lunedì 28 gennaio 2013

recensione: VITA DI PI di Yann Martel



Titolo: Vita di Pi
Autore: Yann Martel
Pagine: 336 pp.
Editore: Piemme

Trama: Piscine Molitor Patel è indiano, ha sedici anni, è affascinato da tutte le religioni, e porta il nome di una piscina. Nome non facile che dà adito a stupidi scherzi e giochi di parole. Fino al giorno in cui decide di essere per tutti solo e soltanto Pi. Durante il viaggio che lo deve condurre in Canada con la sua famiglia e gli animali dello zoo che il padre dirige, la nave mercantile fa naufragio. Pi si ritrova su una scialuppa, alla deriva nell'Oceano Pacifico, in compagnia soltanto di quattro animali. Tempo pochi giorni e della zebra ferita, dell’orango del Borneo e della iena isterica non resta che qualche osso cotto dal sole. A farne piazza pulita è stato Richard Parker, la tigre del Bengala con cui Pi è ora costretto a dividere quei pochi metri. Contro ogni logica, il ragazzo decide di ammaestrarla. La loro sfida è la sopravvivenza, nonostante la sete, la fame, gli squali, la furia del mare e il sale che corrode la pelle. Il loro è un viaggio straordinario, ispirato e terribile, ironico e violento, che ci porta molto più lontano di quanto avessimo mai potuto immaginare. A scoprire che la stessa storia può essere mille altre storie. E che riaccende la nostra fede nella magia e nel potere delle parole.

Recensione a cura di Stefania Scarano:
Il romanzo si apre con delle precisazioni dell'autore, che da scrivere un libro sul Portogallo si ritrova in India in cerca di ispirazione e si imbatte in una storia che farà credere in Dio, quella di Pi, per l'appunto.
Pi è il diminutivo di Piscine, eh si, il protagonista è stato chiamato così in onore di una piscina visto che il suo padrino era un esperto nuotatore, tale nome l'ha tormentato durante l'infanzia ma è riuscito a riappropriarsene durante l'adolescenza.
Pi ha una laurea in zoologia ed una in teologia per cui si narra all'inizio di queste sue passioni, gli animali e la religione, questi capitoli sembrano un pò ridondanti ma, in seguito, servono a far capire meglio la mente di Pi e le sue azioni.
All'inizio il racconto è intervallato da interventi dell'autore che apprende la storia di Pi da un uomo che gliela racconta, quindi l'autore incontra Piscine in Canada, nella sua casa, conoscendone moglie e figli nonchè la storia della sua grande avventure.
Piscine viveva con i genitori e suo fratello Ravi in uno zoo gestito da suo padre, da qui l'interesse per gli animali e la loro conoscenza, prima pratica e poi teorica. Durante la sua adolescenza, i genitori decidono di trasferirsi in Canada e così, venduti qua e là gli animali, partono con alcuni di essi alla volta dell'America su una nave mercantile giapponese.
Dopo i primi giorni di navigazione Pi si sveglia nella notte a causa di un rumore, esce a guardare cosa fosse successo e si ritrova a vedere la nave inclinarsi sempre più, cerca di tornare dalla sua famiglia ma la strada è bloccata dall'acqua, si rivolge ai membri dell'equipaggio che trova ma, si ritrova scaraventato su una scialuppa di salvataggio e miracolosamente sopravvive al naufragio. Per giorni attende i soccorsi, di trovare altre scialuppe ma, dopo una settimana, la consapevolezza di trovarsi solo in mezzo al Pacifico lo assale e razionalizza che ormai è orfano e deve cavarsela da solo.
Pi, non è proprio solo, si ritrova infatti con una zebra ferita, una iena, un orango ed una tigre, come potranno convivere in uno spazio così ristretto e senza apparentemente risorse?
Tra lotta per la sopravvivenza umana ed animale, Pi si ingegna per recuperare acqua e cibo riuscendo a convivere con una tigre e scoprendo una misteriosa isola, di giorno quasi un'oasi ma di notte famelica.
Un giorno, finalmente, Pi riuscirà a raggiungere le coste Americane e, interrogato sulla propria odissea nell'ambito delle indagini per il naufragio, verrà creduto pazzo e darà una nuova versione, del tutto simile, in cui i ruoli sono ricoperti da umani piuttosto che animali. Ma, la vera storia qual è?
Lascio a voi scoprire i dettagli ed immaginare la realtà della storia di Pi.
Mi è piaciuto come Pi affronta la religione coinvolgendosi contemporaneamente con il cristianesimo, l'islam e l'induismo proprio della sua tradizione, senza dimenticare di menzionare l'ateismo, con grande rispetto e comunione, mettendo in evidenza ciò che è alla base di tutte le religioni e non sottolineando le differenze. Forse pensieri troppo profondi per un ragazzino degli anni settanta ma che, di sicuro, sanno colpire noi ai giorni nostri visto che ci ritroviamo spesso vittime di conflitti interreligiosi.
Scrittura fitta ma scorrevole, numerosi capitoli sezionati senza apparente senso e tre macro capitoli che dividono il romanzo in base al loro contenuto.

domenica 27 gennaio 2013

Recensione: ECLISSI di Francesco Mastinu



ECLISSI
Francesco Mastinu


Titolo: Eclissi
Autore: Francesco Mastinu
Editore: Lettere Animate
Pagine: 192
Prezzo: € 13.00
 
TRAMA:
In un paese in cui l'omosessualità viene considerata ancora un tabù e una grande vergogna, Francesco Mastinu racconta la vita di due uomini e della loro storia insieme.
Riccardo ragazzo alla fine del suo percorso di studi, incontra Alessandro, uomo ormai maturo che cattura subito la sua attenzione.
Fra i due nasce subito una grande intesa che ben preso sfocia in una passionale storia d'amore.
Finchè un giorno i genitori di Riccardo vengono a conoscenza dell' omosessualità del figlio e della sua relazione con Alessandro.
La loro reazione è tuttaltro che comprensiva, e i rapporti con il figlio diventano sempre più difficili e scontrosi.
Tra il dissenso dei genitori, i problemi di coppia e vivere insieme si delinea un appassionante e commovente storia.




Recensione di Giacomo Martellos

Inizialmente non pensavo mi prendesse molto, non amando molto questo genere di romanzi, ma dopo poche pagine ho dovuto ricredermi completamente, tanto che me lo sono letto tutto d'un fiato.

L'autore ha delineato una storia molto realistica, che ho trovato incredibilmente coinvolgente e toccante, fin quasi a farmi piangere.
Personalmente mi sono ritrovato molto nel personaggio di Riccardo e nelle varie situazioni che deve affrontare, sia nella coppia che nel rapporto con i genitori.
Ho trovato molto bella la loro vita di coppia e come nel loro piccolo abbiano cercato di crearsi una famiglia, grazie anche al continuo sostegno degli amici.
Mi piace molto come Mastinu riesce a tenere il lettore in uno stato di suspense con continui flashback tra presente e passato, portandolo a porsi costantemente la stessa domanda: com'è possibile che i due personaggi alla fine si separino?
La risposta la si scopre solo alla fine, con un improvviso colpo di scena che commuove moltissimo.
L'autore ha usato un linguaggio molto semplice, scorrevole e alla portata di tutti, senza l'uso di parole ricercate o con espressioni troppo forbite, ma al contempo senza risultare banale.

Consiglierei la lettura a persone già mature o comunque non troppo giovani, essendoci qualche scena abbastanza esplicita di sesso.


Il making of book 


sabato 19 gennaio 2013

recensione di VITTIME DEL PECCATO, Brenda Joyce



Titolo: Vittime del peccato
Autore: Brenda Joyce
Pagine: 416
Editore: Harlequin Mondadori

Trama: Nei bassifondi di New York, tra segreti inconfessabili e passioni proibite, si cela un killer spietato. E solo lei può trovarlo.
New York, 1902. Francesca Cahill ai tè con le dame dell'alta società newyorkese preferisce combattere il crimine. Il suo talento di investigatrice privata la porta a indagare su alcune cruente aggressioni, avvenute nei bassifondi della metropoli a danno di giovani donne. Le prime due vittime sono sopravvissute, mentre per la terza si tratta di omicidio. Sembra proprio che per le strade di New York si aggiri un serial killer e Francesca non si darà per vinta finché non lo avrà fermato. Sembra che l'unica pista da seguire non porti a niente. Che cosa hanno in comune le vittime, oltre a essere giovani e irlandesi? Il tempo stringe, la paura ormai dilaga per le strade del quartiere. C'è un pazzo da catturare.

Recensione a cura di Stefania Scarano:
Siamo a New York nel 1902, il romanzo si apre con l'omicidio di una giovane donna, sembra opera di un serial killer che ci ha provato in precedenza con altre due giovani. Sul posto arriva Francesca, giovane investigatrice diventata tale un pò per caso, ex amante del commissario Rick Bragg e ora fidanzata col suo fratellastro Colder Hank.
Il killer, denominato Coltello per l'arma che usa si fa via via più spietato, i sospetti si sprecano tra ex mariti, fidanzati e pretendenti eventualmente offesi delle vittime, è qualcuno che odia le donne, soprattutto quelle che ritiene a suo avviso delle traditrici e, quindi, poco di buono.
Presa dall'indagine Francesca si troverà a coinvolgere spesso il suo fidanzato e questi finirà con lo scontrarsi, inevitabilmente, con la figura del suo fratellastro Rick con cui è da sempre in competizione e di cui ritiene Francesca ancora innamorata. Colder è stato in passato un donnaiolo, è lo scapolo più ricco della città, conteso da molte donne e così mal visto dai genitori di Francesca tanto che suo padre, ad un certo punto, rompe il loro fidanzamento in cui non aveva riposto mai granchè speranza.
I guai per Francesca non sono solo a livello sentimentale, il killer le ha lanciato una sfida perchè sa chi è e cosa fa e siccome vede anche lei come una traditrice, la sua stessa vita verrà messa a rischio.
Riusciranno Francesca e Colder a coronare il loro sogno d'amore se il sentimento che provano è davvero sincero? Riuscirà Francesca a risolvere anche questo caso senza farsi del male? Lascio a voi scoprire il se e il come nel caso.
Tra amori non corrisposti o taciuti, passioni espresse o represse, pressioni esterne, inganni, riconcialiazioni e gelosie il romanzo è ricco di sentimento ed ha notevoli sfumature rosa nonostante il giallo di fondo. Soprattutto la passione si affaccia più volte ma, più come sentimento che come atti veri e propri.

venerdì 18 gennaio 2013

recensione: IL PROFUMO DELLE BUGIE di Bruno Morchio

Titolo: Il profumo delle bugie
Autore: Bruno Morchio
Pagine: 210
Editore: Garzanti Libri

Trama: La famiglia D'Aste è una delle più in vista della città: una ricchezza antica, continuamente accresciuta grazie all'attività immobiliare e a solide relazioni con i poteri forti del luogo, a cominciare dai politici.
Su tutti, nell'ampia villa con vista sul mare dove risiedono i D'Aste, domina il vecchio patriarca, il nonno Edoardo. Egli ha deciso di puntare tutto sul venticinquenne nipote Francesco: sarà il volto nuovo della famiglia, e a lui viene affidato il risanamento di un'area industriale dismessa.
Intanto crescono le tensioni fra Edoardo e i figli: il padre di Francesco, medico insicuro e nevrotico, e la sorella appena tornata da un lungo soggiorno in India. Sono proprio le donne, in casa D'Aste, ad avere un ruolo centrale negli equilibri e nelle faide familiari: la moglie di Edoardo, anziana e malata; sua nuora Rosita, che non essendo «nata bene» resta per sempre un corpo estraneo al clan; e soprattutto Dolores, la fidanzata di Francesco, con la sua leggerezza e la forza seduttiva della sua giovinezza e della sua sensualità. Sarà lei a scardinare l'ipocrisia che ha sempre regolato i rapporti familiari e a far divampare contrasti soffocati troppo a lungo, nell'arco di poche settimane – raccontate attraverso il punto di vista dei tre uomini della dinastia – che conducono a un Natale decisivo per la vita di tutti.

Recensione a cura di Stefania Scarano:
Il romanzo si apre al 25esimo compleanno di Francesco, figlio unico di Rosita e Meo (diminutivo di Bartolomeo), nipote di Ines ed Edoardo.
Meo e Rosita non hanno mai visto di buon occhio Dolores, fidanzata di Francesco dal liceo, non ritenendola all'altezza ma, è in questa occasione familiare che la ragazza sfoggia la sua cultura in tema di classici e Meo ritiene che abbia così messo in ridicolo suo figlio che aveva preso un abbaglio su un autore russo.
Inizia una battaglia famigliare tra pro e contro Dolores che dilania soprattutto Meo finchè coglie sul cellulare dell'arzillo padre un sms che pensa scritto dalla nuora e va letteralmente in tilt. Si confida con la ritrova sorella minore, Lena, che cercherà le prove di tale tresca scoprendo la verità.
I pezzi del puzzle che è questa famiglia via via si compongono, i segreti vengono alla luce specie dopo la dipartita di Ines, malata da tempo.
Sembra che l'ordine si stia ristabilendo tra i vari componenti della famiglia e invece Meo finalmente si lascia vivere, si abbandona ai suoi desideri e pensieri e giusto a Natale decide di spiazzare tutti col suo cambiamento e le sue "rivelazioni".

Ogni famiglia ha i suoi problemi, i suoi segreti ma, come dice Dolores quella dei D'Aste è una famiglia diversa dalle altre per cui non stupitevi troppo per le rivelazioni voi che ne leggete.

Quando ormai il profumo delle bugie avrà perso il suo fascino, per Edoardo e la famiglia sarà la fine della vita che hanno sempre vissuto ma, ciò rappresenterà anche il trionfo della dura verità.

E' il primo romanzo che leggo di questo scrittore ed ho trovato insolito che i capitoli siano intitolati con le prime parole, nemmeno la frase intera, che apre il capitolo stesso. Si tratta quasi di una anteprima piuttosto che di una parola chiave.

Lo stile è scorrevole, la dialettica affetta da francesismi tali da risultare reale e vicina ai nostri tempi sebbene, a volte, troppo incisiva.

domenica 13 gennaio 2013

“IL SEGNO DELL’UNTORE” DI FRANCO FORTE NEGLI OSCAR BESTSELLERS MONDADORI




Ve ne avevo già parlato de Il segno dell'untore. La prima indagine del notaio criminale Niccolò Taverna (Mondadori) di Franco Forte, un anno fa alla sua uscita, e QUI potete leggere la mia recensione. Per chi non lo avesse ancora letto, vi comunico che nei prossimi giorni il romanzo sarà distribuito in tutte le librerie e sugli store online in versione tascabile (negli Oscar Bestsellers). Approfittatene! 

L’uscita del romanzo nella prestigiosa collana degli Oscar Bestsellers è un segnale non indifferente, in questo periodo di crisi, perché solo i libri che hanno venduto più di 30.000 copie in rilegato riescono ad avere accesso alla collana di punta dei tascabili Mondadori, identificata proprio per questo come il contenitore dei romanzi bestsellers del gigante di Segrate.

IL SEGNO DELL'UNTORE

di

Franco Forte




Titolo: Il segno dell’untore
Autore: Franco Forte
Collana: Oscar Bestsellers Mondadori
Pagine: 343
Prezzo: 10.50 euro

Il libro
Milano, anno del Signore 1576. Sono giorni oscuri quelli che sommergono la capitale del Ducato. La peste bubbonica è al suo culmine, il Lazzaretto Maggiore rigurgita di ammalati, i monatti stentano a raccogliere i morti. L’aria è un miasma opaco per il fumo dei roghi accesi ovunque.
In questo scenario spettrale il notaio criminale Niccolò Taverna viene chiamato a risolvere due casi: un furto sacrilego in Duomo e un brutale omicidio. Chi ha assassinato il Commissario Inquisitoriale Bernardino da Savona? E perché? E chi ha rubato il candelabro di Benvenuto Cellini dal Duomo?

La figura del notaio criminale che si muove nel suggestivo scenario della Milano del 1500, dominata dalla Corona di Spagna e minacciata dalle continue epidemie di peste, è alla base del romanzo “Il segno dell’untore” di Franco Forte (Mondadori), che ha per protagonista il giovane magistrato Niccolò Taverna nella capitale del Ducato nel 1576.

Investigatore astuto, intelligente, grande osservatore di particolari che sfuggono a inquirenti e criminali, Niccolò Taverna si trova a dover risolvere difficili casi di omicidio in un clima di tensione tra il Governatore della città, il potere clericale, rappresentato dalla figura dell’arcivescovo Carlo Borromeo, e la Santa Inquisizione spagnola, che vede nell’arcigna figura di Guaraldo Giussani il suo nume tutelare.

Nel primo romanzo delle indagini di Niccolò Taverna, questo straordinario personaggio che sfrutta tecniche investigative a volte sorprendentemente moderne, per quanto perfettamente calate nel contesto storico in cui si muove (e ben documentate dall’autore) si muove in un mondo ricostruito alla perfezione, facendo compiere al lettore un vero e proprio salto all’indietro nel tempo di quasi 500 anni, in una Milano in cui, sullo sfondo del Duomo ancora in costruzione, delle colonne di fumo che si sollevavano dai fopponi, le fosse comuni in cui si bruciavano i morti di peste, dei conflitti di potere tra Stato e Chiesa, la criminalità dilaga incontrastata e stupri, furti e omicidi sono pratiche all’ordine del giorno.

Quella che Niccolò deve seguire è un’indagine incalzante, con lo spettro incombente della Santa Inquisizione che incombe ovunque, per risolvere un caso di omicidio che potrebbe dimostrarsi molto pericoloso. Lo stesso arcivescovo Carlo Borromeo pare implicato, così come le più alte cariche della Corona di Spagna e della Santa Sede. Per non parlare dell’ordine degli Umiliati, che il Borromeo ha cancellato e che già una volta ha cercato di uccidere l’arcivescovo di Milano.

Sfruttando le sue straordinarie capacità investigative e le tecniche d’indagine dell’epoca, il Notaio Criminale Niccolò Taverna cerca di venire a capo di questi due intricati casi, che rischiano di compromettere la sua carriera e la sua stessa incolumità. Pur sostenuto da un intuito eccezionale, è costretto a combattere contro troppi nemici, tutti troppo potenti: pericolosi assassini, la Santa Inquisizione, la peste, i cui artigli ghermiscono proprio chi Niccolò ha di più caro.

Per il più abile Notaio Criminale di Milano la sfida è aperta e la posta in gioco è alta: la propria carriera e la propria incolumità. Oltre all’amore per una fanciulla nei cui occhi ha l’impressione di annegare.
Un thriller straordinario, che non concede soste al lettore, sostenuto da una rigorosa ricostruzione storica.

 L'intervista all'autore QUI!

L’autore
Franco Forte nasce a Milano nel 1962. Giornalista, traduttore, sceneggiatore, editor delle collane edicola Mondadori (Il Giallo Mondadori, Urania e Segretissimo), ha pubblicato i romanzi Il segno dell’untore, Roma in fiamme, I bastioni del coraggio, Carthago, La Compagnia della Morte, Operazione Copernico, Il figlio del cielo, L’orda d’oro – da cui ha tratto per Mediaset uno sceneggiato tv su Gengis Khan –, tutti editi da Mondadori, e La stretta del Pitone e China killer (Mursia e Tropea). Per Mediaset ha scritto la sceneggiatura di un film tv su Giulio Cesare e ha collaborato alle serie “RIS – Delitti imperfetti” e “Distretto di polizia”. Direttore delle riviste Romance Magazine (www.romancemagazine.it) e Writers Magazine Italia (www.writersmagazine.it), ha pubblicato con Delos Books Il prontuario dello scrittore, un manuale di scrittura creativa per esordienti giunto alla settima edizione. Il suo sito è www.franco-forte.it.




L’ESTRATTO DEL ROMANZO

per gentile concessione dell’autore 
e di Arnoldo Mondadori Editore


CAPITOLO PRIMO


12 agosto 1576
Ora prima


1


La prima cosa che Niccolò Taverna sentì fu l’odore. Il lezzo greve dei corpi che bruciavano nei fopponi, le grandi fosse comuni scavate in città e nelle campagne, veri e propri varchi per l’inferno che ardevano senza sosta, ma che non sembravano mai sufficienti per accogliere i morti che riempivano le strade.
Niccolò si agitò nel suo giaciglio, cercando di tenere gli occhi chiusi per non svegliarsi, ma dopo l’odore furono i suoni ad aggredirlo, e la nausea gli strinse la bocca dello stomaco. Si portò le mani sugli orecchi: tutto inutile. Quelle grida, quei pianti, quelle urla isteriche ormai campeggiavano nella sua mente da giorni, e non sarebbe bastato quel gesto a cancellarli.
Trattenendo un gemito si mise seduto sul bordo del letto, poi aprì gli occhi e guardò dall’altra parte della stanza, dove Anita aveva trascorso gli ultimi giorni con lui, rantolando sul pavimento.
Era ancora tutto come prima, come quando i monatti erano venuti a portargli via sua moglie.
Niccolò sapeva che avrebbe dovuto sbarazzarsi degli stracci, delle coperte e della paglia intrisi di umori infetti che avevano fatto da giaciglio ad Anita. Avrebbe dovuto bruciare tutto, come imponevano le ordinanze del tribunale di Sanità e le gride del governatore stesso, che tentavano disperatamente di arginare con quelle misure il dilagare della peste, ma sapeva anche che se l’avesse fatto di Anita non gli sarebbe rimasto più niente. Niente oltre al ricordo del suo viso pallido, dissanguato dalla malattia, le pustole e i bubboni gonfi, il terrore negli occhi, velati della follia che si impadronisce della mente quando la morte arriva a soffiarti nelle nari.
Niccolò si passò le mani sul viso e provò a respirare a fondo, ma il suo corpo si rifiutava di inalare l’olezzo rancido di cui era impregnata la casa e che filtrava dalle imposte, insieme alla finissima cenere in sospensione che nelle ultime settimane aveva ammorbato l’aria di Milano. “Cenere di corpi bruciati...”
Il pensiero gli acuì la sensazione di malessere nello stomaco, e si sorprese di non essersi ancora abituato alla vista di tante persone gettate nelle fosse comuni, perché le fiamme purificassero la malattia che le aveva rese irriconoscibili.
Ma poi si costrinse a dilatare le narici e a raccogliere aria nei polmoni, e quel gesto fu determinante per costringerlo ad alzarsi e dirigersi all’armadio, dove prese i vestiti e si preparò in fretta per uscire.
Mentre indossava le calzebraghe e una camicia di cotone con polsi e colletto arricciati, ripensò ai casi che aveva ancora in sospeso. Avrebbe dovuto agire in fretta ma con tatto e discrezione, perché la gente non avrebbe capito le necessità del suo incarico di notaio criminale e non sarebbe stata propensa a seguire le disposizioni di legge e a sottoporsi agli interrogatori necessari alle sue indagini.
Niccolò sospirò e si allacciò in vita la cintura con i ganci per lo sfondagiaco d’ordinanza, la borsa con i denari e gli strumenti del suo mestiere. Ai piedi calzò morbidi mocassini di cuoio realizzati dagli artigiani di Porta Vercellina, dono di suo zio Matteo Taverna, cugino di terzo grado del grande Francesco, che era stato uno dei più illuminati governatori della capitale. Lui non avrebbe mai potuto permetterseli. Il suo stipendio di magistrato gli bastava appena per sopravvivere e per pagare l’esorbitante affitto mensile che il proprietario del palazzo chiedeva per la sua stanza, soprattutto dopo che Anita si era ammalata e lui si era lasciato abbindolare da guaritori senza scrupoli, che lucravano sulle sofferenze della gente.
Quando fu pronto lanciò un’ultima occhiata alle cose di Anita, ammassate in un mucchio disordinato, e si disse che non poteva più rimandare. Sebbene il lavoro lo reclamasse, doveva prima trovare sua moglie e scoprire se anche lei era diventata parte della nube di cenere che gravava su Milano. O se era ancora preda dei diavoli che le scavavano tane dolorose nel corpo e nell’anima.
Varcò deciso la porta della stanza e si lanciò lungo le scale, tremando all’idea di ciò che lo aspettava.
«Benedetto ragazzo, dove corri con tanta furia?»
Svoltando l’ultima rampa, Niccolò aveva quasi travolto una donna grassa che stava salendo lentamente i gradini, sbuffando e tenendosi aggrappata al corrimano.
«Zia Ofelia...» si scusò imbarazzato. «Sto andando da Anita. Ma lei...» scosse la testa, senza aggiungere altro.
«Vuoi che ti accompagni? Che ti prepari qualcosa per lei?»
«No, grazie, non ce n’è bisogno» rispose Niccolò cercando di allontanarsi.
Zia Ofelia lo fermò con una stretta poderosa. «Aspetta, portale una di queste» disse indicando la cesta che teneva al braccio. «Le ho preparate con le mie mani. Sono sicura che la povera Anita ne trarrà giovamento.»
Niccolò trattenne un’imprecazione. Sapeva che non c’era altro modo per liberarsi di zia Ofelia che accettare le sue offerte culinarie.
«Grazie» si arrese, infilando la mano nella cesta e pescando qualcosa di molle, che gocciolava.
«Stai attento» lo mise in guardia lei, «è una birraia fresca, lasciata ad ammorbidire per tutta la notte.»
Cercando di nascondere il disgusto, Niccolò osservò la forma di pane duro intrisa di birra acida che gocciolava sulle scale, minacciosamente vicino alle sue scarpe.
«Grazie» disse, imponendosi di sorridere. «Anita la apprezzerà di certo. Ma adesso devo proprio scappare.»
Niccolò si allontanò tenendo la birraia gocciolante a un braccio di distanza dai suoi preziosi mocassini, poi quando fu in strada, lontano dallo sguardo della zia, lanciò la matassa spugnosa in un canaletto di scolo.
Anita aveva sempre odiato la birraia, e non era certo quello il momento per convincerla ad assaggiare le prelibatezze di zia Ofelia.


2


Doveva essere appena scoccata l’ora prima, anche se Niccolò non poteva saperlo con certezza. I campanili delle chiese tacevano da diversi giorni, dopo che il battere dei rintocchi era diventato incessante, sospinto dal gran numero di morti che si inseguivano ora dopo ora. Era stato lo stesso arcivescovo Borromeo a ordinare il silenzio, che non era di spregio alle vittime ma contribuiva a rendere meno fragoroso il pianto e l’urlo d’angoscia di tutta la città.
Niccolò era grato all’archidiocesi per quel provvedimento, ma d’altro canto per lui lo scandire delle ore dai campanili si era sempre dimostrato uno strumento valido per organizzare il lavoro e cercare dei punti di riferimento durante le sue indagini criminali.
Ma adesso non ne aveva bisogno.
Mentre scivolava lungo le strade, diretto al palazzo in cui era stato allestito uno dei tanti provvisori centri di Sanità sparsi in ogni quartiere, Niccolò cercava di guardarsi intorno il meno possibile. Teneva gli occhi puntati sull’acciottolato resistendo al richiamo di urla disperate, grida strazianti, suppliche d’aiuto o strilli di rabbia che provenivano dalle case sbarrate dai monatti e dai commissari di Sanità per evitare che presunti malati di peste uscissero a infettare le poche persone sane che ancora si aggiravano per la città. Era difficile resistere allo strazio di quelle grida. Da un lato avrebbe voluto intervenire per liberare quei poveracci che rischiavano di finire uccisi dalla fame e dagli stenti, più che dalla malattia; ma dall’altro ricordava il volto pallido di Anita, gli occhi infossati per la sofferenza, e la sua rabbia quando gli aveva gridato di stare lontano da lei, di non avvicinarsi, prima di perdere definitivamente il senno e crollare esausta sul suo giaciglio sporco, le labbra spaccate e lo sguardo perso in un mondo che solo lei poteva vedere.
Il governatore aveva fatto affiggere le sue gride sui muri della città, esortando i cittadini a collaborare con le autorità sanitarie, a restare chiusi in casa a meno che non fosse strettamente necessario uscire, e aveva concesso ai commissari di Sanità un potere quasi assoluto, quando si trattava di individuare focolai d’infezione. Ma il Lazzaretto Maggiore e tutti quelli che erano stati improvvisati in ogni quartiere erano pieni all’inverosimile, e non c’era stato altro modo per cercare di tenere la situazione sotto controllo che chiudere in casa chiunque desse segno dell’insorgenza della malattia, confinando all’interno anche parenti e familiari, possibili portatori del contagio. I monatti sbarravano porte e finestre inchiodandole con le assi e mettendo traversi di sostegno, in modo che dall’interno diventasse impossibile abbatterle, e tutta quella gente era costretta a restarsene imprigionata nella propria abitazione in attesa di ammalarsi e di morire, oppure del miracolo che l’avrebbe riconsegnata al perdono di Dio.
Ma ormai erano troppi quelli costretti alla reclusione, e in tutta la città si levavano grida ingannevoli: tanti asserivano di essere guariti o di non essere affatto ammalati, e imploravano di essere liberati, piangevano, minacciavano, urlavano esausti e smarriti.
Niccolò scosse la testa per cercare di scacciare le immagini che quelle urla evocavano nella sua mente. Solo l’anno prima, insieme ad Anita, aveva cominciato a leggere la Divina Commedia dell’Alighieri, in una pregevole edizione a stampa che si era diffusa velocemente in tutto il Ducato,
nonostante fosse stata realizzata dal veneziano Ludovico Dolce, che si diceva fosse in odore di eresia.
Avevano letto diverse terzine con curiosità, poi, a mano a mano che si erano addentrati nell’Inferno descritto dal poeta, avevano capito che Dante non si era scostato troppo dalla realtà, e forse aveva solo descritto un mondo che aveva visto con i suoi occhi, molto simile a quello in cui si stava dibattendo Milano sotto gli strali della peste.
Eppure Niccolò era convinto che nemmeno l’Alighieri avrebbe potuto immaginare un girone dell’Inferno simile a quello in cui erano imprigionate centinaia di persone in quel momento, costrette a convivere con i propri ammalati, a respirare l’aria malsana intrisa dell’odore degli umori infetti, scossi dal terrore di veder crescere anche su di sé i bubboni della peste.
Sentendo salire di nuovo la nausea accelerò il passo, evitando di camminare rasente ai muri delle case, per non rischiare che gli arrivasse in testa un secchio di escrementi svuotato in strada da qualcuno che se ne infischiava delle disposizioni sanitarie, o che addirittura cercava di vendicarsi
in quel modo per la segregazione che doveva subire.
E poi c’erano gli indumenti e gli effetti personali dei malati, che i monatti gettavano dalle finestre per risparmiare tempo e che cadendo imbrattavano i muri con schizzi di materia putrida che segnavano gli edifici come se fossero stati messi all’indice.
Niccolò non sapeva come si trasmettesse la malattia, ma alcuni suoi amici che lavoravano al tribunale di Sanità gli avevano consigliato di stare lontano da quella materia infetta in quanto ritenuta la causa più probabile del diffondersi dell’epidemia.
Quando svoltò in via della Vetra fu costretto ad arrestarsi.
Davanti a lui si ergeva qualcosa di ancora più spaventoso delle secrezioni degli appestati o delle grida dei disgraziati rinchiusi nelle loro case.
Vide un presidio del Consiglio dell’Inquisizione Generale, con il patibolo per le esecuzioni e le travi a cui venivano legati gli accusati di pratiche immonde come la stregoneria, l’unzione o la predicazione dell’eresia, affinché fossero torturati e potessero, confessando, purificare la loro anima
prima del supplizio inevitabile.
Niccolò trattenne un moto di rabbia e strinse con forza i pugni. Quei presidi della Santa Inquisizione avevano il compito non tanto di punire i colpevoli di qualche eresia, quanto di diffondere la paura e fare capire che la Corona di Spagna era ancora vigile sul Ducato: nonostante le pressioni esercitate dall’Arcivescovado e dal Borromeo, il Consiglio, che rappresentava l’Inquisizione Spagnola, aveva
piena autonomia decisionale in tutto ciò che riguardava atti di stregoneria o l’abominio protestante. Era una guerra in atto tra poteri forti che si riversava sulla povera gente e che prevedeva la nascita di quelle strutture del terrore nei punti nevralgici della città, per stringere le briglie del cavallo malato e sofferente in cui si era trasformata Milano.
Niccolò restò un attimo a osservare gli abiti bianchi e neri dei domenicani che allestivano il patibolo e gli attrezzi per le torture, e si sentì arrestare il cuore nel petto quando si accorse che uno dei prelati, un uomo alto e dallo sguardo severo, con il naso aquilino proteso verso di lui come il becco di un rapace affamato, lo stava fissando. Cercò di sostenerne lo sguardo, poi si rese conto che sarebbe stato un atto d’insolenza: quel domenicano avrebbe anche potuto essere un commissario inquisitoriale di alto rango, per ciò che ne sapeva. Abbassò quindi gli occhi e riprese a camminare al centro della strada, trattenendo a stento la voglia di mettersi a correre per sfuggire alla pressione dello sguardo del domenicano, che sentiva premere su di lui.
Quando finalmente svoltò nella piazzetta su cui svettavano le colonne romane di San Lorenzo, in cui era stato allestito il presidio del tribunale di Sanità, tirò un sospiro di sollievo e cercò di concentrarsi su quello che lo aspettava. Non sapeva se Anita era ancora viva oppure no. E, soprattutto, non sapeva quale delle due ipotesi augurarsi. Perché ormai da troppo tempo ciò che restava di sua moglie era ben lontano dalla donna che lui aveva amato.
 

giovedì 10 gennaio 2013

BUON COMPLEANNO, BUTTERFLY EDIZIONI!


Chi ha la passione per la scrittura spesso ha anche un libro nel cassetto o in cuor suo spera un giorno di veder pubblicato qualcosa. C'è chi, come me, nel tempo riesce a fatica a fare di questa passione la sua professione principale. 

Quando cominci a conoscere i meccanismi che muovono l'editoria italiana, ti rendi conto che di case editrici serie, non a pagamento e disposte a investire su di te e a promuoverti, ce ne sono davvero poche. 
Alcune tentano di farlo, ma soccombono in pochissimo tempo! E spesso quelle che rimangono a galla sono quelle che sfruttano i sogni delle persone, adulando il tuo manoscritto e promettendoti fama e successo, perchè il tuo libro vale e tu sei un buon scrittore... SE... be', se paghi per farti pubblicare, o meglio, se paghi salato per farti sistemare il libro con un editing approssimativo, paghi la stampa di un numero esagerato di copie che non venderai mai e ti autopromuovi, magari a spese tue, perchè questo non fa parte del lavoro di una casa editrice che ha già tanti libri sul groppone....! Non so se rendo l'idea?
(Vero è che l'autore sconosciuto DEVE darsi da fare e non può illudersi di diventare famoso solo perchè pubblica un libro! Resta il fatto che nessuno dovrebbe pagare per stampare qualcosa che non è degno di essere letto... nè essere lasciato allo sbando dopo aver pagato... )
Sito Web
E poi c'è Butterfly Edizioni!
Appare come un'oasi fresca e pulita in un deserto di sabbie mobili. Tu ti avvicini titubante, all'inizio. Forse è un miraggio, pensi. E invece è tutto vero!

Butterfly Edizioni nasce il 10 gennaio 2011 a Correggio (RE) grazie alla passione di Argeta Brozi. La casa editrice è la SECONDA più giovane d'’Italia e intende valorizzare le Opere di emergenti ma dà spazio anche a scrittori noti. Butterfly Edizioni è una casa editrice innovativa, giovane e dinamica che intende sostenere lo scrittore nei vari passaggi dalla pubblicazione alla promozione e, nello stesso tempo, vuole mantenere prezzi dei libri agevolati per i lettori. Butterfly Edizioni crede nella sinergia tra le due parti, editore e autore, nel lavoro di gruppo, perché da soli si va veloci, ma insieme si arriva lontano.
E alla domanda cosa fate per me autore? rispondono diamo forma ai tuoi sogni...

Se non scrivi, ma ami leggere, allora potresti trovare nel catalogo Butterfly Edizioni dei libri molto interessanti e coinvolgenti e a prezzi competitivi, la selezione dei manoscritti che arrivano è accurata e solo il testo di qualità viene pubblicato.

Buon Compleanno di cuore, Butterfly Edizioni, e un augurio speciale a tutti voi che la rappresentate, Argeta in testa! Ad maiora!

Se vuoi fare il tuo augurio alla casa editrice CLIKKA QUI! C'è una sorpresa per te!

Se hai un manoscritto da proporre ma sei incerto, contattami! info@irenepecikar.com




lunedì 7 gennaio 2013

Odyssea. Oltre il varco incantato di Amabile Giusti - Baldini & Castoldi editore - Presto in libreria!




 L'avevamo già apprezzata molto per Cuore Nero, ora Amabile Giusti torna con il primo capitolo di una saga che vi conquisterà! Presto in libreria!

Odyssea
Oltre il varco incantato

di
 
Amabile Giusti 



Baldini&Castoldi
pp. 368
euro 15.90


Tu sei una strega, Odyssea,
ma non una strega qualsiasi.
Chi ha i poteri
non ha bisogno di formule.
Ha tutto dentro di sé.
Basta che desideri.


UNA RAGAZZA QUALUNQUE
C’era qualcosa di delicato in lei, di impacciato e tenero,
ma nemmeno l’occhio più affettuoso avrebbe potuto definirla bella.
UNA RIVELAZIONE
Per dodici anni tua madre ti ha sepolta nella più totale normalità.
Ma se i poteri sono sopiti in te, si manifesteranno.
UN AMORE NON CORRISPOSTO
Lo odiava con tutta se stessa, con tutto il suo sangue, con tutta la sua carne.
E lo odiava ancora di più perché sapeva di non odiarlo affatto.
UNA VITTIMA PREDESTINATA
Nessuno poteva più ignorare il pericolo.
Squartavene voleva ucciderla e non si sarebbe fermato.

Se potesse, Odyssea, sedici anni e nessuna bellezza, chiederebbe molte cose a sua madre. Ad esempio perché da anni sono costrette a vivere come fuggiasche, senza una meta, una casa stabile e, soprattutto, senza un padre. Finché in una tiepida notte d’estate, attraversando un varco incantato nascosto nel bosco, sua madre la riporta a Wizzieville, dove è nata, e lei scopre di appartenere a una cerchia di persone speciali, dotate di rari poteri.
Incredula, Odyssea si immergerà in un mondo intriso di magia, dove ogni esperienza – per lei che è sempre vissuta lontano da tutto e da tutti – ha il sapore della prima volta, ma si accorgerà presto, suo malgrado, che dietro la facciata idilliaca e fatata di Wizzieville brulica il Male. Un nemico sanguinario – lo stesso che ha ucciso suo padre dodici anni prima – perseguita la sua famiglia da generazioni ed è tornato sotto mentite spoglie per attuare il suo crudele disegno.
Mentre la paura di non essere in grado di gestire i propri poteri arriverà a farle rimpiangere la vita fuori di lì – senza amicizie, né legami né radici – e a temere per l’incolumità di chi ama, terribili, inconfessabili incubi la assaliranno, come artigli di un doloroso passato.
Come se non bastasse l’amore la coglie di sorpresa. Il misterioso e impavido Jacko, un giovanotto di poche parole che, a differenza di tutti gli altri, la tratta senza solennità e cerimonie, entra nella sua vita e devasta il suo cuore inesperto. Ma come mai tutti lo temono e lo disapprovano? Può fidarsi di lui?
Minacciata da un’oscura condanna, Odyssea dovrà crescere e trovare in sé la forza di difendersi. Non può concedersi errori. Il nemico è in agguato. Potrebbe essere ovunque, potrebbe essere chiunque.


 L'autrice:

Amabile Giusti è un avvocato, ma non si sente avvocato: scrivere è la sua vera passione da sempre. Dopo il suo romanzo d’esordio, Non c’è niente che fa male così (La Tartaruga edizioni), con Cuore nero ha conquistato pubblico e critica; romanticamentefantasy.blogspot.it lo ha eletto Best Young Adult 2011. Odyssea. Oltre il varco incantato è il primo volume di una saga.
cuorenero.amabilegiusti.it   



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