggio nitido ed essenziale, Le righe nere della vendetta è un giallo storico-artistico dal sapiente impianto narrativo che porta il lettore a seguire le indagini di Biagio dell’Orso di pari passo con le vicende storiche del tempo, a Mantova, a Firenze e nella Roma del Rinascimento che il grande pittore e architetto Giulio Romano dovette abbandonare in tutta fretta dopo la divulgazione di una sua raccolta di disegni licenziosi. Messo all’indice dalla Chiesa, il libretto costrinse Giulio Romano a  trovare  rifugio proprio presso il casato dei Gonzaga a Mantova, che abbellì e rese grande con le sue opere.
Il libro, dunque, è anche un viaggio nella storia dell’arte: il lettore si ritrova a passeggiare per le strade delle città, entrando nei palazzi, ammirandone i dipinti, gli affreschi, riposandosi nei giardini. I personaggi di fantasia dialogano e interagiscono con figure realmente esistite, quelle degli artisti vissuti nel periodo più fecondo che l’Italia abbia mai avuto - Mantova, Firenze e Roma diventano musei all’aperto che si schiudono ai nostri occhi.
Le righe nere della vendetta è un interessante affresco anche da un punto di vista sociale, con incursioni nel mondo della moda, della gastronomia -  senza tacere degli intrighi di corte, i maneggi politici, la corruzione e i soprusi nei confronti dei più deboli e indifesi, le manie dei potenti, i loro capricci e prepotenze.
Ci farà conoscere anche la tragedia e le devastazioni del sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi al soldo di Carlo V, i tentennamenti politico-diplomatici del Papato e le mire espansionistiche di Francesco I di Francia: un quadro puntuale e splendidamente raccontato, per un romanzo da leggere d’un fiato per diletto e approfondimento storico e culturale

Maria Irene Cimmino

martedì 14 febbraio 2012

Per San Valentino vi proponiamo Se fosse per sempre di Tara Hudson - Editrice Nord

Buon San Valentino a tutti voi lettori!

 Potevamo lasciarvi senza un piccolo suggerimento libroso? 
Certo che no... 
Eccomi qui a proporvi un romanzo divorato qualche giorno fa. Adatto alle più giovani, ma anche a chi crede nell'amore.

Se fosse per sempre
di
Tara Hudson
Titolo: Se fosse per sempre
Autore: Tara Hudson
Editore: Nord
Pagine: 360

Trama e recensione a cura di Irene Pecikar

Un romanzo di stile moderno, un paranormal romance, young adult,  il primo volume di una trilogia  e il brillante esordio di Tara Hudson. "Se fosse per sempre" intenerisce per la sua trama e per l’animo della sua protagonista, Amelia. Una “ragazza” che prende coscienza, dopo aver vagato per un tempo che non sa definire, nei meandri dei suoi peggiori incubi e che si scopre fantasma, mentre tenta, riuscendoci, di salvare un giovane, Joshua, caduto dallo Hight Brigde nelle stesse acque scure intorno alle quali lei vaga e si annega di continuo nei suoi incubi.
Frame booktrailer

È un istante. Il battito di lui che diventa udibile per poi farsi muto. E in quel momento lei lo “sente”, lui la vede. Negli occhi di entrambi c’è incredulità. Da quel momento si cercheranno, scoprendosi sempre più vicini e attratti. Ma Amelia è un fantasma, è tutto fuorché viva, o almeno prima di incontrare Joshua era di certo morta. Ma ora, qualcosa sta cambiando. Piccole percezioni sensoriali, veloci flash back tornano a ricreare la sua memoria.
A quel punto, però, una notte un vento sinistro anticiperà alla ragazza l'arrivo di un suo simile, Eli, che la reclamerà come sua compagna per reclutare altre anime e relegarle al servizio dei suoi padroni.
E mentre il tocco di Joshua dà ad Amelia forza e sensazioni piacevoli, quello di Eli la trascina dolorosamente nel suo mondo d’oblio. Infine ci sono Ruth, la nonna di Joshua, e la sua congrega di Veggenti che combattono per esorcizzare i fantasmi come Amelia.
Gli elementi per una buona storia ci sono tutti. L’amore che nasce timido e tenero tra i due ragazzi e che sarà contrastato da varie forze. Non manca l’azione, il romanticismo e tutto ciò che ne deriva.
Piacevoli e coinvolgenti i dialoghi, che sono credibili e scorrevoli come, del resto, tutto il romanzo. 
Tara Hudson
Narrato dal punto di vista di Amelia, in prima persona quindi, Se fosse per me, attrae subito il lettore e lo porta a contatto con i dubbi che spesso tormentano ognuno di noi; sulla vita dopo la morte, sull’esistenza del mondo ultraterreno.
 
Una lettura, quella che ci propone Tara Hadson, che scorre come un fiume in piena, lo stesso che agita la vita dei protagonisti, che regala immagini sinistre e momenti magici di amore, oltre ogni logica e limite. Un libro che gli amanti del genere troveranno struggente e positivo. Da leggere.


domenica 12 febbraio 2012

recensione di SIAMO SOLO AMICI di Luca Bianchini

SIAMO SOLO AMICI
di Luca Bianchini



Titolo: Siamo solo amici
Autore: Luca Bianchini
Pagine: 288 pag
Editore: Mondadori

Trama: Giacomo è un portiere d'albergo veneziano. Rafael è un ex portiere di calcio brasiliano. L'essere stati davanti a una porta è l'unica cosa che hanno in comune: lontani di età, di carattere, di trascorsi. Ma sono entrambi a un appuntamento con il destino. Il primo sta per rivedere quella che crede la donna della sua vita, dopo cinque anni di attesa: una signora di Torino sposata e benestante - il suo mantra è "non si bada a spese" - eternamente in conflitto tra i precetti religiosi e quelli astrali. Il secondo è all'inseguimento di un'attrice di telenovela in fuga dal personaggio che le ha rubato l'anima: Carmelinda Dos Santos.
In un incontro casuale, e a volte surreale, Giacomo e Rafael si aiuteranno a vicenda a capire chi sono veramente e cosa desiderano, instaurando un rapporto speciale e a tratti equivoco, in cui entrambi dovranno mettere in discussione se stessi e le proprie certezze. A sparigliare i piani, in una storia di sapore squisitamente teatrale, ci si metteranno una prostituta d'alto bordo che pensa di assomigliare a Gesù e una giovane cassiera ostaggio della famiglia meridionale e dei look di Lady Gaga. Sullo sfondo, oltre il viavai dei clienti che transitano dall'hotel, una Venezia tratteggiata come un acquerello, lontana dalle vedute da cartolina, in cui la gente parla ancora in dialetto, ha paura degli stranieri e non sa rinunciare a un prosecco prima di cena.
Siamo solo amici è una commedia agrodolce sulla difficoltà di comunicare e sulle possibilità di amare. E mentre la memoria si diverte a giocare brutti scherzi ai protagonisti, sarà solo l'istinto a salvarli, tra sorrisi e lacrime.

Recensione a cura di Stefania Scarano:
Sono stata "abituata" dall'autore a vari triangoli amorosi (Ti seguo ogni notte, Istant Love) ma qui ve ne sono vari e di ogni tipo per cui sembra più un poligono amoroso fatto da innumerevoli lati ed angoli.
Protagonista è Giacomo, portiere di hotel di prestigio che ha girato il mondo ed ora è in pianta stabile a Venezia, città dell'amore a quanto dicono. Giacomo sembra appartenere a "Gli indifferenti" di Moravia, vive la sua vita seguendo logiche maniacali, stesso genere d'abito, contegno, nessuna relazione, mania di annotare degli ospiti che passano nella sua locanda e di notare le scarpe che tutti indossano.
E' tormentato dal passato, da amicizie persesi negli anni, da questioni irrisolte e inaspettatamente, un nuovo amico, gli cambierà l'esistenza lanciandolo nella normalità o quasi dei rapporti, facendogli cercare ciò che davvero vuole e di cui ha bisogno.
Tra identità sessuali confuse, amore, omosessualità, prostituzione, tradimenti, sesso si declinano le varie opzioni delle relazioni umane, il dire "siamo solo amici" si potrebbe imputare a molte di queste, sia nel romanzo che nella vita di tutti i giorni, sia che sia vero e sia che non lo sia, non trovate?
Il finale mi ha un pò delusa lasciandomi l'amaro in bocca, quando tutto sembrava sistemarsi per i protagonisti, ecco l'imprevisto, l'unica cosa da cui non c'è ritorno e a cui non si può rimediare.
Fa pensare a quanto possa essere beffardo il destino, oggi ci siamo, domani non lo sappiamo e quindi dovremmo cogliere l'attimo (carpe diem dicevano i latini) per vivere la nostra vita intensamente e senza rimpianti.

recensione di DONNE NELL'OMBRA di Francesco Venier

Serve assistenza?
DONNE NELL'OMBRA
di Francesco Venier



Titolo: Donne nell'ombra
Autore: Francesco Venier
Pagine: 433 pag
Editore: Abelbooks

Trama: Alessandro, scapolo quarantunenne, incontra casualmente una giovane per strada e ne rimane subito affascinato. Dopo qualche tempo riesce finalmente a incrociarla di nuovo e dopo essersi conosciuti iniziano a frequentarsi. Valentina però sembra nascondere un segreto; anzi è lei stessa a mettere in guardia Alessandro chiedendogli di non farle troppe domande alle quali non potrebbe nemmeno rispondere. Il giovane allora inizia a pedinarla per capire cosa sta succedendo e scoprirà una realtà orribile: Valentina è costretta a prostituirsi e a subire sevizie indicibili in uno squallido capannone perché i suoi aguzzini tengono in ostaggio il figlioletto di due anni.

Recensione a cura di Stefania Scarano:
I personaggi sono pochi ma molto intensi: vi è Alessandro, il protagonista, che ha relegato la sua vita a scorrere in binari ben precisi, segue tutto con metodicità maniacale ed ha rinunciato ai sentimenti ed all'amore per evitare "sorprese".
Vi sono poi Anna e Andrea, suoi amici da lungo tempo che stanno affrontando una crisi tenuta nascosta ma che latente da tempo, a seguito di malintesi ed equivoci, esploderà trasformando i discorsi mancati in violenze, il tutto sotto gli occhi increduli di Alessandro.
C'è, infine, una misteriosa donna con cui Alessandro si incontra e scontra prima di venirne davvero in contatto, si chiama Valentina e per lui è semplicemente fantastica, riesce a rompere i suoi indugi ed a sconvolgere la sua vita in tutti i sensi. Lei è sfuggente, appare e scompare a suo piacimento e questo getta molte ombre sulla loro relazione per cui Alessandro, stanco e curioso, decide di inseguirla ma non sa che scoprire la verità sarà come scoperchiare il vaso di Pandora e darà inizio ad una sequenza di adrenalina e violenze.

Una storia forte, a volte cruda e molto verosimile in cui amore, morte, violenza e amicizia si intrecciano creando un romanzo per me difficilmente collocabile in un genere, lo definirei multicolor perchè è sia noir che giallo e rosa allo stesso tempo.

Una storia di quelle che si sentono a volte nei tg ma che ci appaiono così lontane, come se non potessero mai avere a che fare con noi e le nostre vite ordinarie, un tema come quello dello sfruttamento della prostituzione visto con occhi diversi, occhi semplici ed ingenui come potrebbero essere i miei o i vostri.

Edito solo in e-book ma comodo da leggere anche al pc, come ho fatto io, in quanto le pagine non sono scritte in maniera molto fitta; le 433 pagine, infatti, non devono spaventare i neofiti di questo formato anche perchè il romanzo è molto scorrevole e scritto in un linguaggio chiaro e semplice.

venerdì 10 febbraio 2012

In libreria dal 23 febbraio 2012: IL BACIO ETERNO DELL’OSCURITA’ di Jeanine Frost

IL QUINTO TITOLO DELLA SERIE NIGHT HUNTRESS CHE HA CONQUISTATO I LETTORI
PER LA SUA CARICA SEXY E IRONICA

IL BACIO ETERNO DELL’OSCURITA’
di
Jeanine Frost

Editore: Fanucci
Pagine 336
9,90 euro
978-88-347-1832-2


“Intenso ed emozionante. Decisamente fantastico!”
Lara Adrian

“Un capolavoro dal quale non si possono staccare gli occhi,
tanto sexy e bollente quanto adrenalinico a ogni pagina.
Sono ufficialmente dipendente da questa serie.”
Gena Showalter

“Il quinto volume della serie Night Huntress: una miscela incredibile
di passione e urban fantasy rende la Frost un vero fenomeno.”
 Romantic Times

“Sexy ed emozionante fino alla fine.”
Melissa Marr

“Se siete fan della serie Night-Huntress di Jeaniene Frost, amerete questo romanzo.”
Literary Escapism

Trama:
Scampata all’aggressione di alcuni ghoul in un magazzino nella periferia di Chicago, l’investigatrice privata Kira Graceling è costretta a restare una settimana prigioniera del vampiro Mencheres, che vorrebbe cancellarne i ricordi.
Nelle sue visioni Mencheres vede solo una distesa di oscurità e pensa che sia meglio morire, anche per eliminare il problema di una vecchia faida con il suo più acerrimo nemico: Radjedef, suo zio e Guardiano della Legge, che vorrebbe ottenere il potere che Tenoch, suo signore, ha lasciato in eredità al nipote. La presenza di Kira nella vita del vampiro ha però un effetto inaspettato, e ben presto Mencheres si innamora di lei e si lascia convincere a liberarla. Presi da un’implacabile attrazione, Kira e Mencheres non riescono a stare lontani... Guai seri sono in vista per Kira, che dovrà vedersela, tra gli altri, con Aken, il traghettatore dell’oltretomba.
Grazie all’aiuto di Vlad, Cat, Bones e Veritas, Mencheres cercherà in tutti i modi di mettere in salvo Kira, liberarsi di Radjedef e consegnarlo ad Aken; e sarà proprio il sovrano del Duat a svelargli importanti rivelazioni sulle visioni che lo ossessionano... e che potrebbero rivelarsi molto più sorprendenti di quanto lui si aspetti.

JEANIENE FROST vive in Florida con suo marito e il loro cane. Di sé le piace dire che, nonostante non sia un vampiro, ha la pelle molto chiara, adora vestirsi di nero e dormire di giorno. Fanucci Editore ha già pubblicato La cacciatrice della notte nel 2010, La regina della notte, L’urlo della notte e L’odore della notte nel 2011. Le ombre delle notte è il quinto volume della serie Night-Huntress. I romanzi di Jeaniene Frost sono stabilmente ai vertici della classifica del New York Times.






mercoledì 8 febbraio 2012

A pochi giorni da S. Valentino le idee Dalai Editore e La tartaruga Edizioni per la Festa degli innamorati



Laura Munson

Una stagione di felicità inattesa


In libreria da febbraio
pp. 352 – Euro 16,00

Quello che ho imparato dall’amore… nel momento in cui l’ho quasi perso.

«Non sono più sicuro di amarti.» Laura vacilla. Suo marito le ha appena inferto un colpo mortale. La prima reazione sarebbe quella di scagliarsi contro di lui o di crollare. Eppure, Laura ci stupisce, e stupisce se stessa, rispondendogli: «Non ci credo». Inizia così il lungo viaggio di Laura attraverso i ricordi, le gioie e gli scogli del suo matrimonio, viaggio a cui è costretta, in un certo senso, dalla crisi profonda in cui precipita l’uomo che le sta accanto da vent’anni – l’altra metà «della coppia d’oro, baciata dal sole» − conosciuto durante la festa di una confraternita universitaria tanto tempo prima. Il compito di Laura sembra impossibile: resistere al desiderio di abbandonarsi alla paura e allo sconforto, tentare di capire le difficoltà che sta attraversando suo marito, guardando la realtà con logica spietata. Laura ne è certa, non è il loro matrimonio a essere in discussione. La crisi è profonda, ma riguarda solo lui. Lei, il loro rapporto, non appartengono all’equazione. Calma, determinazione a «porre fine alla sofferenza», la serenità dei figli sono i mantra di Laura, che per un anno dovrà confrontarsi con i fantasmi del passato e le sofferenze del presente. Ciò che affascina di questa narrazione, ciò che sorprende, è la reazione inaspettata di questa donna – moglie e madre – che con insolita lucidità si rifiuta di cedere alle lusinghe della disperazione, combattendo per salvare la propria storia d’amore senza lasciare il proprio uomo, ma concedendogli lo spazio necessario per trovare, da solo, la via d’uscita a una crisi che potrebbe spazzare via tutto. Un’esplorazione del matrimonio, dei suoi compromessi, di quanto si è pronti alla sopportazione quando un rapporto, «nella buona e nella cattiva sorte», prende una brutta china. Il pubblico americano ha risposto in modo straordinario a questo romanzo autobiografico. Una storia, e un finale, che non ti aspetti.

«Non ti amo più. Non sono sicuro di averlo mai fatto.» Le sue parole mi colpirono come un pugno improvviso, eppure in quell’istante riuscii a incassare senza cadere. Non appena mi ripresi, dissi: «Non ci credo». Perché era la verità. Lui fece un passo indietro, stupito. Forse si aspettava che scoppiassi a piangere, che m’infuriassi, che lo minacciassi con una battaglia per la custodia dei bambini. O che lo implorassi di cambiare idea… Io volevo davvero litigare. Infuriarmi. Piangere. Ma non lo feci. Al contrario, calmissima, ripetei: «Non ci credo». Avevo appena raggiunto un accordo non negoziabile con me stessa. Mi ero impegnata nel «porre fine alla sofferenza». Avevo deciso di essere responsabile della mia felicità. E parlavo sul serio.

«Amare è dare all’altro lo spazio per ritrovare se stesso anche se talvolta ci fa paura, riuscire a essere felici e infelici insieme.»
Elle magazine

Laura Munson vive con la sua famiglia nel Montana dove scrive romanzi, racconti e saggi. www.lauramunsonauthor.com

Alessandra Dragone
Odore di ferro e di cacao


In libreria da febbraio
pp. 400 – Euro 16,00

       Una storia di amore e anarchia

Maggio 1919. Le quattro figlie del tranquillo notaio Musino, improvvisamente deceduto, partono per Cento, vicino a Ferrara, allo scopo di prendere possesso di «Villa Libera», di cui ignoravano l’esistenza. La troveranno abitata da Errico Guastoni, un giovane anarchico, che dieci anni prima ha ricevuto dal notaio, rimasto nell’anonimato, il privilegio di viverci gratuitamente. All’origine del suo generoso gesto, sembra apparentemente esservi stata la grande ammirazione per gli ideali politici di Errico e il rimpianto per aver scelto una vita borghese. Motivi, questi, che a suo tempo erano sembrati sufficienti a Errico – che accanto a slanci idealistici mostra anche debolezze e abi­tudini inconfessabili – per accettare il dono senza porsi troppe domande, ma che adesso lo sono molto meno agli occhi delle quattro sorelle. Tutti gli interrogativi sorti potranno essere risolti solo riscoprendo gradualmente e, con l’aiuto di un vecchio amico di famiglia, il passato sconosciuto del padre delle ragazze. Durante la famosa rivolta del Matese nel 1877 era accaduta una sequenza di fatti drammatici – compreso un omicidio – che aveva cambiato per sempre il destino della fami­glia di Errico e la vita dell’allora giovane Musino. Questa rivelazione progressiva si intreccia con le piccole vicende del paese, con le grandi vicende della storia di quel periodo (le lotte socialiste e anarchiche e il sordo avanzare del fascismo) e con i tormenti sentimentali dei vari protagonisti. Errico sarà trascinato da Vera – un personaggio dannunziano-futurista – in un rapporto controverso che sintetizza lo scontro fra opposte culture e concezioni del mondo che caratterizzava quegli anni difficili, mentre in Violetta, l’unica figlia del notaio che ne seguirà l’eredità morale, troverà l’amore. Che non gli impedirà di dare una svolta drammatica alla sua esistenza di uomo e di militante.

Alessandra Dragone vive e lavora a Roma. Oltre a numerosi saggi e racconti, ha pubblicato Bambine cattive e Se cade il mondo mi spostowww.alessandradragone.com




Davide Enia
Così in terra


In libreria dal 24 gennaio
pp. 302 - € 17.50

Il romanzo d’esordio di Davide Enia è già stato venduto in

STATI UNITI D’AMERICA, FRANCIA, GERMANIA, SPAGNA, BRASILE, SVEZIA, DANIMARCA, OLANDA, ISRAELE, GRECIA, POLONIA, TURCHIA, UNGHERIA, FINLANDIA, AUSTRALIA

“e sono qui
al massimo della mia bellezza
ancora in piedi
le mani sporche di sangue
davanti il grano scuro della sua bocca di gelso
lei che mi prende le dita insanguinate
le porta alle labbra
le bacia
una per una
si chiama Nina
è il mio amore
ha nove anni”

In una Palermo sporca e violenta, un bambino di nove anni sale per la prima volta sul ring. La sua è una famiglia di pugili. Da lui ci si aspetta che un giorno vinca il titolo nazionale, sfuggito prima allo zio poi al padre.
Il romanzo di Davide Enia intreccia boxe, memoria e guerra, percorrendo la storia italiana dal secondo conflitto mondiale fino al tragico ’92 palermitano, quando dopo cinquant'anni le bombe tornarono a Palermo, portando con sé le stimmate di una battaglia. Enia usa, con una maestria da togliere il fiato, tutti i registri narrativi, dal tragico all'onirico al comico al sentimentale. Interpreta le aspettative, i fallimenti, i pugni presi e dati di tre generazioni partecipi del crollo impietoso del sogno dell'Italia post-bellica, restituendo il ritratto di un mondo ricolmo di ironia e violenza, con una scrittura carnale, epica, dolce e feroce.

Davide Enia nasce a Palermo il 2 aprile 1974. Passa l'infanzia a giocare a calcio in mezzo alla strada. Possiede, di allora, ricordi nitidi e a volte davvero felici. Si diploma al classico a Palermo e si laurea, incidentalmente, in lettere moderne alla Cattolica di Milano nel 1997. È autore ed interprete di Italia-Brasile 3 a 2 (2002) e Maggio '43 (2004). Con "SCANNA" consegue, con la giuria che lo vota all’unanimità, il premio Tondelli per la drammaturgia al Premio Riccione per il Teatro nel 2003. Lo spettacolo poi debutta con la sua regia nell’ottobre 2004 alla Biennale di Venezia.

lunedì 6 febbraio 2012

Recensione Marisa Madieri, La vita, l'Impegno, le Opere

MARISA MADIERI - La vita l'impegno le opere

*               
Titolo: Marisa  Madieri – La vita, l’impegno, le opere
Autrici: Cristina Benussi, Graziella Semacchi Gliubich
Casa Editrice: Ibiskos Editrice Risolo
Pagg.: 171

Recensione

Un libro scritto a quattro mani, tutte femminili, per ricordare un’autrice triestina di origini fiumane. Marisa Madieri, prematuramente scomparsa nel 1996 e moglie dello scrittore e saggista Claudio Magris.
Il libro contiene anche alcuni interventi di amiche o estimatrici che hanno voluto rendere testimonianza del loro affetto per una donna e una scrittrice straordinaria, che ha lasciato un’impronta profonda e indelebile nell’universo della narrativa italiana ed europea.
Una scrittrice impegnata nel sociale fino all’ultimo grazie alla fondazione del CAV (Centro di Aiuto alla Vita) di Trieste che porterà il suo nome, costituito a ridosso dell’approvazione della contestata legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza.
Il centro si impegna da sempre nell’accoglienza di donne sole o abbandonate, gravate da problemi o incapaci di trovare altrimenti un sostegno, che non volendo interrompere una gravidanza cercano aiuto e solidarietà, o semplicemente desiderano attenzione e ascolto.
Già il nome dato al centro è fortemente evocativo: aiuto alla vita, della madre e del suo bambino.

All’impegno sociale, la Madieri ha affiancato la scrittura, un’attività forse non cercata, ma che è scaturita con forza prorompente dal suo cuore: voglia di raccontare e raccontarsi, per lasciare una testimonianza di sé alla famiglia e consegnare alle generazioni future un pezzo di storia e un patrimonio di memorie che i testi scolastici non sono in grado di dire.
Vissuta a Fiume fino alla preadolescenza, la Madieri ha subito l’esodo forzato che ha accomunato alla fine della guerra migliaia di istriani, fiumani e dalmati che hanno dovuto abbandonare le loro terre e trovare rifugio in Italia o in altri paesi.
Nelle sue opere è palpabile anche se sottaciuta, con delicatezza e pudore, tutta la sofferenza di uno sradicamento dalla patria, intesa come cerchio magico di affetti e tradizioni consolidate, l’annientamento del proprio vissuto verso un destino ignoto. Un passato mai passato, un presente incerto, un futuro da inventare.
Ma dai racconti non traspare odio, rancore, spirito di vendetta: tutt’altro. La prosa morbida e pacata rispecchia una serenità e un infinito amore e gratitudine per la vita, anche nella fase più crudele della malattia,  per le persone care che l’hanno amata e circondata di affetto ed è sugli affetti che ha costruito la sua vita e ha fondato le sue opere.
I lettori possono familiarizzare con la scrittrice attraverso ampi brani dei suoi scritti riportati nel saggio e  che si vorrebbe non finissero mai: il romanzo Verde acqua,  la Conchiglia, e altri racconti.

Le due autrici del saggio è come se parlassero di un’amica ad altre amiche. Con tenerezza, trasporto, voglia di chiacchiericcio, sommesso e complice. Soprattutto la prima parte a cura di Graziella Semacchi Gliubich, scritta in modo più accorato e intimista, con una profonda vena di nostalgia e tenerezza, palpabile fin dalle prime righe.
La seconda, che nasce dalla penna di Cristina Benussi, non meno partecipe, è compilata tuttavia in modo piuttosto accademico, il che rende impegnativa la lettura. Le pagine della scrittrice sono acutamente analizzate anche sotto il profilo psicologico e stilistico a meglio interpretare ed evidenziare la cifra universale di Marisa Madieri.


Maria Irene Cimmino


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