domenica 8 maggio 2016

Intervista: Eleonora Mazzoni e il suo "Le Difettose"



Un evento così intenso e importante come quello della maternità dovrebbe essere di diritto possibile per ogni donna che lo desideri, ma ahimè, molte volte, la natura decide di giocare qualche antipatico scherzetto e prendere strade tortuose e impervie.

Per molte donne la realizzazione del sogno di diventare madre si trasforma in un calvario che le segna emotivamente e fisicamente.

Eleonora Mazzoni ha vissuto da vicino parte di questo calvario e ha voluto raccontarlo nel suo libro Le Difettose, edito nel 2012 da Einaudi.

Narra la storia di Carla, donna realizzata professionalmente alla soglia dei quarant’anni,  con una vita sentimentale appagante ma nell’impossibilità di concepire un bimbo.

La vita di Carla difettosa si snoda quindi fra centri di procreazione assistita, stimolazioni ormonali selvagge, tentativi andati a vuoto, speranze che diventano delusioni e una grande, enorme solidarietà femminile da altre difettose come lei  che la consolano nei momenti più bui.

Il percorso di Carla si intreccia con una crescita personale importante e un dolore struggente che la porterà all’epilogo finale con una toccante consapevolezza e un filo di serenità.



Noi di TuttoSuiLibri abbiamo avuto la fortuna di poter intervistare Eleonora che ha risposto a qualche domanda su questo suo libro.







Intervista a cura di Caterina Falchi



Ciao Eleonora e grazie per essere riuscita a ritagliare un po’ di tempo per noi in queste giornate frenetiche.

Hai scritto questo libro su un argomento molto delicato.
Lo hai trattato con la dovuta intensità ma anche, a tratti, con serena leggerezza.
Perché hai scelto di scrivere su questo argomento e soprattutto per chi?


L'argomento dell'infertilità e della procreazione assistita è innanzitutto entrato nella mia vita privata. Dopo un po' di anni, avendolo conosciuto purtroppo sempre più a fondo, ho scoperto che conteneva elementi molto interessanti di racconto. Non a caso tante favole, appartenenti a svariate epoche storiche e provenienze geografiche, parlano di donne e coppie che non riescono ad avere figli e intraprendono per questo percorsi tortuosi e poco convenzionali, pieni di ostacoli e prove da superare, che sono percorsi di iniziazione. C'è anche lo scontro, che si è acuito nella nostra contemporaneità, tra natura e scienza. Tra desideri e limiti. Credo che il libro affronti il tema maternità in senso lato: Carla Petri, la protagonista, per molti anni non ha voluto avere figli, quindi conosce l'ambivalenza di questo desiderio, come molte donne di oggi, che hanno la vita piena di interessi, amici, progetti, lavoro. Poi incontra Marco e questo rimescola le carte. Anche il rapporto di Carla con la madre e con la nonna ci rivela tanti aspetti e sfumature della maternità, comprese mancanze, vuoti, bisogni. Comunque il libro è pensato non come un'autobiografia o un memoir ma come un romanzo vero e proprio. Dunque mi sembra che si possa rivolgere a tutti. A madri, aspiranti madri o childfree. E non solo. Ho avuto, ad esempio, parecchi lettori maschi non toccati dal tema che si sono presi la briga di complimentarsi o scrivermi un loro commento, attraverso il form del sito (www.ledifettose.it).



Carla e Marco si incontrano un po’ tardi, lei ha quasi quarant’anni e per la scienza è piuttosto vecchia. Quanto pensi sia destabilizzante oppure, al contrario, un collante, il percorso di questo tipo che una coppia deve affrontare?
È quasi inevitabile una crisi. I rapporti sessuali perdono naturalezza e passione, orientati come sono verso un unico obiettivo: procreare. E poi, quando il desiderio di un figlio diventa un'ossessione, e succede spesso, specialmente nelle donne, tutto il resto si svuota. Le giornate, gli impegni, le parole, le relazioni. Anche l'amore per il partner. Bisogna essere bravi e rilanciare, trasformando il problema in un'opportunità di crescita personale e della coppia.

Carla è circondata da donne nella sua stessa condizione che “percorrono la loro personale via crucis”.
Nel libro si parla di una sorta di rete carbonara invisibile ad occhio nudo, che protegge e sostiene.
E’ davvero così? Quanto è fondamentale questa solidarietà femminile fra difettose?

Spesso all'inizio il web è l'unico canale per reperire informazioni e parlare senza vergogna e senza reticenze della propria sterilità . È vero che su internet puoi imbatterti nelle più bislacche e antiscientifiche leggende metropolitane ma esistono anche molti siti e forum sul tema ben fatti, ben strutturati, ben moderati. Sono fondamentali. Oltre a notizie serie e attendibili, quello che creano è la dimensione del gruppo, non ci si sente più sole ma parte di una piccola comunità, in cui è possibile trovare sostegno, comprensione, energia per ripartire. Ne "Le difettose" mi sono divertita anche a descriverne il gergo particolare, per cui le mestruazioni sono sempre "le rosse", "le maledette"o "le malefiche", i ginecologi semplicemente "i gine", non si rimane incinta ma "si acchiappa la pennuta" o ci "si incicogna".

Carla persegue il suo desiderio, il suo sogno, ma ad un certo punto si ferma.
Quanto pensi sia lecito tentare? Qual è il limite secondo te fra il tentativo disperato di diventare mamma e il gettare la spugna?

Penso che tentare debba essere assolutamente lecito. Quando in maniera impropria si rimprovera il fatto che non esista un diritto ad avere un figlio, è vero. Non esiste, in effetti, quel diritto, in nessun posto del mondo, in nessuna costituzione o legislazione. In realtà quello che le persone infertili o sterili rivendicano è sempre il diritto non di un figlio ma di tentare ad avere un figlio. Il diritto, quindi, di avvalersi delle conoscenze mediche a disposizione per bypassare le proprie difficoltà. Questo diritto è sacrosanto. Il limite di cui tu parli è molto sottile, delicato. Quel limite ognuno lo percepisce per sé. È molto difficile porlo dall'esterno. È intimo e personale. Così come è intima e personale la decisione di quando fermarsi, quando continuare le terapie.

Finalmente mamma! Dopo l’uscita di Le Difettose, la cicogna è arrivata da te e ora sei mamma di due splendidi gemellini.
Una volta mamma e rileggendo quello che hai scritto, cosa provi?

Una profonda tenerezza. Penso che quel cammino lungo e accidentato che nel romanzo traspare mi abbia reso una donna, e quindi anche una madre, migliore.

Una volta pubblicato, che tipo di feedback hai ricevuto per il tuo libro?
Ho avuto molte recensioni e interviste sui giornali, nella radio, in Tv. E da parte dei lettori, soprattutto delle lettrici, ho ricevuto tante bellissime lettere, una valanga di affetto e stima.

Una volta pubblicato, qual è la cosa più bella che ti sei sentita dire?
Qualcuno mi ha addirittura detto che gli ho salvato la vita. Questo da una parte mi ha fatto piacere ma, non ti nascondo, che mi ha messo un po' a disagio. La parola invece più bella e ripetuta è stata: "grazie".

Sei scrittrice, attrice, lettrice…
Che genere di libri preferisci e quale libro hai ora sul comodino?

Ne ho troppi! Adesso che sono costretta a leggere molto per lavoro, non solo per piacere, quando invece mi ritaglio uno spazio di lettura solo per me, scelgo di rileggere i classici (in questo periodo i francesi: Maupassant, Balzac, Flaubert) oppure libri che, oltre a una scrittura meravigliosa, si interrogano su temi importanti (ora, ad esempio, sto per cominciare Franzen, che adoro, e il suo "Purity")


Hai mai pensato di portare a teatro Le Difettose?
Le Difettose è diventato già uno spettacolo teatrale, con la regia di Serena Sinigaglia e l'interpretazione di Emanuela Grimalda. 
Ha debuttato al Festival della Mente di Sarzana e ora è in tournée nei teatri italiani.

Infine ti chiedo quali sono i tuoi prossimi progetti artistici (in tutti i campi).
Sto scrivendo il soggetto cinematografico del mio secondo romanzo, Gli ipocriti, uscito a fine settembre per Chiarelettere. 
Sempre con Chiarelettere ho il progetto di un terzo romanzo su cui sto già lavorando, un romanzo storico, che quindi ha bisogno di un lungo periodo preliminare di studio. 
Il 5 maggio invece è uscito “In becco alla cicogna! Procreazione assistita: istruzioni per l’uso”, con una postfazione scritta dal professor Carlo Flamigni. 
Mi è stato proposto da una giovane casa editrice milanese, Biglia Blu, che in questo modo mi ha offerto una buona occasione per ritornare su un tema che mi è caro. 
Ogni capitolo è introdotto o contiene brani di alcune delle bellissime lettere che ho ricevuto dopo la pubblicazione de "Le Difettose", ho cambiato solo nomi e luoghi per la privacy, però sono voluta partire da lì, dalla carne di quelle parole, dalle inquietudini e dalle speranze di quelle storie, per tentare poi di traghettarle in uno spazio più strutturato, in cui ho cercato di riflettere su vari aspetti (anche i più spinosi, tipo eterologa e gestazione per altri), contaminando i miei pensieri esistenzial-personali con quelli di filosofi, storici, sociologi, medici, psicanalisti, senza perdere di vista il web dove, nei forum femminili e nei blog sul tema, ho continuato a rintracciare le istanze più profonde di una società che, tra la pressione di seguire i modelli convenzionali e il desiderio di fondarne di nuovi, sta rapidamente cambiando. 

L'autrice

Eleonora Mazzoni è un'attrice che ha interpretato molti ruoli in teatro, in televisione e al cinema, dove debutta nel 1996 con Citto Maselli in Cronache del terzo millennio. Recita poi, tra gli altri, in Tutta la conoscenza del mondo di Eros Puglielli (Festival di Berlino, 2001), Volevo solo dormirle addosso di Eugenio Cappuccio (Festival di Venezia, 2004) e L'uomo che verrà di Giorgio Diritti (Festival di Roma, 2009 e vincitore del David di Donatello come miglior film, 2010).
Numerose le fiction televisive a cui ha preso parte tra cui Elisa di Rivombrosa, Il giudice Mastrangelo, Il bambino sull'acqua, Il commissario Manara.
Le Difettose è il suo primo romanzo al quale sono seguiti Racconti di Natale nel 2013, scritto con Carlo Collodi e edito da Graphe.it e Gli Ipocriti, uscito nel 2015 e edito da Chiarelettere.


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